Giro d’Italia Women, Demi Vollering vince la quinta tappa. Van der Breggen resta in rosa

Giro d’Italia Women, Demi Vollering vince la quinta tappa. Van der Breggen resta in rosa

Giro d’Italia Women, Demi Vollering vince la quinta tappa. Van der Breggen resta in rosa


Vollering vince in volata sul traguardo del tappone dolomitico

LA GARA

È una volata lunga di Demi Vollering a decidere la quinta frazione, i 146km da Longarone a Santo Stefano di Cadore. Un percorso frastagliato, con continui saliscendi e ben quattro Gran Premi della Montagna. L’olandese ha dominato lo sprint ristretto a quattro, anticipando Anna Van der Breggen, la tedesca Antonia Niedermaier e la canadese Isabella Holmgren. Quinta, a 15 secondi di distacco, Elisa Longo Borghini, che in salita ha sofferto ma limitato i danni. Leader della clasifica generale resta, quindi, Anna Van der Breggen. Domani si torna a respirare su un tracciato pianeggiante, con i 159km da Ala a Brescello. Appuntamento per la partenza in Via Brigata Mantova, ad Ala.



VAJONT SANTO STEFANO DI CADORE

Partenza della frazione da Longarone.

Alle 22:39 del 9 ottobre del 1963 gli uomini di Longarone erano riuniti nei pochi posti pubblici che avevano a disposizione un televisore per vedere la partita di Coppa dei Campioni Real Madrid Glasgow Rangers. Ad un tratto Longarone si è spenta. Un blackout totale. Poi un boato, il cielo si è illuminato e un vento violento ha aperto porte e sbattuto finestre. Era l’aria spostata da un’immensa massa liquida che veniva giù dalla valle del Vajont. 270 milioni di metri cubi di acqua si sollevarono per un’enorme frana che precipitò a velocità impressionante dal monte Toc all’interno del bacino artificiale dietro la diga. Un’onda alta oltre 250 metri avvolse Erto e Casso sulla sponda opposta, si sollevò oltre lo sbarramento in cemento armato e si scagliò giù per la vallata. Dietro il suo passaggio non lasciò nulla. Solo desolazione, morte e dolore. Nei giorni successivi, si diffusero le immagini del disastro… uomini e donne che vagavano in un paesaggio quasi lunare, nel fango e nella melma, alla ricerca di scampoli della vecchia vita, trascinati via come detriti dalla violenza distruttiva dell’onda del Vajont. Santo Stefano di Cadore, l’arrivo di oggi, stempera il passaggio a Longarone. I suoi bellissimi paesaggi dolomitici donano riposo e serenità agli occhi. A 900 metri di altezza, all’incrocio tra un torrente d il fiume Piave, Santo Stefano è accoccolato tra i pendii delle montagne. Il legame profondo con la tradizione ladina lo impiglia ai capisaldi della sua cultura, basata su agricoltura e uso del legname.

L’artigianato del legno è stato per secoli il fondamento economico del piccolo centro montano sulle Dolomiti bellunesi. Infatti, il paese fu un importante centro per la lavorazione e il commercio di tronchi, con numerosi mulini e laboratori artigianali.


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