Campionissimi e biciclette storiche. La dodicesima tappa del Giro si chiude nel tempio del ciclismo

Campionissimi e biciclette storiche. La dodicesima tappa del Giro si chiude nel tempio del ciclismo

Campionissimi e biciclette storiche. La dodicesima tappa del Giro si chiude nel tempio del ciclismo


La frazione è partita da Imperia per chiudersi a Novi Ligure, dove nacque Costante Girardengo, e non lontano da Castellania, paese natale di Fausto Coppi. Il Museo dei Campionissimi rende omaggio ai grandi atleti dei pedali

Forse si tratta della tappa che ha il rapporto più profondo con il mondo del ciclismo e con le storie, dal sapore quasi mitologico, che li circondano. 

IL MITO PRIMITIVO

il 18 marzo 1893 a Novi Ligure nacque Costante Girardengo. Fu uno dei più grandi campioni del ciclismo italiano tra gli anni ’10 e ’20, tanto da essere considerato il primo vero “campionissimo” prima di Coppi. La sua fama era enorme, in anni in cui la maratona rosa era lo sport più seguito dal pubblico, sui giornali e soprattutto sulle strade di un Paese rurale e arretrato, che si spostava prevalentemente su rudimentali due ruote. La sua storia ispirò racconti e persino la celebre canzone Il bandito e il campione di Francesco De Gregori. È la vicenda parallela di due ragazzi dello stesso borgo: il “bandito” Sante Pollastri e il “campione” Girardengo. Cresciuti insieme e uniti dalla passione per la bicicletta. I loro destini, però, si dividono: uno diventa fuorilegge, l’altro simbolo sportivo nazionale. Il bandito verrà catturato quando decide di andare a salutare il suo amico e idolo. De Gregori fa riferimento alla leggenda secondo cui fu proprio il campione a denunciare l’amico. Poi arrivò Fausto Coppi.

COPPI E NON SOLO

Il ciclismo, anche quello moderno, è intrecciato in modo inestricabile con il nome e il mito di Fausto Coppi e con la sfida narrata soprattutto, e vissuta sui tracciati, tra Coppi e Gino Bartali. È stata molto più di una rivalità sportiva: è stata l’incontro di due anime opposte che hanno segnato per sempre il cuore dell’Italia. Coppi era il silenzio elegante della modernità, la leggerezza di chi sembrava volare sulle montagne. Bartali era la forza ruvida della tradizione, la fede incrollabile, la resistenza di chi non si arrende mai.

Si sono sfidati tra polvere, pioggia e salite infinite, dividendo tifosi e generazioni, ma ciò che resta dell’incontro tra due giganti è il rispetto che li ha uniti. Dietro ogni attacco, ogni fuga e ogni vittoria, c’era la consapevolezza che nessuno dei due sarebbe diventato leggenda senza l’altro. Ma il Campionissimo è ricordato anche per la sua struggente storia con la “Dama Bianca“. Già sposato, Coppi conobbe Giulia Occhini, moglie del medico condotto di Varano Borghi e grande tifoso del campione. Con lei intraprese una intensa relazione sentimentale. Quando ancora il rapporto era semiclandestino, la donna veniva identificata con il soprannome di “Dama Bianca’’.

I due amanti lasciarono le proprie famiglie per poter vivere il loro amore, ma furono perseguitati dalla giustizia e dall’ex marito di lei. Tanto che la Occhini fu condannata a tre mesi di reclusione per adulterio e a Coppi, per un periodo, fu sequestrato il passaporto. Ma il mito diventa tale quando anche la morte ci mette lo zampino, in particolare se è imprevista e prematura. E Coppi non lesinò neanche in quello. Morì a 40 anni, a causa della malaria contratta durante una battuta di caccia in Africa. Il 4 gennaio 1960 sono in oltre 50 000 sul colle di San Biagio a seguire il funerale del "Campionissimo". L’Italia intera è letteralmente costernata davanti alla caducità di un uomo ritenuto immenso. Coppi è sepolto in un mausoleo accanto al municipio di Castellania. Oggi, quel paese in provincia di Alessandria si chiama Castellania Coppi.


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