Giro d’Italia in Friuli. Dal ricordo del dolore a Gemona alle terrazze panoramiche di Piancavallo

Giro d’Italia in Friuli. Dal ricordo del dolore a Gemona alle terrazze panoramiche di Piancavallo

Giro d’Italia in Friuli. Dal ricordo del dolore a Gemona alle terrazze panoramiche di Piancavallo


La ventesima frazione della Corsa Rosa rende omaggio, dopo 50 anni, al dramma del terremoto del ‘76, poi si arrampica sulle montagne

L’Orcolàt diede una manata sul suolo del Friuli e provocò distruzione e morte. Questa è la leggenda che avvolge il dramma di 50 anni fa, il terremoto che rase al suolo oltre 20 comuni e uccise quasi mille persone, e si accanì soprattutto in provincia di Udine.

LA MANO DELL’ORCOLAT

Erano le 21.06 del 6 maggio 1976, quando l’orco malvagio che vive sotto terra -l’Orcolat, appunto- diede uno scossone al Friuli pari a 6,5 gradi Richter uccidendo 989 persone, di cui 400 solo a Gemona. I paesi di cui restavano polvere e macerie furono ricostruiti «dov'erano e com'erano», e i cimiteri furono ingranditi. La solidarietà internazionale e l'orgoglio del popolo friulano diedero vita al ‘modello Friuli’, ammirato e imitato con difficoltà dalle altre località colpite con tanta violenza dalla natura. Un modello che puntava a eliminare gli sprechi e a non costruire nuovi città, ma a rendere di nuovo vivibili i vecchi nuclei urbani. “Vennero in tanti a darci una mano da Oltreoceano” raccontano i vecchi che ricordano bene quel giovedì notte. I friulani si fecero aiutare, cacciando in gola le lacrime per quello che era successo e rimettendo in piedi «prima le fabbriche, poi le case e infine le chiese». Prima ripristinare il tessuto produttivo del territorio, mettere soldi in tasca alla gente con un lavoro, poi si sarebbe pensato ad abitazioni definitive, ai luoghi di culto e al patrimonio culturale. I friulani hanno vissuto in tende per molto perché le baracche non le hanno volute: “La tenda è provvisoria, il prefabbricato rischia di diventare definitivo” raccontano ancora.

PIANCAVALLO

L’arrivo della penultima tappa, tutta corsa in Friuli, è a Piancavallo. Una suggestiva terrazza a 1300 metri sul livello del mare, dalla quale nelle giornate limpide si vede il mare Adriatico. Siamo ai piedi del Monte Cavallo, località che negli anni ‘60 fu molto innovativa. Fu la prima stazione sciistica italiana con innevamento artificiale, facendo di Piancavallo un centro all’avanguardia: è ricordata come la prima località sciistica italiana a dotarsi di un sistema di innevamento programmato, una vera rivoluzione per l’epoca. In seguito ha ospitato anche gare di Coppa del Mondo femminile di sci alpino. La località è stata protagonista del Giro d’Italia. La sua salita è entrata nella storia del ciclismo quando, nel 1998, fu l’arrivo della celebre tappa vinta da Marco Pantani, che polverizzò il record dell’impegnativa salita, lunga 15 chilometri.


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