La sedicesima tappa è tutta svizzera: da Bellinzona a Carì, tra castelli medievali, boschi di conifere, praterie sconfinate e pascoli

La sedicesima tappa è tutta svizzera: da Bellinzona a Carì, tra castelli medievali, boschi di conifere, praterie sconfinate e pascoli

La sedicesima tappa è tutta svizzera: da Bellinzona a Carì, tra castelli medievali, boschi di conifere, praterie sconfinate e pascoli


I panorami alpini sono lo sfondo di questa frazione del Giro d’Italia. Tra le curve morbide dei monti più bassi alle asperità delle alture in quota ricoperte ancora dalla neve

Si parte da Bellinzona, con i suoi castelli imponenti. E si arriva a Carì, verso quote più alte, dove i prati lasciano spazio ai pendii alpini e alle creste rocciose.


LA PARTENZA

Bellinzona è una delle città più affascinanti della Svizzera italiana, situata nel cuore del Canton Ticino. I suoi tre magnifici castelli medievali — Castelgrande, Castello di Montebello e Castello di Sasso Corbaro — dichiarati Patrimonio Mondiale UNESCO, si distribuiscono su tre livelli di altezza e una cinta muraria, un tempo continua, era a protezione dell’antico villaggio. È raro incontrare un sistema difensivo così articolato e ben tenuto sull’arco alpino. Il complesso fortificato fu costruito e ampliato tra il XIV e il XV secolo dai duchi di Milano. Il più antico, Castelgrande, sorge su una grande roccia al centro della città e offre una vista spettacolare sui tetti di Bellinzona e sulle montagne circostanti. Il complesso occupa un’altura alta circa 40 m e presenta tre grandi cortili, mura merlate e due torri principali: la Torre Bianca del XIII secolo e la Torre Nera del XIV secolo. Le fortificazioni medievali poggiano su basi romane e sono collegate alla città da rampe e ascensori moderni. La cinta merlata, detta Murata, un tempo collegava Castelgrande a Montebello, formando una barriera protettiva. Montebello conserva l’atmosfera autentica di una fortezza medievale, mentre Sasso Corbaro è costruito più in alto rispetto agli altri. La struttura quadrangolare, essenziale e compatta, racchiude una corte interna con mastio e torre di vedetta. Il nome deriva dalla roccia scura (“corbatt”) su cui sorge, paragonata alle piume dei corvi. 


CARI’

La tappa ha deviato, poi, in Val di Blenio, più amena, con villaggi annidati nei pendii e le osterie lungo la strada. Poi è arrivata a Giornico, con le sue chiese medievali, e da Faido in su lo scenario si è fatto alpino: pini, cappelle votive, pecore, capre, rapaci, e mucche, grandi contemplatrici di ciclisti. Prima dell’ultimo strappo verso Carì c’era persino un distributore self-service di formaggio aperto h24. Carì è situata su un terrazzo naturale sopra la Valle Leventina. Il paese conserva un’atmosfera tranquilla e discreta, caratterizzata da boschi di conifere, pascoli e case di montagna in pietra e legno, con tetti spioventi. Carì è conosciuta soprattutto come punto di partenza per escursioni e attività all’aria aperta, ma mantiene dimensioni contenute e un carattere raccolto, lontano dai centri alpini più affollati.


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