I migliori libri da leggere della settimana, tra “Wittgenstein urlava a scuola”, “Una moglie devota”, “L'erba cattiva non muore mai” e “Il dilemma di Eva”
I migliori libri da leggere della settimana, tra “Wittgenstein urlava a scuola”, “Una moglie devota”, “L'erba cattiva non muore mai” e “Il dilemma di Eva” Photo Credit: "Il dilemma di Eva" di Elisa Hoven, Neri Pozzi
03 maggio 2026, ore 09:00
Una selezione di titoli al femminile e itinerante, che parte da Milano per poi spostarsi all’estero, a confronto con scenari e situazioni narrative fortemente caratterizzate e ispirate
Il fine settimana è nel pieno del suo svolgimento – un “weekend lungo”, complice anche il primo maggio per molti festivo – e come da consuetudine torna l’appuntamento con il mondo dell’editoria. Un frangente che ci porta ancora una volta a viaggiare con la fantasia, grazie alla selezione domenicale dei migliori libri da leggere.
Uno spazio che, settimana dopo settimana, pone in evidenza quattro titoli diversi, selezionati tra le novità arrivate nelle ultime settimane sugli scaffali delle librerie. Titoli come “Il custode”, “La mossa del re”, “La bugia dell’orchidea” e “Ogni passo che fai”, o ancora “Quel che facciamo dell’amore”, “Abitavo a Penny Lane”, “Fiori in soffitta” e “La vita è orribile e meravigliosa”.
Nuovo appuntamento e nuovo quartetto di volumi pronto a prendersi la scena. Tra questi troviamo:
- "Wittgenstein urlava a scuola" di Lucrezia Lerro (La nave di Teseo)
- "Una moglie devota" di Liane Child (HarperCollins)
- "L'erba cattiva non muore mai" di Marnie Riches (Piemme)
- "Il dilemma di Eva" di Elisa Hoven (Neri Pozza)
WITTGENSTEIN URLAVA A SCUOLA, PREGIUDIZI E STEREOTIPI TRA I BANCHI DI SCUOLA
Apriamo lo spazio domenicale dedicato ai migliori libri da leggere del momento con un titolo che porta nuovamente lettori e lettrici tra i banchi di scuola. Una sorta di macchina del tempo, se vogliamo – a seconda dell’età di riferimento del pubblico che potrebbe affacciarsi a questa storia – per quanto la particolarità dei contenuti (si spera) sia differente rispetto a quanto accadeva realmente all’interno degli istituti scolastici.
Si intitola "Wittgenstein urlava a scuola" ed è il libro di Lucrezia Lerro portato sugli scaffali da La nave di Teseo. Un racconto che trasporta in una scuola elementare di Milano, dove troviamo Matilde alle prese con la prima supplenza di cui è stata incaricata. Un compito per cui si è evidentemente preparata, per quanto mettere in pratica ciò che si è appreso a propria volta sui banchi (scolastici e poi accademici) sia tutt’altra cosa. E l’ansia è qualcosa quasi di fisiologico con cui tocca fare i conti.
Quello che le si apre davanti è uno scenario effervescente, con le vere sfide che si rivelano essere in larga parte lontano dal momento delle lezioni. L’incontro con Key, un bambino nigeriano arrivato da poco nell’istituto ma preda di discriminazioni razziali, accende in lei l’esigenza di non essere una spettatrice passiva. Per quanto la sua proattività finisca per avere un costo importante in termini sociali, considerando come il suo modo di porsi sull’argomento la porti a uno scontro con le maestranze scolastiche e non solo.
Un libro che focalizza la propria narrativa su tematiche sociologiche purtroppo strettamente contemporanee. Un momento storico in cui si parla di progresso, ma in cui sostanzialmente pregiudizi e stereotipi continuano ad avere un loro peso specifico nelle interazioni sociali. E questo – soprattutto le derive tossiche che ne conseguono – risulta ancor più grave in un contesto, come quello scolastico, che dovrebbe rappresentare un porto sicuro, in cui l’attenzione principale dovrebbe essere posta sull’apprendimento. Per quanto basti poco, che qualcuno dica “no”, per far sì che si imbocchi la giusta via.
UNA MOGLIE DEVOTA, LE APPARENZE SPESSO INGANNANO
Si cambia registro – dagli argomenti trattati al plot narrativo, passando ovviamente anche per le ambientazioni – con il secondo dei titoli inseriti nella selezione settimanale dei migliori libri da leggere del momento. Un racconto che, qualora fosse necessario ricordarlo, pone l’accento su come non sempre sia tutto oro ciò che luccica. In particolar modo quando ogni cosa viene fortemente ostentata.
“Una moglie devota” di Liane Child, pubblicato da HarperCollins, mette subito in chiaro il personaggio attorno al quale è costruita la storia. Lei è Madison March, un profilo che mira alla perfezione in ogni suo personale “ambito di competenza”. Dal ruolo di moglie nella coppia che forma con suo marito Michael alla gestione della famiglia: tutto dev’essere non meno che perfetto. Anche in virtù della condivisione social che, dai bucolici luoghi del Montana, l’ha trasformata in un punto di riferimento per i suoi follower.
La patina lucente e luminescente che copre le gesta di Madison potrebbe però non essere altro che un velo dietro cui si cela molto di più. Qualcosa che Cally, la nuova istitutrice dei figli, lentamente comincia a scoprire frequentando casa dei March. Un segreto dal passato rischia di compromettere ciò che la “moglie devota” del titolo del libro ha costruito con tanta fatica nel corso del tempo. Urge correre ai ripari, ma quale può essere la soluzione? E soprattutto, a quali compromessi si può scendere per non perdere il proprio status?
Un racconto che si muove nell’ambito della tradizione e degli stereotipi a stelle e strisce – in particolare quello della moglie-casalinga-tuttofare-e-sempre-sorridente – costruendoci attorno un intreccio in grado di generare il giusto grado di tensione narrativa. Un thriller che, complice la gestione ottimale dei colpi di scena e l’allestimento bilanciato della giusta dose di drammi, sa tenere sempre alta l’attenzione del lettore.
L'ERBA CATTIVA NON MUORE MAI, ANCHE IL GIARDINAGGIO HA I SUOI LATI OSCURI
È un appuntamento declinato al femminile quello di questa settimana con i migliori libri da leggere del momento. E questo tanto sotto il profilo di chi tira le fila delle narrazioni, quanto per chi si muove tra le pagine, vivendo in prima persona le peripezie architettate dalle autrici. Non fa eccezione il terzo dei titoli coinvolti nella selezione settimanale, che costruisce una storia su elementi molto particolari e poco convenzionali.
Ne “L’erba cattiva non muore mai” di Marnie Riches, pubblicato da Piemme, troviamo un racconto dai connotati… botanici. Qualcosa che è evidente sia dagli elementi visivi che spiccano in copertina – un cespuglio a coprire parzialmente delle case, dietro una staccionata, e una pala da giardino insanguinata in primissimo piano – sia dal sottotitolo ad accompagnare. “Un mistero tra cesoie, pettegolezzi e veleni da giardino” lascia evidentemente poco spazio all’interpretazione, e chiama a raccolta gli amanti dei gialli e chi ha il pollice verde. Se in combo, ancora meglio!
Protagonista Gill che, un po’ oltre il famoso “mezzo del cammin di nostra vita”, decide che è giunto il momento per concentrarsi su una nuova passione. Ovviamente il giardinaggio finisce per essere un polo attrattivo importante, portatore di serenità e vita bucolica. Almeno sulla carta. L’ingresso nell’Associazione Giardinieri Cazzuola d’Oro dovrebbe rappresentare per lei un momento di transizione quasi naturale, un modo per godersi questa nuova passione con altri esperti o (aspiranti tali) in materia. Ma finisce ben presto per diventare qualcos’altro.
Quello che troverà ad attenderla sarà un cast di personaggi sui generis e dalle spiccate ambizioni, pronti a tutto per portare a casa i trofei del caso nelle competizioni di settore. E per tutto intendiamo davvero tutto: non tarda a spuntare addirittura un cadavere che, assieme a ulteriori misteri addizionali (ma minori, verrebbe giustamente da dire, considerando la premessa “mortuaria”) s’innesca un meccanismo narrativo a base di sospetti e pettegolezzi. Con pericolose verità pronte a sbocciare. Pardon, a venire alla luce.
IL DILEMMA DI EVA, PUÒ UN PROCESSO FARE DAVVERO GIUSTIZIA?
Chiudiamo ufficialmente lo spazio settimanale dedicato ai migliori libri da leggere con un titolo che arriva dalla Germania e promette intrecci narrativi molto interessanti a sfondo legale. La garanzia di qualità arriva dalla professione “collaterale” dell’autrice, che affianca alla scrittura anche la docenza in diritto penale e il ruolo di giudice della Corte costituzionale della Sassonia, con un lavoro di ricerca che l’ha portata a girare un po’ tutto il globo. Non proprio la prima che passava da queste parti, insomma.
Il profilo in questione è quello di Elisa Hoven, la penna che troviamo alle spalle de “Il dilemma di Eva”, pubblicato da Neri Pozza. Protagonista del racconto è Eva Herbergen, avvocato penalista che, nel corso della propria carriera, ha imparato ad andare a fondo dei casi che si trova davanti. Ci sono i crimini da giudicare – ed eventualmente da condannare, certo – ma c’è anche la storia pregressa che ha portato al verificarsi di quegli eventi, fortemente segnanti per tutti gli attori chiamati in causa.
Sono tante le figure che possono finire per passare al vaglio degli inquirenti, e che spesso si discostano dallo stereotipo del delinquente di strada, facilmente identificabile come losco figuro già soltanto dai connotati. Da una scrittrice di successo a un milionario manipolatore, giusto per citarne due, sono tanti coloro che si “rifugiano” dietro la difesa dell’avvocato Herbergen. È lei, con la sua capacità di andare a scavare senza fermarsi all’apparenza del crimine, la loro unica speranza per non incappare nella massima pena possibile.
Cosa la anima a tal punto da spingerla a scavare nella psiche o nel passato di quelli che possono rivelarsi come clienti piuttosto pericolosi? È una delle domande a cui la storia proverà a dare una risposta, tra colpi di scena e ispirazioni reali, dove i casi si intrecceranno con le vicende della protagonista e faranno i conti con una giustizia “limitata” e delimitata dalla giurisprudenza.



