Ilaria nella giungla, la grande sfida di sopravvivenza del diventare adulti: Ilaria Camilletti ci porta dietro le quinte del suo libro

Ilaria nella giungla, la grande sfida di sopravvivenza del diventare adulti: Ilaria Camilletti ci porta dietro le quinte del suo libro

Ilaria nella giungla, la grande sfida di sopravvivenza del diventare adulti: Ilaria Camilletti ci porta dietro le quinte del suo libro Photo Credit: "Ilaria nella giungla" di Ilaria Camilletti, Accento Edizioni


L’estate, per alcuni è momento di relax, per altri invece è tempo di scelte: soprattutto se, “in uscita” dall’adolescenza, cominci a muovere timidamente i primi passi nel mondo degli adulti

Si aprono nuovamente i battenti dello spazio dedicato alle letture del fine settimana. Un frangente in cui, appuntamento dopo appuntamento, sono tanti i volumi a finire sotto la proverbiale lente d’ingrandimento. Una selezione sconfinata, che attinge a titoli nazionali e internazionali e che anima le pagine della rubrica domenicale dei migliori libri da leggere tra le novità più recenti.

C’è poi lo spazio dedicato alle interviste del sabato, il momento in cui andiamo a scandagliare a fondo le diverse opere grazie al racconto degli autori e delle autrici che passano a trovarci per raccontarci i dietro le quinte del loro lavoro. Come avvenuto con Vera Buck per il suo “Buio” (Giunti), o Nicola Ravera Rafele per il suo “Nubifragio” (HarperCollins). E come avviene anche quest’oggi con Ilaria Camilletti, autrice del libro “Ilaria nella giungla”, pubblicato da Accento Edizioni.


ILARIA NELLA GIUNGLA, SCORCI DI VITA VISSUTA IN UNA STORIA CORALE E MULTIETNICA

Ciao Ilaria, e benvenuta. Lascio a te la parola per introdurci al tuo libro: cosa troviamo in “Ilaria nella giungla”?

“Ciao, grazie a voi dell’invito. Mi piace pensare che dentro la giungla non ci sia solo Ilaria, e che quindi chi legge possa ritrovare, magari, proprio un po’ di sé. Si tratta di una storia corale che ha come sfondo un bar sgangherato, una realtà multietnica in cui lavorano persone con storie e origini molto diverse. Adulti con vite difficili, adolescenti che faticano a chiedere aiuto. Ilaria ha diciannove anni e, finito il liceo, trova lavoro come cameriera con l’intento di posticipare, almeno di un’estate, la tanto temuta domanda “Che farò da grande?”, ma anche quale futuro si possa immaginare oggi e cosa significhi davvero essere grandi appunto. Quei tre mesi spesi con l’intento di schivare quesiti si rivelano in realtà necessari per trovare risposte. Risposte su quella giungla che non è il bar, come si potrebbe immaginare, ma ciò che ci aspetta fuori. Non a caso il bar si chiama Oasi.”


Com'è nata l’idea che ti ha spinta a lavorare a questo libro?

“Il libro non nasce tanto da un’idea, quanto da un bisogno. Anche io, come l’Ilaria del libro, ho lavorato in un bar simile l’estate della quarta superiore, e continuo tuttora a fare la cameriera in estate durante le vacanze. Ricordo che il primo anno in particolare arrivai a quel lavoro piena delle ansie tipiche della mia età: ansie sulla scuola, sulle amicizie, le ansie che tutti noi sentiamo quotidianamente. Ricordo soprattutto quanto importante fu per me condividere così tanto tempo con persone che convivevano con problemi ben più grandi dei miei, più grandi di me, e ciononostante mostravano sempre una forza e un ottimismo rivoluzionari, soprattutto per me che ero in grado di rovinarmi le giornate con poco. In quell’estate ho iniziato a prendere appunti sulle note del telefono. Una storia raccontata mentre si lavavano i piatti, una frase detta con un italiano affettuosamente sbagliato, la fotografia di un figlio lontano, a casa, in un altro paese, mostrata con orgoglio e malinconia. Gli appunti all’inizio erano per me, perché non volevo dimenticare. Fino a quando non sono diventati troppi, tanti da non essere più adatti a delle note. E ho capito allora che avevano bisogno di una storia che li lasciasse emergere.”


La protagonista si chiama come te, e sostanzialmente siete coetanee. Coincidenze?

“Come ho detto, Ilaria ha il mio nome, qualche mio difetto, l’ansia sicuramente, ma non sono solo lei: mi sono nascosta più o meno bene anche in altri personaggi. Allo stesso modo spero che anche Ilaria possa non essere solo me, ma qualsiasi ragazza, ragazzo che vive tra la paura e la pressione di capire chi sarà da grande.”


Il tuo è un romanzo multiculturale e multi-età: ci sono personaggi provenienti da tutto il mondo, con il proprio background culturale e il proprio bagaglio di ricordi e di esperienze, ma anche giovani locali che, a loro volta, hanno il personalissimo vortice di pensieri a influenzarne i comportamenti. Com’è stato (facile o difficile) riuscire a entrare in empatia con ognuno di loro?

“Sicuramente partivo avvantaggiata dall’aver fatto “tanta esperienza sul campo”, dall’aver conosciuto persone troppo meravigliose per non entrarci in empatia. Oltre al bar, ho lavorato anche in una colonia estiva di bambini e adolescenti, ho un fratello di quattordici anni e in generale sono una persona molto curiosa degli occhi che mi circondano, quindi immaginare e scrivere i pensieri dei miei personaggi è stato abbastanza semplice. La cosa che forse mi rende più felice è che sto trovando la stessa spassionata empatia in chi legge.”


Anche il linguaggio è fortemente caratterizzato, con ognuno dei personaggi chiamati in causa che ha il proprio personalissimo modo di esprimersi…

“Credo che il romanzo, senza la molteplicità della lingua, sarebbe stato non solo poco realistico, ma anche molto meno prezioso. Il modo in cui parliamo racconta molto di noi, molto della nostra storia. Sarebbe stato irrealistico che Syed, barista bengalese, parlasse un italiano perfetto, dato che non lo parla neanche Davide, figlio del capo e con origini romane. Viola, ragazzina che soffre di disturbi alimentari e di una solitudine che la divora, manca dei mezzi per chiedere aiuto; era quindi normale, secondo me, che si esprimesse con il silenzio, ma anche con qualche sfogo a forma di poesia.”


LA COMPLESSA STRADA VERSO LA PIENA AUTOCONSAPEVOLEZZA

Che obiettivi ti eri posta mentre scrivevi il romanzo? Nella storia si notano numerosi temi sociali tirati in ballo - con delicatezza, ma altrettanta decisione quando è il momento di parlarne…

“È sempre difficile rispondere a queste domande a posteriori, proprio perché scrivendo non mi ero posta molte questioni. Ho avuto la fortuna di fare esperienze che mi hanno aperto gli occhi su tante realtà. Sarei felice che avvenisse lo stesso in chi legge. Posto che ognuno ha le proprie idee, ho voluto almeno condividere gli occhi.”


Avevi un pubblico di riferimento mentre lavoravi alla storia? Ti figuravi uno specifico lettore o una specifica lettrice a cui ti rivolgevi con il racconto e le vicissitudini di Ilaria e compagnia?

“Spero che questa storia possa arrivare a chiunque non riesca a trovare il proprio posto nel mondo, e credo che oggi più che mai questa definizione fatichi a collocarsi solo in una fascia d’età. Mi piacerebbe che questo libro poggiasse sulle mensole (e soprattutto negli zaini) di persone che non hanno ancora capito chi essere, o che dopo aver scelto male sono convinte che non si possa più cambiare.”


Se il tuo libro fosse una canzone, quale diresti sarebbe?

“Con forse troppa presunzione, direi “Disincanto” di Madame. “Io non vivo più con sotto le istruzioni”: se potessi scegliere un sottotitolo del libro sarebbe questo. Quella canzone è un inno al coraggio di abbandonare il controllo, l’ansia e le regole autoimposte in cui ci si intrappola. Forse me lo tatuo pure.”


Sei giovanissima e questo è il tuo romanzo d’esordio, ma sei comunque già entrata nell’orbita del Premio Strega 2026 (il tuo libro è stato proposto da Fabio Geda), un risultato non da poco. Dove vedremo Ilaria Camilletti nel prossimo futuro? Di nuovo sugli scaffali con una nuova storia?

“Sono grata e orgogliosa del calore che il mio libro ha incontrato finora. Assolutamente, non è un risultato da poco, anche essere proposti al Premio Strega è stata veramente una gioia grande, qualcosa di totalmente inaspettato. Per quanto riguarda il futuro stiamo a vedere, io amo scrivere e sicuramente continuerò a farlo. Arrivare negli scaffali delle librerie è una grande scommessa, oggi particolarmente difficile, chissà. Di certo mi ritroverete nelle mie note.”


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