Trump: “Siamo vicini alla vittoria in Iran, pressione su Teheran e sicurezza alleati garantita”

Trump: “Siamo vicini alla vittoria in Iran, pressione su Teheran e sicurezza alleati garantita”

Trump: “Siamo vicini alla vittoria in Iran, pressione su Teheran e sicurezza alleati garantita” Photo Credit: EPA/AARON SCHWARTZ / POOL


Il presidente Usa annuncia progressi militari in Medio Oriente, avverte Teheran sui blocchi energetici e auspica un cambio di leadership per garantire la pace

Gli Stati Uniti continuano a confermare la propria presenza militare in Medio Oriente, dopo l’attacco congiunto con Israele all’Iran. In una conferenza stampa tenuta dalla sala da ballo del suo golf club a Miami, il presidente Donald Trump ha tracciato un quadro della situazione, sottolineando i progressi delle forze statunitensi e ribadendo la necessità di mantenere alta la pressione su Teheran. Trump ha spiegato che gli obiettivi principali della missione sono stati raggiunti in gran parte, senza la necessità di colpire infrastrutture critiche come la rete elettrica iraniana, ma che alcuni target sono stati lasciati in riserva per eventuali futuri interventi.

AZIONE MILITARE INEVITABILE

Secondo il presidente, l’azione militare era inevitabile per neutralizzare una minaccia diretta agli alleati nella regione. “Se non avessimo colpito l’Iran, avrebbero preso il controllo del Medio Oriente e minacciato Israele”, ha dichiarato, sottolineando che Washington sta vincendo in modo deciso e che il conflitto “finirà presto”, pur precisando che non si tratta di un termine immediato. Trump ha aggiunto che le forze statunitensi hanno distrutto l’80% dei siti missilistici iraniani e i centri di produzione dei droni, indebolendo significativamente la capacità offensiva del regime.


TRUMP CONTRO LA NOMINA DEL FIGLIO DI KHAMENEI

Il presidente ha anche rivolto un messaggio politico a Teheran, suggerendo un cambio di leadership capace di intraprendere una politica pacifica. Trump si è detto deluso dalla recente nomina del nuovo Rahbar e ha auspicato che l’Iran metta a capo del Paese una figura più incline alla stabilità e al dialogo, richiamando l’esperienza statunitense in Venezuela come esempio di gestione interna con leader più pragmatici. Sul piano regionale, Trump ha richiamato l’attenzione sugli attacchi subiti dagli alleati degli Stati Uniti, in particolare gli Emirati Arabi Uniti, e ha assicurato che Washington monitorerà attentamente le rotte energetiche, pronta a reagire con forza a eventuali blocchi di petrolio. “Colpiremo più duramente se il greggio sarà ostacolato”, ha avvertito, specificando che navi commerciali potrebbero essere scortate attraverso lo Stretto di Hormuz.

LA TELEFONATA CON PUTIN

Il presidente ha confermato anche contatti con Vladimir Putin, parlando di una telefonata “buona” in cui il leader russo si è detto disposto a contribuire alla stabilizzazione della regione, pur ribadendo che il suo ruolo principale dovrebbe concentrarsi sulla guerra in Ucraina. Trump ha aggiunto che alcune sanzioni sul petrolio verranno temporaneamente sospese per ridurre le tensioni sui mercati energetici e frenare l’aumento dei prezzi provocato dalle azioni iraniane. Rispondendo alle domande sui presunti attacchi a civili, in particolare a una scuola di Minab, il presidente ha dichiarato che è in corso un’indagine e ha precisato di non avere informazioni sufficienti per confermare responsabilità dirette dei missili Tomahawk statunitensi, pur sottolineando che si tratta di armi diffuse anche ad altri Paesi.

TRUMP PARLA DI OPERAZIONE VICINA ALLA CONCLUSIONE IN IRAN

Infine, parlando alla convention repubblicana, Trump ha definito l’operazione in Iran una “escursione a breve termine”, volta a neutralizzare rapidamente le minacce del regime. Ha confermato che gli Stati Uniti manterranno il controllo fino alla completa sconfitta del nemico, senza escludere ulteriori interventi se necessario, e ha evidenziato l’incertezza politica che ora regna a Teheran dopo la morte di Ali Khamenei, con i leader locali che, secondo lui, contano i minuti rimanenti prima di lasciare il potere.



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