Matteo Renzi a RTL 102.5: “Aumento benzina? Non è solo colpa della guerra in Iran, ma anche delle scelte del governo”
09 marzo 2026, ore 10:00
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, è intervenuto nel corso di Non Stop News, su RTL 102.5, con Enrico Galletti, Lucrezia Bernardo e Massimo Lo Nigro.
LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE
«La situazione è molto complessa, perché la vicenda non riguarda soltanto l’Iran, ma si inserisce in un quadro molto più ampio che riguarda tutto ciò che sta accadendo nel mondo da tempo. Pensiamo, ad esempio, al conflitto tra Russia e Ucraina, non è un caso che l’Iran sia sempre stato uno dei principali alleati della Russia. Allo stesso tempo ci sono dinamiche internazionali anche in Sud America, come in Venezuela. Presto potrebbe arrivare il momento di Cuba, perché senza il petrolio venezuelano Cuba non avrebbe nemmeno l’energia necessaria per andare avanti. Sappiamo quello che sta accadendo in Palestina, ma parliamo molto meno di ciò che succede in Africa o nel Sud-Est asiatico. In sintesi, per chi ci ascolta, è come se con la guerra tra Russia e Ucraina si fosse aperto il vaso di Pandora, dando il via a una dinamica molto complessa che riguarda la costruzione di un nuovo ordine internazionale. Dopo la Seconda guerra mondiale e gli accordi di Jalta avevamo immaginato un mondo organizzato in un certo modo, oggi tutto questo sta cambiando. Il vero problema è che l’Europa sembra dormire. Dovremmo tutti, soprattutto noi italiani, dire con forza all’Europa: in questo caos globale, in cui ogni giorno qualcuno minaccia o bombarda il vicino, quale ruolo vogliamo avere? Poi c’è la questione specifica dell’Iran, è devastante. Io ho 51 anni e non ricordo nulla di diverso, perché da quasi mezzo secolo il regime iraniano opprime la popolazione, reprime le donne, utilizza la tortura e arriva persino alle impiccagioni. Per questo, mentre discutiamo di equilibri internazionali e di nuovo ordine mondiale, non dobbiamo mai dimenticare un punto fondamentale: la nostra solidarietà deve andare prima di tutto alle donne e alle ragazze iraniane, che da 47 anni vivono in condizioni assurde e vergognose».
IL RUOLO DELL’ITALIA
«L’Italia deve stare con i tre Paesi: Francia, Regno Unito e Germania. L’Europa deve ripartire da un accordo tra Francia, Germania e Italia, con il coinvolgimento naturale anche del Regno Unito che, pur non facendo più parte dell’Unione Europea, resta geograficamente e politicamente parte dell’Europa. Questo è un passaggio fondamentale. A chi qualche anno fa diceva che senza una dimensione europea l’Italia potesse farcela da sola, bisogna rispondere con realismo: non contiamo nulla da soli. Il mondo è diventato molto più complesso, siamo quasi otto miliardi di persone e ci sono scenari di guerra ovunque. Se non ci muoviamo insieme come Europa, né l’Italia né la Francia né la Germania possono affrontare da sole queste sfide. Questa è la prima cosa da fare. La seconda riguarda le conseguenze concrete nella vita quotidiana. Finora abbiamo parlato di grandi equilibri internazionali, ma poi ci sono gli effetti sulle tasche dei cittadini. Se qualcuno si ferma a fare rifornimento in questi giorni si accorge subito che il prezzo del diesel sta aumentando. In parte questo è dovuto alle tensioni internazionali e alle speculazioni, e nei prossimi mesi purtroppo potrebbe aumentare ancora perché il prezzo del petrolio è già oltre i 100 dollari al barile. Tuttavia, bisogna essere chiari: una parte di questo aumento deriva anche da decisioni prese dal governo prima della crisi in Iran. Con la legge di bilancio sono state aumentate le accise sul gasolio. Quindi, se oggi siete al distributore e vi arrabbiate perché il prezzo è salito, sappiate che non tutto dipende dalla guerra in Iran. Una parte deriva da scelte del governo. Bisogna essere consapevoli di questo, soprattutto quando in campagna elettorale si promette di eliminare le accise e poi invece le si aumenta».
LE SPECULAZIONI SUL PREZZO DEL PETROLIO
«Facciamo parlare i numeri, perché altrimenti si finisce per difendere il governo anche quando non ce n’è motivo. Il 3 gennaio è entrata in vigore la nuova legge di bilancio. Si è parlato di un presunto “riallineamento” delle accise, ma i dati dicono altro: il gettito complessivo è aumentato di 612 milioni di euro. Sono dati ufficiali. La comunicazione di Palazzo Chigi parla di riallineamento, ma al di là delle parole resta un fatto: in campagna elettorale Giorgia Meloni aveva promesso di eliminare le accise, cosa che non è avvenuta. Questo riguarda le promesse. Io guardo ai fatti. I fatti dicono che questo governo ha aumentato il gettito derivante dalle accise. Se si sommano benzina e gasolio si arriva a circa 600 milioni di euro in più, e tutto questo è accaduto prima della guerra. Nel frattempo, la pressione fiscale è salita al 43,1%, un livello record. Anche questo è successo prima della crisi internazionale. In sintesi, ci sono tre elementi: l’aumento delle tasse deciso dal governo, il rischio di speculazioni sul mercato e l’aumento del costo del petrolio. Questi tre fattori si sommano. Per questo dico che non bisogna credere alle fake news. C’è una crisi internazionale seria e su questo bisogna lavorare insieme, come Italia e come Europa. Se il governo chiede collaborazione all’opposizione su questioni serie, noi siamo disponibili a darla nell’interesse del Paese. Ma il primo interesse dell’Italia è che si dicano le cose come stanno. L’aumento del gasolio nel 2026 non è frutto della sfortuna: è anche il risultato dell’aumento delle accise deciso dal governo. Lo ha spiegato anche l’ISTAT quando ha certificato che la pressione fiscale nel 2025 ha raggiunto un livello record del 43,1%. Dieci anni fa, quando ero al governo, la pressione fiscale era al 41% e Giorgia Meloni, allora all’opposizione, protestava davanti a Palazzo Chigi con un megafono chiedendo di abbassarla al 40%. Oggi siamo al 43%. Le tasse non dipendono dalla guerra. Se lo Stato decide di aumentare l’IVA o le accise sul gasolio, è una scelta politica. Anzi, in una fase di crisi internazionale avrebbe più senso ridurre le accise per aiutare i cittadini. Le accise vanno allo Stato: lo Stato non dovrebbe guadagnare di più proprio quando i prezzi aumentano. Cominciamo quindi ad abbassare le tasse, perché su questo credo che tutti possiamo essere d’accordo. Se il costo aumenta per effetto delle speculazioni, le accise pesano ancora di più sulle tasche degli italiani. Più il prezzo del carburante cresce, più le accise incidono. Se già abbiamo il problema delle speculazioni, il governo riduca almeno le accise che ha aumentato. In questo modo si attenuerebbe l’impatto sui cittadini. La domanda di fondo è molto semplice: oggi un italiano vive meglio o peggio rispetto a quattro anni fa? Basta guardare i numeri e il costo della vita».
IL REFERENDUM
«Sono intervenuto due volte in aula su questo tema, perché il referendum nasce da una legge approvata dal Parlamento. In quella sede ho cercato di spiegare una cosa molto semplice: il principio della separazione delle carriere è giusto, ma il modo in cui è stato scritto nella riforma, secondo me, è sbagliato. Il problema è che quando si arriva al referendum la scelta diventa solo sì o no, e non c’è più spazio per spiegare i dettagli tecnici. Purtroppo, il dibattito si è trasformato in uno scontro ideologico. Chi è arrabbiato con la magistratura invita a votare sì. Chi è arrabbiato con il governo invita a votare no. Il referendum è diventato una sorta di derby tra chi odia la magistratura e chi odia Giorgia Meloni. Io penso che il tema sia più complesso. Per questo Italia Viva ha lasciato libertà di voto: ognuno potrà scegliere come ritiene più opportuno. La verità è che questo referendum, comunque vada, non cambierà davvero la vita dei cittadini. Non risolverà il problema della giustizia civile lenta, delle cause che durano anni, o delle persone che restano bloccate per molto tempo dentro una vicenda giudiziaria. È diventato un simbolo ideologico più che una riforma concreta. Io ho già personalizzato un referendum costituzionale in passato e ho imparato la lezione. Per questo stavolta preferisco lasciare libertà di voto. Detto questo, credo che nel Paese ci siano problemi molto più urgenti: il costo della vita aumenta, le tasse aumentano e cresce anche la criminalità, mentre spesso di questi temi si parla poco. Mi piacerebbe che il governo si occupasse di più dei problemi concreti degli italiani e meno delle battaglie ideologiche. Perché la realtà è semplice: oggi molte persone stanno peggio rispetto a quattro anni fa, anche se spesso nessuno lo dice chiaramente».


