Libico scarcerato a Torino, la Corte penale internazionale chiede spiegazioni all'Italia

Libico scarcerato a Torino, la Corte penale internazionale chiede spiegazioni all'Italia

Libico scarcerato a Torino, la Corte penale internazionale chiede spiegazioni all'Italia Photo Credit: ISPI


Almasri arrestato domenica scorsa e rilasciato dopo 48, ha fatto ritorno ieri in Libia, accolto dai festeggiamenti dei sodali, davanti all'aereo italiano, a Tripoli

L'Italia spieghi i motivi della scarcerazione del generale libico Njeem Osama Almasri Habish, avvenuta martedì "senza preavviso o consultazione". La Corte penale internazionale va all'attacco, dopo aver visto sfumare la consegna di un uomo che voleva arrestare per crimini di guerra e contro l'umanità. Sul piede di guerra anche tutte le opposizioni che accusano il governo di aver liberato "un torturatore". Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, riferirà la settimana prossima in Parlamento sul caso.

LA VICENDA

Un altro arresto controverso, dunque, per l'Italia, a poco più di un mese da quello dell'iraniano Mohammed Abedini Najafabadi. Analogo l'esito: scarcerazione e rimpatrio. In quest'ultimo caso, tuttavia, non c'è stato l'intervento formale del governo, ma è stata la Corte d'appello di Roma a ravvisare irregolarità nell'arresto ed a disporre la liberazione.

CHI E’ ALMASRI

Come Abedini, Njeem non è una pedina di secondo piano delle istituzioni libiche. E' il vertice della Polizia giudiziaria ed opera alle dirette dipendenze funzionali della magistratura e dello stesso Procuratore generale nazionale, Sadiq Al-Sur, cui viene delegata l'attività di indagine di moltissimi reati, solitamente gravi, perpetrati nel Paese. Opera con l'Apparato di deterrenza per il contrasto al terrorismo e alla criminalità organizzata (Rada) che, tra le altre cose, gestisce la prigione di Mittiga, dove sono tuttora rinchiusi centinaia di criminali e terroristi. Un esponente di rilievo, dunque, di un governo con cui l'Italia ha rapporti consolidati su vari dossier, dai flussi migratori al petrolio, al gas.

LA RICHIESTA DELLA CPI ALLE AUTORITA’ ITALIANE

La Corte dell'Aja sabato scorso, a maggioranza, ha spiccato - dando seguito alla richiesta avanzata lo scorso 2 ottobre dal procuratore dell'organismo - un mandato d'arresto per il generale libico per crimini di guerra e contro l'umanità commessi nella prigione di Mittiga, vicino Tripoli, dal febbraio 2011. Njeem è stato localizzato a Torino il 19 gennaio ed è stato arrestato. "L'indagato - fa sapere la Corte - è stato tenuto in custodia in attesa del completamento delle procedure necessarie per la sua consegna. Su richiesta e nel pieno rispetto delle autorità italiane, la Corte si è deliberatamente astenuta dal commentare pubblicamente l'arresto. Il 21 gennaio, senza preavviso o consultazione con la Corte, Almasri sarebbe stato rilasciato e riportato in Libia. La Corte sta cercando, e non ha ancora ottenuto, una verifica da parte delle autorità sui passi compiuti". E' dovere di tutti gli Stati, ammonisce, "cooperare pienamente con la Corte nelle sue indagini e azioni penali per i crimini".

L’ARRESTO, LA MANCATA CONVALIDA E IL RILASCIO

Sono stati i giudici della Corte d'appello di Roma a non convalidare l'arresto perchè non è stato preceduto da un'interlocuzione con il ministro della Giustizia, titolare dei rapporti con la Cpi. L'uomo è stato dunque rilasciato martedì sera e rimpatriato a Tripoli su un volo di Stato, per ragioni di urgenza e sicurezza, vista la pericolosità del soggetto e i rischi di un eventuale trasporto su un volo di linea, si apprende. Dopo essere atterrato è stato portato in trionfo da decine di suoi sostenitori che lo hanno accolto festanti, come si vede da filmati postati sui social libici.

Ma come arriva Najeem in Italia? Sabato scorso, a quanto si apprende, proveniente dalla Germania, dove ha affittato un'auto ed ha chiesto al noleggiatore di restituirla a Fiumicino. Lo stesso giorno in cui la Corte spicca il mandato e l'uomo diventa dunque un ricercato senza saperlo. La sera va allo stadio a vedere Juventus-Milan. Il giorno dopo viene arrestato dalla Digos e portato al carcere delle Vallette, dove passa due notti prima del ritorno in Libia.


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