Caso-Minetti, il Guardasigilli Nordio ricevuto a Palazzo Chigi. Le opposizioni: “Dimissioni immediate” Photo Credit: AnsaFoto.it/
28 aprile 2026, ore 15:15 , agg. alle 15:48
La Procura di Milano: “Anche l’Interpol si sta occupando della vicenda perché i fatti raccontati dall’inchiesta della trasmissione ‘Mi manda Rai 3’ e del giornale “Il Fatto quotidiano” sono gravissimi, e il parere positivo alla grazia potrebbe essere cambiato”
Cos'è la grazia? Come funziona? Si può revocare? Il caso MINETTI ha rimesso sotto i riflettori l'atto di clemenza che la nostra Costituzione inserisce tra quelli in capo al presidente della Repubblica.
La Costituzione
E' l'articolo 87 della Carta costituzionale a prevedere che il presidente della Repubblica può, con un proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene. La grazia estingue in tutto o in parte la pena inflitta o la trasforma in un'altra pena (esempio, una multa al posto del carcere). Come si concede la grazia? Il procedimento di concessione è disciplinato dall'articolo 681 del Codice di procedura penale. La procedura prevede che la domanda di grazia sia diretta al presidente della Repubblica ma va presentata al ministro della Giustizia. L'iniziativa è del condannato, di un suo prossimo congiunto, del convivente, del tutore o curatore o dell'avvocato. Ci sono indicazioni particolari se il condannato è detenuto. Sempre il codice di procedura penale prevede che la grazia possa essere concessa di ufficio (senza domanda e proposta). Chi decide sulla grazia? Sulla grazia esprime il proprio parere il Procuratore generale presso la Corte di Appello (a meno che si tratti di condannato detenuto) dopo una istruttoria che comprende la valutazione di diversi elementi come la posizione giuridica del condannato, il perdono delle persone danneggiate dal reato, i dati della Polizia, le valutazioni dei penitenziari. Il parere del procuratore della Corte di appello viene acquisito dal ministro della Giustizia, che quindi trasmette la domanda (o la proposta) di grazia al capo dello Stato aggiungendo il suo "avviso", cioè specificando se è favorevole o contrario alla concessione del beneficio. La Corte costituzionale, con la sentenza 200 del maggio 2006 che risolveva proprio il conflitto di attribuzione sollevato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nei confronti del ministro della Giustizia Roberto Castelli proprio sul potere di grazia, ha affermato nella sostanza che il Capo dello Stato è titolare della grazia. La grazia si può revocare? Sì se, come avviene in via generica, nei decreti di grazia o di commutazione della pena è inserita la condizione della revoca dell'atto in caso di commissione da parte del beneficiario di un delitto non colposo entro 5 anni dal decreto presidenziale (10 anni in caso di grazia riguardante la pena dell'ergastolo).
I precedenti
I precedenti sono quasi inesistenti ma in questo caso c'è quello di Graziano Mesina, il bandito sardo graziato da Carlo Azeglio Ciampi nel 2004 e poi condannato nel 2016 a 30 anni di reclusione dal tribunale di Cagliari con conseguente revoca della grazia. Per gli altri casi i precedenti non aiutano. Diversi costituzionalisti hanno tirato in ballo, a proposito del caso MINETTI, il principio giuridico generale in forza del quale se dovessero essere verificati da una istruttoria i presupposti infondati del beneficio si apre la possibilità di revocarlo con un apposito atto.
Nordio
Fattostà che in tutto questo il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, oggi è arrivato intorno alle 13 a Palazzo Chigi, dove il Guardasigilli, si è appreso da fonti di governo, ha incontrato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Difficile pensare che nel colloquio, che era già previsto ed incentrato sull'esame di alcuni provvedimenti, non si sia parlato della vicenda relativa all’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. Del resto, anche l’Interpol si sta occupando del caso Minetti, come ha comunicato la stessa Procura di Milano, perché i fatti raccontati dall’inchiesta della Rai e del giornale “Il Fatto quotidiano” in questi giorni sono gravissimi, e il parere positivo alla grazia potrebbe essere cambiato.
Inganno?
Insomma, la vicenda che sembrava una storia caritatevole, con il timbro della redenzione per la sua protagonista, si sta trasformando in un inganno per ottenere l’affidamento del bambino da accudire, in ragione dei cui problemi di salute l’ex simbolo dello scandalo del Olgettine ha beneficiato del provvedimento ora rimesso in discussione dal Quirinale. Come dire, il bambino, uruguaiano, ha sofferto sì di una grave patologia, ma non è orfano, e le cure costose riguarderebbero solo il passato. Da parte sua il Guardasigilli Nordio ha telefonato al premier Giorgia Meloni sostenendo di aver rispettato, il Partito Democratico però ne chiede le dimissioni. Secondo Nicola Fratoianni (Avs) «Nordio avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni già ai tempi del caso Almasri con la vergognosa liberazione con tutti gli onori dello Stato di un trafficante e torturatore, non lo ha fatto nemmeno dopo la batosta del referendum. Ora, farebbe bene a dimettersi, dopo questo ennesimo disastro, nel quale è riuscito a coinvolgere, suo malgrado, persino la più alta carica istituzionale del Paese». Per il M5S deve dare «spiegazioni chiare sull'istruttoria del suo ministero sulla grazia a Nicole Minetti, senza cercare nuovi capri espiatori e risparmiandoci qualsiasi altra esibizione di arroganza e protervia, e poi tolga il disturbo, prima di fare altri danni. Su Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani grazie al Fatto Quotidiano sono emersi elementi pesantissimi e ombre allarmanti sull'istruttoria consegnata dal ministero al Quirinale». Ma se la responsabilità istituzionale del procedimento di richiesta di grazie è del ministro della Giustizia, è altrettanto evidente anche il peso politico del cognome in oggetto, Minetti. Peso che all’inizio non può essere sfuggito pure al Quirinale.



