Governo, zero dazi e libero scambio: giovedì alla Casa Bianca doppia partita di Giorgia Meloni da Donald Trump

Governo, zero dazi e libero scambio: giovedì alla Casa Bianca doppia partita di Giorgia Meloni da Donald Trump

Governo, zero dazi e libero scambio: giovedì alla Casa Bianca doppia partita di Giorgia Meloni da Donald Trump Photo Credit: Agenzia Fotogramma


Il pilastro su cui si basano i ragionamenti meloniani è l’unità dell’Occidente e il no all’abbraccio di Pechino. Da qui la forte irritazione verso il primo ministro socialista spagnolo Sanchez, volato tre giorni fa in Cina per siglare accordi commerciali

Portare a casa un risultato sui dazi utile a Roma come a Bruxelles, difendendo l'interesse nazionale all'interno della cornice europea. E' stretta e contornata di paletti la strada che giovedì prossimo porterà Giorgia Meloni alla Casa Bianca con un obiettivo più che ambizioso: convincere Donald Trump della bontà del progetto di una grande area di libero scambio tra le due sponde dell'Atlantico, con la formula 'zero per zero' dazi.

Il clima

Di certo il clima è meno arroventato di qualche giorno fa. E lo sottolinea prontamente il ministro degli Esteri Antonio Tajani da Osaka: "Credo che la situazione stia lentamente migliorando. Il viaggio della Meloni non è per giocare una partita italiana", né "per far venir meno l'unità europea. L'Ue" anzi "conta anche sul suo sostegno" per "spingere nella direzione di una trattativa e non di una guerra commerciale". Intanto anche il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic vola a Washington per il negoziato sulle tariffe in cui vedrà il segretario al commercio americano Howard Lutnick. Ma a Roma i due viaggi non vengono visti in contrapposizione, tutt'altro. Anche perché la stessa Presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen fa sapere di essere in stretto contatto con il nostro capo del governo in vista appunto del bilaterale con il presidente americano. La trattativa 'tecnica' dell'Europa viene monitorata con attenzione da Tajani in prima persona, che guarda il bicchiere mezzo pieno: anche in prospettiva la decisione di Trump, e di conseguenza dell'Ue, di rinviare le tariffe "va nella giusta direzione".

Il “piatto”

Ma cosa c'è sul piatto della visita della premier a Washington? E' quasi certo che, dopo tanta attesa, Meloni non affronti con Trump solo la questione dei dazi, ma anche il dossier delle due guerre, in Ucraina e in Medio Oriente. Una doppia partita annunciata per la premier che potrebbe concentrarsi anche sugli scambi commerciali tra i due Paesi e sulle spese per la difesa, tasto su cui batte fin dall'inizio del suo secondo mandato il presidente americano. La richiesta di Trump è di portare lo sforzo di ciascun membro della Nato al 5% del Pil: l'obiettivo, al momento, è considerato irraggiungibile da Roma, ma qualcosa si muove. Proprio a ridosso della missione a Washington: "Siamo pronti ad arrivare al 2% del Pil, presto ci sarà l'annuncio ufficiale da parte del presidente del Consiglio", fa sapere il titolare della Farnesina. Una prima risposta alle sollecitazioni americane che dovrebbe concretizzarsi entro fine giugno e che forse non si fermerà qui, come lascia intendere lo stesso Tajani: "Sappiamo bene che presto verrà chiesto un altro sforzo", "vedremo quali saranno le richieste del segretario generale (della Nato) Rutte, ma intanto noi diciamo che siamo pronti e stiamo già rispettando la regola del 2%".

L’Europa

Altro tema è il delicato posizionamento dell'Europa tra i due grandi rivali: Usa e Cina. Su questo le due differenti missioni, di Meloni negli States e del premier spagnolo Pedro Sanchez in Cina, vengono lette come un chiaro indicatore delle spinte in atto. Meloni potrebbe ribadire a Trump come l'Italia insisterà affinché la Commissione Ue riveda il Green Deal, a partire da un rinvio dello stop alla vendita delle auto a motore endotermico, fissato per il 2035. E, a sua volta, potrebbe essere chiamata a fornire spiegazioni sulla web-tax ed altre normative invise agli americani. Per prepararsi ad ogni scenario, anche considerato l'alto tasso di imprevedibilità dell'interlocutore, la premier da giorni è concentrata sulla preparazione del suo viaggio, su cui sin da ora sono accesi i riflettori sia in Italia, sia a Bruxelles. Esito: dichiarazioni pubbliche azzerate al minimo indispensabile. Dopo l'incontro nello Studio Ovale del 17, Meloni tornerà subito in Italia, perché il 18 è atteso a Roma il vicepresidente americano J.D. Vance. Il terzo round sarà, quindi, il viaggio negli States del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per incontrare l'omologo a stelle e strisce: "Lo sforzo politico e strategico che l'Italia sta facendo è fondamentale, anche per l'Europa" e "il negoziato non è semplice", avverte. "Dobbiamo trovare una sintesi, un compromesso corretto, per trovare elementi di forza nel mondo del G7 cioè dei paesi che condividono i principi di libertà e democrazia".


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