È passato quasi un anno dal primo contagio covid in Italia, il 29 gennaio una coppia cinese veniva ricoverata allo Spallanzani

passato quasi un anno dal primo contagio covid in Italia, il 29 gennaio una coppia cinese veniva ricoverata allo Spallanzani

passato quasi un anno dal primo contagio covid in Italia, il 29 gennaio una coppia cinese veniva ricoverata allo Spallanzani


La coppia era in vacanza nel nostro paese, poi i due donarono 40mila euro all'ospedale romano

Sembra passato un secolo invece è trascorso solo un anno. Il soccorso in un albergo al centro di Roma e la corsa all'istituto Spallanzani. Quella sera il ricovero della coppia di cinesi, primi due casi diagnosticati di Coronavirus in Italia. L'inizio di una lunga battaglia al Covid cominciata il 29 gennaio quando un'ambulanza del 118 soccorse i coniugi di Wuhan in un hotel di via Cavour.


Il ricordo di chi li ha salvati

A un anno di distanza chi li ha salvati e 'coccolati' per quasi due mesi porta ancora dentro di sé i ricordi dei momenti più duri e di quelli più commoventi. "Quando sono stati ricoverati abbiamo avuto la consapevolezza che il virus era in mezzo a noi e abbiamo visto un Paese sgomento, quasi incredulo - ricorda il direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia -. La mia prima reazione è stata quella di dire 'siamo in grado di affrontare la malattia, non dobbiamo avere paura'. L'orgoglio italiano è quello di averli salvati". Sono stati momenti molto difficili, anche perché nessuno conosceva ancora la portata di ciò che poi sarebbe accaduto. Non eravamo in grado, nel gennaio scorso, di immaginarci a che cosa ci saremmo trovati di fronte. 


Le parole dei due cinesi

E la gratitudine per questa vittoria si leggeva negli occhi commossi della coppia quando il 19 marzo lasciò l'ospedale. "Ci avete salvato la vita. Amiamo lo Spallanzani, amiamo l'Italia" dissero i coniugi che hanno poi donato 40mila euro all'istituto per la ricerca. Un percorso difficile verso la guarigione che ha visto i giorni più  duri con l'aggravarsi della malattia. "Il ricordo più toccante è stato quando siamo riusciti a comunicare in lingua cinese con l'aiuto della figlia che risiedeva negli USA via WhatsApp la positività al tampone nasofaringeo di tutti e due i suoi genitori - racconta Emanuele Nicastri, direttore U.O.C. Malattie Infettive - mentre il momento più  difficile è stato quando, pochi giorni dopo, le abbiamo comunicato la necessità di procedere a intubazione prima del padre e poi della madre, a distanza di poche ore".


La terapia intensiva

Lunghe giornate in terapia intensiva prima del trasferimento in reparto. "Ricordo i sorrisi e i grazie rivolti a tutto il personale quando sono stati dimessi dalla terapia intensiva - ricorda Luisa Marchioni, responsabile dell'aria Rianimazione - nei loro occhi si leggeva lo stupore nel vedere tutta la cura dedicata al loro benessere, la stessa che peraltro destiniamo a tutti i nostri pazienti". Da quel primo ricovero a oggi allo Spallanzani sono stati dimessi oltre duemila pazienti guariti dal coronavirus. Facendo un bilancio dei primi dodici mesi di 'battaglia' al Covid, Vaia sottolinea: "Quest'anno abbiamo dovuto affrontare un virus per tanti aspetti sconosciuto. Ci siamo sentiti come sulle montagne russe, però adesso vediamo la grande luce in fondo al tunnel grazie al vaccino. Anche se adesso c'é il problema dell'approvvigionamento. Dobbiamo fare in modo che si superino gli steccati delle nazioni e dei brevetti. Intanto come Paese ci siamo portati avanti. E' di ieri la notizia del finanziamento per il vaccino Reithera che ci consentirà di cominciare ad avviare la produzione delle dosi, fino a 100 milioni di dosi". 


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