Un secolo in movimento, la storia dei film d’animazione passa da 151 film: Enrico Gamba ci parla del suo libro

Un secolo in movimento, la storia dei film d’animazione passa da 151 film: Enrico Gamba ci parla del suo libro

Un secolo in movimento, la storia dei film d’animazione passa da 151 film: Enrico Gamba ci parla del suo libro   Photo Credit: "Un secolo in movimento" di Enrico Gamba, Rizzoli


04 febbraio 2026, ore 09:00

Il cinema d’animazione ha da sempre nutrito l’immaginario collettivo, dagli albori della settima arte arrivando ai capolavori contemporanei in grado di far segnare incassi importanti

Di occasioni per perdersi tra le pagine di un libro ce ne sono davvero tantissime, ognuna per motivazioni narrative differenti. Dai romanzi di fantasia ai racconti tratti da storie reali, arrivando poi agli approfondimenti di stampo saggistico: ogni lettore, sugli scaffali delle librerie, trova pane per i propri denti, per alimentare le proprie passioni.

E capita ormai sempre più spesso di trovare sulle copertine dei libri nomi importanti del panorama digitale. I content creator abbandonano le proprie vesti multimediali per condensare all’interno di testi le proprie creazioni. Come nel caso di Enrico Gamba, che con il suo canale Youtube “151eg” scava a fondo nei film della nostra infanzia, portando in evidenza chicche che magari non tutti conoscono.

Il suo lavoro diventa cartaceo, grazie a Rizzoli, all’interno di “Un secolo in movimento”, un volume che raccoglie al suo interno una raccolta di 151 film d’animazione, in uno zapping dai più noti alle perle di nicchia. E proprio con Enrico abbiamo fatto una chiacchierata, per scoprire i retroscena dietro il suo lavoro su questo libro.

UN SECOLO IN MOVIMENTO, IL CINEMA D’ANIMAZIONE PASSA DA QUI

Ciao Enrico, come di consueto mi defilo e ti cedo la parola per le presentazioni: cosa troviamo nel tuo libro, “Un secolo in movimento”?

“Si tratta di una raccolta di 151 film d’animazione, che possono essere film di qualsiasi tipo, dal film più famoso che la Disney abbia mai prodotto, al film più sconosciuto di un autore di nicchia, vissuto in Ungheria in un’epoca lontanissima. Dipende. Aprendo il libro ti può capitare una pagina su un film che racconta magari la cultura cinese degli anni 60, così come ti può capitare una pagina che ti rivela che cosa guardare all’interno de La carica dei 101 per capire perché è un film così importante. Certo, è bella la storia, ma io cerco di spiegarti anche che cosa lo rende diverso nei veri e propri disegni, perché è stato pensato in modo diverso, che cosa lo rende un film unico e irripetibile. Non so. Non si tratta di recensioni, ma di insegnarti qualcosa che non potevi sapere e che ti farà apprezzare di più i film d’animazione.”

Come mai la scelta di scrivere un volume tanto impegnativo? Immagino che abbia richiesto un bel po' di sforzi, tra ricerca e scrittura…

“Nella mia esperienza, tutti i libri d’animazione sono o esageratamente tecnici e quindi allontanano i neofiti che non ne sanno nulla, oppure sono troppo basilari, pensati magari per bambini, per spiegare che l’animazione esiste e che non è una magia, ma che non vanno poi in profondità. Per esempio, uno dei film che tratto nel mio libro è Victory Through Air Power. È un film prodotto dalla Disney, estremamente politico, che si propone di spiegare i punti di un saggio che discuteva di come bombardare i nazisti e trasforma quest’opera in un film d’animazione. Certo con un po’ di vergogna di Walt, che avrebbe preferito non fare assolutamente nessun film di propaganda, ma che era in ristrettezze economiche e che comunque considerava questo un buon compromesso, visto che non si parlava di feriti civili, ma di portare avanti una strategia che secondo lui poteva limitare le vittime e fermare la guerra in tempi più brevi. Ecco, questo genere di film viene sempre spiegato o parlando in modo estremamente tecnico, di strategia militare, politica e di contesti bellici specifici, oppure non viene nominato affatto per dare spazio a un più prevedibile Bambi. Volevo che esistesse un libro che fosse una via di mezzo e visto che anche il mio canale nasce con la stessa intenzione, ho deciso di crearlo io. Mi dico spesso che se una cosa non esiste e vuoi che esista, la prima cosa che dovresti pensare di fare è metterla al mondo tu stesso. La parte più difficile, e che ho discusso di più nel libro, è stata selezionare i film. Ho dovuto rinunciare a numerosissime opere molto valide, ma su cui magari non avevo nulla di troppo specifico da dire, e mi son dovuto impegnare per cercare di raccontare un buon equilibrio tra film già conosciuti e film da scoprire. Diciamo che ci sono tutti i presupposti per fare un altro libro con altri 151 film, volendo, ma credo di essere riuscito a dare una panoramica abbastanza completa. Anzi, in realtà non sono sicuro di esserci riuscito, ma di sicuro è stata la parte più impegnativa.”

Sei un content creator molto attivo sulle diverse piattaforme social. Com'è stato passare dai contenuti multimediali al formato cartaceo (o digitale) di un libro?

“Certo, difficile, ma più facile di quello che pensavo. Non mi sono dovuto preoccupare di accompagnare lo spettatore, che di solito i video li vede una volta sola. Qui potevo scegliere di dire qualcosa che magari il lettore ha bisogno di leggere due volte, prima di essere sicuro di aver capito. Ad aiutarmi di sicuro è stato l'editor che ha trasformato le mie farneticazioni folli in un testo più ordinato. Però sì, ecco, penso che il libro sia più libero rispetto a un video su YouTube. Non ci si deve preoccupare di conquistare con ogni frase un qualche algoritmo. Non ha grandi limitazioni nel tempo, nel ritmo o nei possibili fraintendimenti legati al tono o alla dizione. L'unica cosa che è davvero molto più complicata in un libro rispetto a un video YouTube è che il libro resta stampato. Non può essere corretto da delle scuse. Questa versione del libro è come se fosse eterna. Spero che nessun archeologo tra duemila anni dovrà ricostruire la nostra società partendo da questo.”

IL CINEMA D’ANIMAZIONE NEL 2026, A CHE PUNTO SIAMO?

Qual è lo stato dell’arte della cinematografia d’animazione, in questo 2026? E quali sono le prospettive in chiave futura, secondo il tuo punto di vista?

“Siamo in un periodo di passaggio. Alcuni studi che per anni sono stati considerati di nicchia, come per esempio Sony Pictures Animation, improvvisamente sono gli studi più ammirati dai ragazzi. Altri, come la solita cara vecchia Disney, se la stanno cavando male, seppur con qualche grosso successo a livello economico, senza però una grande fortuna critica. E sta uscendo da un periodo in cui quasi tutti i suoi progetti sono stati un disastro economico. Alcuni di quei nomi, che sono sempre stati sinonimi di animazione, come Cartoon Network, stanno perdendo rilevanza, non sono più così freschi. Però sta nascendo molta nuova animazione indipendente e il mercato, anche in Italia, si sta evolvendo. Proprio quest’anno dovrebbero uscire numerosi nuovi film di animazione e siamo tutti curiosi di vedere in che direzione stiamo andando.”

Non si dovrebbe chiedere, un po' come con “chi preferisci tra mamma e papà?”, ma io lo faccio: film d’animazione preferito?

"Sono d’accordo con te, è una domanda un po' infame. La successiva? :)"

Hai nuovi progetti che bollono in pentola? E sul fronte dei contenuti multimediali, e magari su qualche nuovo lavoro “collaterale” alla tua attività di content creator (come lo è stato questo libro, in fin dei conti)…

“Su YouTube ovviamente sto preparando numerosi nuovi video. Ce ne sono diversi impegnativi, anche su argomenti che mi sono stati richiesti molto a lungo. In ultimo momento sto nominando sempre più spesso quel video iper-impegnativo sui vecchi cartoni Kinder e Ferrero, sui quali ho ancora diversi misteri da svelare, ma la ricerca continua. I progetti fuori da YouTube invece sono sempre dei rischi. Diciamo che ho imparato che in questo lavoro nove progetti su dieci non arriveranno mai a vedere la luce del sole. Quindi per scaramanzia, o forse per non sentire la pressione di aver fatto un qualche tipo di promessa a chi mi sente parlare, preferisco non parlare, non dire una parola sui miei progetti collaterali. L'importante è sapere che ci sono e che se riesco a portarne a termine almeno uno, sarà di sicuro molto interessante. Forse anche più di questo primo libro che è un po' un esperimento dal mio punto di vista.”


Argomenti

  • 151eg
  • Enrico Gamba
  • libri
  • Rizzoli
  • Un secolo in movimento