Un angelo “somigliante” a Meloni accende il caso a Roma: sopralluogo del ministero e polemiche

Un angelo “somigliante” a Meloni accende il caso a Roma: sopralluogo del ministero e polemiche

Un angelo “somigliante” a Meloni accende il caso a Roma: sopralluogo del ministero e polemiche Photo Credit: ANSA/FABIO CIMAGLIA


Dopo un restauro a San Lorenzo in Lucina, un affresco con un cherubino dai tratti simili alla premier scatena proteste politiche e l’intervento della Soprintendenza


Un dettaglio emerso quasi per caso, dopo la rimozione delle impalcature, ha trasformato un ordinario intervento di restauro in un caso politico e culturale. Nella basilica di San Lorenzo in Lucina, nel cuore di Roma, uno dei cherubini raffigurati in un affresco recente presenta tratti che ricordano in modo sorprendente il volto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’immagine ha iniziato a circolare rapidamente sui social e sui media, accendendo curiosità, ironia e polemiche istituzionali.

IL COMMENTO SORPRESO DI GIORGIA MELONI

La stessa Meloni ha commentato la vicenda con tono leggero, pubblicando la foto e scherzando sulla presunta somiglianza. Ma la reazione delle opposizioni è stata tutt’altro che ironica. Partiti come Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno chiesto chiarimenti immediati, sollecitando l’intervento del ministro della Cultura Alessandro Giuli e delle strutture di tutela competenti. Al centro della contestazione c’è il rispetto delle regole che disciplinano i restauri su beni sottoposti a tutela e il divieto di alterazioni arbitrarie.

LA RISPOSTA DEL MINISTERO DELLA CULTURA

Dal ministero della Cultura è arrivata una prima risposta formale: su indicazione del ministro, la Soprintendenza speciale di Roma ha disposto un sopralluogo urgente per verificare la natura dell’intervento e stabilire se siano stati rispettati i criteri scientifici e autorizzativi previsti dal Codice dei beni culturali. L’obiettivo è accertare se si sia trattato di un semplice restauro conservativo o di una modifica non autorizzata.

LE PAROLE DELLA DIOCESI DI ROMA E DEL RESTAURATORE

La diocesi di Roma ha espresso sorpresa, chiarendo di non essere stata informata di alcuna variazione iconografica. Il rettore della basilica, monsignor Daniele Micheletti, ha spiegato di aver richiesto un restauro che mantenesse l’opera così com’era, ammettendo di aver notato la somiglianza solo dopo la pubblicazione delle immagini. Il Vicariato ha poi precisato che l’intervento, avviato già nel 2023 su un affresco realizzato nel 2000, doveva limitarsi alla pulitura e al recupero cromatico, senza aggiunte o reinterpretazioni. Eventuali modifiche al volto del cherubino, secondo la nota ufficiale, sarebbero quindi frutto di un’iniziativa autonoma del decoratore, non comunicata agli enti preposti. Il restauratore coinvolto, Bruno Valentinetti, ha respinto con decisione ogni accusa. Secondo la sua versione, l’intervento si è limitato a riprendere fedelmente un’immagine già esistente, da lui stesso realizzata venticinque anni fa, senza introdurre elementi nuovi. A suo dire, parlare di un ritratto della premier sarebbe una forzatura mediatica, alimentata da suggestioni e interpretazioni arbitrarie.

INSORGONO LE OPPOSIZIONI

Le opposizioni, però, non arretrano. Il Pd parla di una potenziale violazione grave delle norme di tutela e chiede il ripristino dell’opera allo stato originario, qualora emergano irregolarità. Avs ha evocato il rischio di un culto della personalità incompatibile con una democrazia moderna, mentre il M5S insiste sulla necessità di accertare responsabilità e modalità dei lavori, per evitare che arte e patrimonio storico diventino strumenti di propaganda.

IL VIA VAI DI CURIOSI ALLA BASILICA

Intanto, la basilica è diventata meta di visitatori e curiosi. Davanti alla cappella “incriminata”, i sussurri si moltiplicano: c’è chi giura di riconoscere il volto della premier e chi invita alla prudenza. Alcuni studiosi suggeriscono letture simboliche più complesse, legate all’iconografia dell’Italia personificata, ma il dibattito resta aperto. In attesa delle verifiche ufficiali, un piccolo angelo ha già dimostrato quanto l’arte, anche quando nasce senza clamore, possa innescare discussioni ben oltre le sue intenzioni originarie.


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