Trump minaccia: “Dazi del 100% per i film girati fuori dagli USA”

Trump minaccia: “Dazi del 100% per i film girati fuori dagli USA”

Trump minaccia: “Dazi del 100% per i film girati fuori dagli USA” Photo Credit: Ansa/Jim Lo Scalzo


Nel mirino anche Gavin Newsom, il governatore democratico della California, da tempo considerato uno dei possibili successori alla guida del partito

Donald Trump torna all'attacco. In un nuovo sfogo pubblicato su Truth, il presidente degli Stati Uniti ha minacciato di imporre dazi doganali del 100% su tutti i film "realizzati" al di fuori dei confini americani, scagliandosi al contempo contro il governatore della California Gavin Newsom, definito “debole e incompetente”.

Il nostro settore cinematografico ci è stato rubato da altri Paesi, proprio come le caramelle a un bambino”, ha scritto Trump, aprendo di fatto un nuovo fronte nel suo ritorno al protezionismo culturale. Parole che suonano familiari: già a maggio l’ex presidente aveva avanzato una proposta simile, salvo poi far cadere il tema nel vuoto.

Stavolta, però, l’annuncio, pur ancora privo di dettagli concreti, arriva in un momento di grande incertezza per l’industria cinematografica, e sembra voler colpire non solo Hollywood ma anche le politiche fiscali dello stato della California.

UNA MINACCIA CHE RITORNA

Non è la prima volta che Trump lancia il grido d’allarme contro l’“invasione” di pellicole straniere.

A maggio, nel bel mezzo di una campagna di dazi contro decine di Paesi, il Tycoon aveva parlato di un “problema di sicurezza nazionale”, evocando il rischio di “messaggi di propaganda” veicolati da film prodotti all’estero. Anche allora aveva invocato il ritorno a un cinema “Made in America”, senza però presentare misure concrete.

Al momento nessun commento ufficiale dagli studios di Hollywood, nessuna replica dagli esercenti o dai sindacati del settore. Un mutismo che contrasta con le preoccupazioni che serpeggiano dietro le quinte: la globalizzazione della produzione cinematografica è oggi una realtà consolidata, fatta di co-produzioni, location estere e agevolazioni fiscali offerte da paesi come Canada, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda.

LA GUERRA POLITICA CONTRO NEWSOM

Nel mirino anche Gavin Newsom, il governatore democratico della California, da tempo considerato uno dei possibili successori alla guida del partito. È accusato da Trump di non aver fatto abbastanza per trattenere l’industria cinematografica a Los Angeles.

In realtà, Newsom ha recentemente promosso un ampliamento del programma statale di crediti d’imposta per attrarre produzioni, cercando di contrastare la concorrenza estera. Ma la critica di Trump appare più ideologica che tecnica.

Con il ritorno ai dazi, il presidente tenta di rilanciare una visione ultra-nazionalista anche nel campo culturale, estendendo la sua battaglia oltre il manifatturiero, settore nel quale ha annunciato, sempre via Truth, nuove tariffe doganali contro l’importazione di mobili non prodotti negli Usa, in particolare per rilanciare l’industria dell’arredamento della North Carolina.

I NODI PRATICI DEL PROTEZIONISMO CULTURALE

Resta però un enorme punto interrogativo su come potrebbero essere applicati nella pratica dei dazi su un bene immateriale come un film. “Come fai a fermare un film in dogana?”, si era chiesto ironicamente Wes Anderson a Cannes, parlando del suo ultimo lavoro girato in Germania.

La natura digitale dei contenuti, la distribuzione globale via streaming e le produzioni sempre più frammentate rendono tecnicamente difficile, se non impossibile, l'imposizione di una tassa del genere. Senza contare che molti film "americani" sono frutto di collaborazioni internazionali, girati all’estero per ragioni artistiche, logistiche o economiche.

Da Denis Villeneuve a Christopher Nolan, diversi registi scelgono location fuori dagli Stati Uniti per motivi che poco hanno a che fare con il patriottismo economico.



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