Trump annuncia maxi dazi su India e Brasile e poi attacca Powell sui tassi d'interesse della Fed

Trump annuncia maxi dazi su India e Brasile e poi attacca Powell sui tassi d'interesse della Fed

Trump annuncia maxi dazi su India e Brasile e poi attacca Powell sui tassi d'interesse della Fed Photo Credit: agenziafotogramma.it


Il presidente degli Stati Uniti impone nuove tariffe del 25% e del 50% ai due Paesi, poi se la prende con il numero uno della Federal Reserve che conferma i tassi al 4,25‑4,50% nonostante crescita del Pil al 3 %

I NUOVI DAZI DI TRUMP A INDIA E BRASILE

Le tensioni commerciali globali hanno raggiunto un nuovo punto critico con l’annuncio di Donald Trump di introdurre pesanti tariffe su India e Brasile, a pochi giorni dalla scadenza dei negoziati per un accordo che sembra ormai irraggiungibile. Il presidente americano, tornato al centro della scena politica, ha dichiarato che l’India sarà colpita da un’imposta doganale del 25% e da una penalità legata all’acquisto di armamenti ed energia dalla Russia, considerata responsabile dei massacri in Ucraina. Allo stesso tempo, il Brasile dovrà affrontare dazi del 50% come risposta alla “caccia alle streghe” contro l’ex presidente Jair Bolsonaro. Trump ha giustificato queste mosse affermando, in un post sul suo social Truth, che l’India mantiene barriere commerciali “tra le più rigide al mondo” e applica tariffe “eccessivamente alte” su molti prodotti statunitensi. Inoltre, ha sottolineato come Nuova Delhi continui a rifornirsi in larga misura da Mosca per armamenti ed energia, contribuendo così indirettamente a sostenere la guerra in Ucraina. Le misure, che comprendono anche un dazio globale del 50% su alcune importazioni di rame per motivi di sicurezza nazionale, potrebbero segnare l’inizio di sanzioni secondarie verso tutti i partner economici della Russia.

LA RISPOSTA DI INDIA E BRASILE

L’India ha replicato con toni cauti, ribadendo la volontà di negoziare un accordo “equo e reciprocamente vantaggioso”, ma ha anche avvertito che difenderà a ogni costo i propri agricoltori e le piccole imprese. Le autorità indiane ricordano che situazioni simili sono già state affrontate in passato, come nei negoziati con il Regno Unito, e che non accetteranno pressioni unilaterali. Linea ancora più dura nei confronti del Brasile. Trump ha introdotto sanzioni non solo commerciali ma anche personali, colpendo un giudice coinvolto nel processo a Bolsonaro. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, intervistato dal New York Times, ha dichiarato che non cederà a ricatti per ottenere la liberazione del suo predecessore, rifiutando i diktat di Washington.

LO SFOGO DI TRUMP CONTRO POWELL

Nel frattempo, l’economia americana mostra segnali contrastanti. Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è cresciuto del 3% nel secondo trimestre, superando le previsioni degli analisti, ma la Federal Reserve mantiene i tassi d’interesse tra il 4,25% e il 4,50%, segnalando preoccupazione per l’inflazione e per gli effetti delle stesse politiche tariffarie di Trump. Nonostante la crescita, alcuni indicatori rivelano un rallentamento di fondo: gli investimenti residenziali calano per il secondo trimestre consecutivo e quelli aziendali rallentano dopo un inizio d’anno in forte espansione. Il Pil è stato sostenuto soprattutto dal calo delle importazioni, effetto diretto dei dazi già introdotti, mentre i consumi interni hanno registrato solo un aumento moderato. Trump, dal canto suo, ha accusato il presidente della Fed, Jerome Powell, di essere troppo lento nell’abbassare i tassi, sostenendo che la sua politica commerciale non alimenta l’inflazione. In questo scenario, il quadro internazionale resta incerto. Parigi, Londra e Berlino osservano con attenzione l’evolversi della situazione, consapevoli che l’escalation dei dazi rischia di ripercuotersi sull’economia globale e sulle relazioni diplomatiche già fragili a causa dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Per Trump, la strategia dei dazi resta un’arma per rafforzare la posizione americana nei negoziati, ma il prezzo da pagare per questa linea dura potrebbe essere alto, soprattutto sul fronte delle alleanze e della stabilità economica internazionale.



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