Torna Spielberg e non ce n'è per nessuno!! West Side Story è cinema allo stato puro, e ci ricorda quanto erano belli i film negli anni 60

Torna Spielberg e non ce n'è per nessuno!! West Side Story è cinema allo stato puro, e ci ricorda quanto erano belli i film negli anni 60

Torna Spielberg e non ce n'è per nessuno!! West Side Story è cinema allo stato puro, e ci ricorda quanto erano belli i film negli anni 60


Dopo Ready Player One del 2018, Steven Spielberg sbarca di nuovo in sala con il remake del celebre musical del 1961, che emoziona più di allora

Spettacolare, ipnotico, colorato ed emozionante. In una parola, imperdibile. Quella che ci apprestiamo a scrivere non è una semplice recensione, ma una lettera d’amore ad un film che torna in sala dopo 60 anni e che, grazie alla mano prestigiosa di Steven Spielberg, riesce ad emozionare ancora più di allora. West side story, il musical dei musical, forse secondo solo a Singing in the rain. In quel 1961 portò a casa ben 10 statuette agli Oscar, oltre a diventare un vero e proprio fenomeno di massa anche grazie alla colonna sonora di Leonard Bernstein, iconica e memorabile.

ROMEO E GIULIETTA NELL’ERA MODERNA

Andiamo con ordine e raccontiamo la trama di questo classico senza tempo, che riesce ad essere ancora molto attuale. Siamo nei bassifondi e nei sobborghi della New York degli anni 50. Due bande rivali lottano per spartirsi la supremazia del territorio. Da un lato i Jets, composti da immigrati europei di seconda generazione, e dall’altra gli Sharks, una banda di immigrati portoricani. Le cose si complicano quando due componenti dei clan, Tony e Maria, si innamorano perdutamente l’uno dell’altra. Esattamente come Romeo e Giulietta di Shakespeare combattuti tra Montecchi e Capuleti, anche il loro amore viene condannato e ostracizzato dalle bande.

LE DUE VERSIONI A CONFRONTO

Salta subito all’occhio anche dello spettatore meno esperto che la prima differenza tra la versione di Jerome Robbins e Robert Wise e quella odierna di Spielberg è proprio l’incipit. Il film del 1961 si apre infatti con una lunga sequenza a immagine fissa con righe verticali disuguali e un riassunto orchestrale delle musiche principali. Dietro tutto questo c’era la firma autorevole dal famoso designer Saul Bass che firmò i titoli di testa di film come "La donna che visse due volte", "Psyco", "Anatomia di un omicidio", e molti altri. Il vecchio Spielberg sa bene che non può competere con tutto ciò e infatti opta per una maxi sequenza costruita attorno ad una coreografia sfavillante ed energica, priva di dialoghi, ma con tutta la potenza della sua regia.

SPIELBERG ALL’ENNESIMA POTENZA

Forse la cosa più bella di questa versione di West side story è proprio Spielberg che regala una regia meravigliosa, sublime e molto evocativa, costruita su inquadrature mozzafiato e su movimenti di macchina che avvolgono personaggi e ambienti. Si respira cinema allo stato puro anche grazie alla fotografia brillante e delicata firmata da Janusz Kaminski, in coppia con il regista da ormai quasi 30 anni. Scenografie imponenti ricostruite per l'occasione, senza la minima traccia di green screen o trucchi digitali. Insomma un film “alla vecchia maniera”, orchestrato ad arte da un artigiano della settima arte che nonostante vanti all’attivo i capolavori più influenti e popolari di Hollywood, alla veneranda di 75 anni, non ha paura di rischiare e di mettersi in gioco, confrontandosi con una pietra miliare della storia del cinema, un musical da molti considerato quasi sacro. Per questo il regista decide di non snaturare l’opera originale, creando una sorta di omaggio in tutto e per tutto, forse anche a quel tipo di cinematografia americana anni 50. Non ce n'è per nessuno! Uno dei film più belli in questo 2021! Una di quelle pellicole che fanno bene all’anima e al cuore e di cui abbiamo tanto bisogno! Rendiamo grazie a Spielberg, andiamo in pace ma soprattutto, andiamo al cinema!


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