Festa del Cinema di Roma 2025, Die My Love di Lynne Ramsay: trama e recensione del film con Jennifer Lawrence

Festa del Cinema di Roma 2025, Die My Love di Lynne Ramsay: trama e recensione del film con Jennifer Lawrence

Festa del Cinema di Roma 2025, Die My Love di Lynne Ramsay: trama e recensione del film con Jennifer Lawrence Photo Credit: Ufficio Stampa MUBI


Il film propone un tema forte, la maternità, il dopo-parto, la fragilità psicologica, e mette in campo una regista di talento e due star importanti

Ieri sera Jennifer Lawrence ha illuminato il red carpet della Festa del Cinema di Roma per presentare Die My Love, il nuovo film diretto da Lynne Ramsay, già acclamato ma anche discusso al Festival di Cannes.

L’attrice, accolta da applausi e flash incessanti, ha sfoggiato un’eleganza sobria e magnetica

DIE MY LOVE, LA TRAMA

Racconta la storia di Grace (Jennifer Lawrence), una neo-mamma che, dopo essersi trasferita da New York con il compagno Jackson (Robert Pattinson) in una casa di campagna ereditata nel Montana, precipita in una profonda depressione post-parto e scivola verso la follia.

Il film esplora il suo tormento psicologico e la lotta interiore tra il desiderio di libertà e il sentirsi prigioniera di una vita che non sente sua, mentre il suo matrimonio si sgretola a causa della sua instabilità

DIE MY LOVE, LA RECENSIONE

Il film propone un tema forte, la maternità, il dopo-parto, la fragilità psicologica, e mette in campo una regista di talento e due star importanti. C’è perfino Scorsese in produzione.

Ma, purtroppo, l’impressione che lascia è più quella di un’opera che si perde in lunghe ripetizioni, che insistono su uno stesso registro emotivo senza riuscire a rinnovarsi. La protagonista, Grace, è fin troppo sopra le righe: sempre in tensione, sempre in escandescenza, oscillante tra rabbia, desiderio, inquietudine. Il film pretende di mostrarci un percorso di crisi post-parto, ma finisce per diventare una sequenza monotona di comportamenti e situazioni: urla, isolamento, fughe, momenti di sesso e trasgressione, ancora tensione, ancora collera.

In teoria ciascuna scena dovrebbe scavare, esplorare qualcosa di profondo; in pratica, molte si assomigliano e sembrano vuote di sostanza. La narrazione procede per accumulo: una porta che viene sfondata, una furia cieca, un altro colpo di scena visivo, un’altra escursione emotiva. Ma l’accumulo non genera profondità: ci si sente ripetere lo stesso disagio, senza vie d’uscita o trasformazioni evidenti. Il ritmo è segnato da una sensazione di stallo: si assiste a un’infinita sequela di situazioni fastidiose, sempre uguali nel tono, e questo mina l’effetto che il film vorrebbe avere.

Visivamente, Ramsay mostra qualche trovata, immagini crude, suoni assordanti, una macchina da presa che a volte insegue il corpo e la mente della protagonista, tuttavia quelle scelte stilistiche appaiono più ornamento che supporto, e raramente diventano portatrici di veri significati. Ciò che resta è una sensazione di ridondanza, un film che sembra volerci scaraventare dentro l’abisso della mente di Grace, ma che poi non concede un vero spazio di respiro, di riconoscimento, di coerenza. Robert Pattinson è accanto, come partner e spettatore quasi impotente del disfacimento di Grace, ma anch’egli pare più un accessorio passivo che motore narrativo.

La dinamica di coppia è evocata, ma mai pienamente sfruttata per costruire vero conflitto o evoluzione. Pur considerando l’ambizione del progetto, la caratura della regista e della protagonista, Die, My Love si rivela una riflessione sulla crisi post-parto che risulta lunga, monotona, poco affascinante e abbastanza ridondante.

Jennifer Lawrence, sempre sopra le righe, fa ciò che può, ma il film non riesce a trasformare il suo travaglio in qualcosa di sorprendente o memorabile: troppo spesso rimaniamo in superficie di un disagio già visto, in una girandola visiva che non trova una direzione davvero forte. Se ne può apprezzare l’onestà nelle intenzioni, il coraggio tematico, ma il risultato finale lascia un po’ il fiato corto e la voglia di uscire presto dalla sala.



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