Silvia Salis a RTL 102.5: “Se domani cade il governo, serve avere un programma progressista”
25 marzo 2026, ore 10:45
“Io leader del centrosinistra? Lusingata, tutti devono fare la propria parte”
La sindaca di Genova, Silvia Salis, interviene su RTL 102.5 in merito ai risultati del referendum sulla giustizia, durante “Non Stop News” con Enrico Galletti, Massimo Lo Nigro, Giusi Legrenzi e Lucrezia Bernardo.
LE RIPERCUSSIONI DEL REFERENDUM SULLA SCENA POLITICA
«È molto chiaro come questo referendum sia stato inizialmente presentato come un referendum tecnico, quindi completamente avulso dal contesto politico e senza alcuna ricaduta sul governo, perché credo fossero fiduciosi di vincere. I primi sondaggi davano il “no” nettamente indietro. Poi, nel tempo, è diventato un referendum politico e quindi sono dovuti scendere in campo tutti: il governo, ma non solo, anche tutti i rappresentanti dei partiti di maggioranza, difendendosi con forza e trasformandolo in un referendum sulle azioni di governo. Un’azione di governo che è stata palesemente bocciata; anzi, ha dimostrato come nel Paese esista un elettorato silente e progressista che, magari, in questi anni non si è sentito rappresentato, ma che, quando c’è da difendere i fondamenti della nostra Repubblica, come la Costituzione, alle urne ci va eccome. Quando c’è qualcosa in cui credere, qualcosa da difendere, l’elettorato c’è ed è molto attivo. Un altro aspetto fondamentale da sottolineare è la partecipazione dei giovani. Si dice spesso che siano disinteressati alla vita politica, ma non è assolutamente vero. Io credo che siano interessati a ciò che accade nel Paese e nel mondo, ma non partecipano a una vita politica come la intendiamo noi, perché la politica non parla loro. Questo referendum, invece, parlava anche a loro, e loro hanno partecipato, con gli effetti che abbiamo visto».
LA SINISTRA VERSO LE PRIMARIE, SALIS: “SONO SBAGLIATE”
«Credo che le primarie siano divisive e che non si possano fare paragoni con altri sistemi, come quello americano, perché bisogna ricordare che chi partecipa alle primarie non è poi tenuto a governare insieme. Non c’è, come dire, un reale bisogno di unire l’elettorato di partiti diversi. Per questo ritengo che siano divisive: obbligano comunque a fare campagna elettorale gli uni contro gli altri. Per quanto la si possa condurre in modo sobrio, emergeranno temi che poi la destra utilizzerà per fare campagna elettorale. Questo è il primo punto. Il secondo riguarda il fatto che non posso sostenere nessuno, perché a Genova sono sostenuta da tutti i partiti del campo progressista. Non sarebbe corretto, elegante né opportuno sostenere qualcuno alle primarie senza sostenere qualcun altro che fa comunque parte della mia maggioranza. Io credo che per individuare un leader di centrosinistra si possa fare una discussione interna ai partiti e, soprattutto, valutare quale sia la figura più in grado di vincere le elezioni. Questo dovrebbe essere il ragionamento. Andare invece in pubblico, sui media, con campagne elettorali tra partiti alleati, non so quanto si tradurrebbe in uno spostamento automatico dei voti da un candidato all’altro. C’è anche questo rischio. Sinceramente, non mi sembra che le primarie siano uno strumento utilizzato ovunque nel mondo; quindi, probabilmente esistono altri modi per scegliere il leader di una coalizione. Abbiamo iniziato a parlare di primarie subito dopo il referendum, ma credo che il Paese abbia bisogno di conoscere il programma del campo progressista, non di discutere se faremo le primarie, quando, con chi. È il momento di presentare un programma. Se, per ipotesi, domani cadesse il governo, bisogna essere pronti con una proposta da presentare all’Italia per ottenere il voto. Al di là delle primarie, credo che gli elettori si aspettino di sapere su quali punti si reggerà un eventuale governo progressista. Il tema della leadership, oggi, non è la questione principale».
I TEMI DEL CENTROSINISTRA
«L’importante è parlare al Paese della vita quotidiana delle persone: lavoro, sicurezza, sanità, scuola, pressione fiscale. Sono questi i temi su cui bisogna concentrarsi. Poi, naturalmente, ci sono anche le questioni di politica internazionale, ma, come vediamo, neppure questo governo è del tutto allineato su tali temi. Quando si governa, però, bisogna fare una sintesi, assumendosi la responsabilità delle scelte e del posizionamento internazionale. All’opposizione è più facile esprimere liberamente le proprie posizioni. Lo dico anche per esperienza personale da sindaca: si possono avere idee e impostazioni ideologiche, ma quando si deve amministrare una città, l’ideologia passa in secondo piano. I problemi sono concreti, quotidiani, e bisogna trovare soluzioni. Allo stesso modo, discutere continuamente di divisioni e prospettive senza governare lascia il tempo che trova. Quando ci si trova attorno a un tavolo con la responsabilità di governo, gli equilibri cambiano, perché tutti condividono quella responsabilità. Per questo è fondamentale concentrarsi sui temi che riguardano la vita delle persone: lavoro, sanità, scuola, sicurezza. In un Paese in cui milioni di persone hanno rinunciato a curarsi, la qualità della scuola pubblica e il sistema sanitario devono tornare centrali. Questo governo ha fallito su così tanti fronti che, in un certo senso, il programma elettorale del campo progressista lo ha già scritto lui».
SALIS NUOVO LEADER POLITICO
«In questo momento mi occupo del ruolo che sto svolgendo: fare la sindaca di Genova al meglio ogni giorno. L’ho detto anche ieri: fa piacere, lusinga ricevere questo tipo di attenzione e considerazione per una carriera politica appena iniziata, ma rappresenta anche una grande responsabilità. Devo dire che tutti i partiti mi hanno sostenuto e continuano a sostenermi con convinzione. A Genova c’è una forte collaborazione. Credo che chiunque possa contribuire al campo progressista debba farlo. Io, anche nel mio ruolo di sindaca, non mi tiro indietro quando si tratta di esporsi su temi importanti: può essere Gaza, come il referendum. Penso che tutti dobbiamo fare la nostra parte, senza sovrapporci gli uni agli altri».
IL RICORDO DI GINO PAOLI
«Proprio quest’estate sono stata a cena a casa sua insieme a Renzo Piano. È stata una serata molto divertente, segnata dalla sua ironia. Ho avuto l’opportunità e l’onore di conoscerlo e di trascorrere qualche ora con lui e con sua moglie. Quella genovese è una scuola che ha fatto sognare l’Italia e il mondo, e della quale ancora oggi andiamo orgogliosi. Ci sono numerosi esponenti che stanno emergendo sempre di più sulla scena nazionale, e credo che questo filo, in diversi modi, non si sia mai interrotto».



