Scontro Trump-Powell: indagine penale sulla Fed scuote mercati e mette a rischio l’indipendenza monetaria Usa

Scontro Trump-Powell: indagine penale sulla Fed scuote mercati e mette a rischio l’indipendenza monetaria Usa

Scontro Trump-Powell: indagine penale sulla Fed scuote mercati e mette a rischio l’indipendenza monetaria Usa Photo Credit: EPA/WILL OLIVER


Il Dipartimento di Giustizia indaga su Powell per un progetto edilizio della Fed. Accuse di pressione politica, reazioni dure e timori per l’autonomia della banca centrale

Il conflitto tra la Casa Bianca e la banca centrale americana è uscito definitivamente dai confini dello scontro politico per entrare in un terreno inesplorato e potenzialmente destabilizzante. Negli Stati Uniti non si era mai visto un presidente della Federal Reserve finire al centro di un’indagine penale mentre è ancora in carica. Eppure è quanto sta accadendo a Jerome Powell, chiamato a rispondere di presunte dichiarazioni fuorvianti rese al Congresso sui costi di un maxi progetto edilizio che riguarda il quartier generale della Fed a Washington.

IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA AMERICANO

L’iniziativa del Dipartimento di Giustizia, che intende accertare se Powell abbia omesso o distorto informazioni sull’aumento dei costi della ristrutturazione, valutata complessivamente intorno ai 2,5 miliardi di dollari, è stata interpretata da molti osservatori come un atto di forte pressione politica. Da tempo Donald Trump contesta apertamente la linea monetaria della banca centrale, accusata di mantenere i tassi d’interesse troppo alti e di frenare la crescita economica. L’apertura di un’inchiesta penale rappresenta un salto di qualità nello scontro, con il rischio di incrinare uno dei pilastri dell’assetto istituzionale americano: l’indipendenza della Fed.

LA REAZIONE DI POWELL

Powell ha reagito immediatamente con un messaggio pubblico dai toni netti. Pur ribadendo il rispetto per lo Stato di diritto e per il ruolo di controllo del Congresso, il presidente della banca centrale ha definito l’iniziativa giudiziaria come parte di una strategia più ampia di intimidazione. A suo giudizio, le accuse non riguardano realmente il progetto edilizio o la trasparenza amministrativa, ma sono una ritorsione per le decisioni della Fed sui tassi, adottate – ha sottolineato – esclusivamente nell’interesse dell’economia e non secondo le preferenze politiche del presidente.

LE PAROLE DI DONALD TRUMP

Trump, interpellato dai media, ha risposto con sarcasmo, sostenendo di non essere informato dell’indagine e liquidando Powell come inefficace sia nella gestione monetaria sia nella conduzione dei lavori. Una presa di distanza formale che convince poco, dal momento che il Dipartimento di Giustizia è ormai percepito da una parte dell’opinione pubblica come uno strumento sempre più allineato alla volontà dell’esecutivo. La reazione dell’establishment economico non si è fatta attendere. Tutti gli ex presidenti della Federal Reserve ancora in vita, insieme a figure di primo piano dell’economia statunitense, hanno firmato un documento congiunto in cui definiscono l’inchiesta “inappropriata” e pericolosa. Secondo i firmatari, l’uso della leva giudiziaria contro il vertice della banca centrale rappresenta un precedente grave, capace di compromettere la credibilità delle istituzioni finanziarie americane. Janet Yellen, che ha guidato la Fed prima di diventare segretaria al Tesoro, ha parlato senza mezzi termini di un passo che avvicina gli Stati Uniti a dinamiche da “repubblica delle banane”. Anche sul piano politico le critiche sono trasversali. I democratici denunciano un abuso di potere, mentre tra i repubblicani iniziano a emergere segnali di disagio. Al Senato, il conservatore Thom Tillis ha annunciato che bloccherà qualsiasi nomina presidenziale legata alla Federal Reserve finché la vicenda non sarà chiarita, posizione sostenuta anche da Lisa Murkowski. Un fronte inatteso che segnala come lo scontro stia superando i confini della tradizionale polarizzazione.

I MERCATI

I mercati, pur evitando reazioni di panico, hanno lanciato segnali di cautela. Wall Street ha oscillato per tutta la seduta, mentre beni rifugio come oro e argento hanno toccato nuovi massimi. Il dollaro si è indebolito e i rendimenti dei Treasury a dieci anni sono saliti, riflettendo l’aumento dell’incertezza. Secondo diversi analisti, il vero danno non è immediato ma strutturale: la percezione che la Fed possa subire interferenze politiche dirette. Molti si interrogano sul tempismo dell’offensiva. Powell è vicino alla fine del suo mandato da presidente, prevista per maggio, e Trump ha già in mente un successore più allineato alle sue posizioni, Kevin Hassett. Colpire ora serve a mandare un messaggio, non solo a Powell ma all’intero sistema: chi non si adegua paga un prezzo. C’è poi un calcolo politico interno, legato alla necessità di individuare un responsabile per eventuali rallentamenti economici in vista delle elezioni di medio termine. E infine resta una componente personale: lo scontro diretto avvenuto mesi fa in un cantiere della Fed, quando Powell corresse pubblicamente Trump sui numeri del progetto. Un affronto che, a quanto pare, non è stato dimenticato.



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