Polonia, oggi le donne in sciopero contro la sentenza che ha vietato gli aborti

Polonia, oggi le donne in sciopero contro la sentenza che ha vietato gli aborti

Polonia, oggi le donne in sciopero contro la sentenza che ha vietato gli aborti


La protesta contro la sentenza del Tribunale costituzionale polacco che ha vietato gli aborti per malformazioni congenite irreversibili del feto, tra la manifestanti anche il sindaco di Lodz, Hanna Zdanowska

Donne in sciopero in Polonia contro il bando all'interruzione di gravidanza. Le impiegate, ma anche molti loro colleghi maschi, nel settore pubblico e privato, le università, si sono astenute oggi dal lavoro in segno di protesta. Hanna Zdanowska, sindaco di Lodz, terza città del paese, ha postato sui social media la foto della sua sedia vuota in ufficio. E anche il sindaco di Varsavia, Rafal Trzaskowski, ha aderito alla protesta.

Vietato l'aborto per malformazioni congenite irreversibili del feto

Giovedì scorso, su istanza di un gruppo di deputati conservatori, il Tribunale costituzionale polacco ha vietato gli aborti per malformazioni congenite irreversibili del feto, un motivo per il quale venivano effettuate la maggior parte delle interruzioni di gravidanza in Polonia, dove le leggi sono molto restrittive. Rimane possibile abortire solo nei casi di rischio per la vita o la salute della madre e per le gravidanze frutto di stupro o di incesto. La sentenza ha portato ad un'ondata di proteste in tutto il paese, dirette contro il governo conservatore e populista del partito Legge e Giustizia (Pis). Nuove manifestazioni sono convocate per stasera, nella settima giornata consecutiva di protesta.

L'esercito contro le proteste sull'aborto

Lo scontro in Polonia sul diritto all'aborto s'inasprisce a livelli finora inediti: dalla capitale alle città più piccole, centinaia di migliaia di polacchi, da giovedì scorso, scendono ogni pomeriggio in strada per protestare contro la sentenza della Corte costituzionale che di fatto sopprime il diritto all'interruzione di gravidanza, con il premier Mateusz Morawiecki che ieri ha chiesto l'intervento dell'esercito. In un contesto di grande tensione, il leader del partito Pis, Jaroslaw Kaczynski, ha gettato altra benzina sul fuoco invitando i suoi sostenitori a scendere in strada a loro volta per "difendere le chiese", bersaglio di giovani che in alcuni casi hanno interrotto le funzioni religiose. Secondo alcuni analisti, la stretta sul diritto all'aborto sarebbe caduta in questo periodo nell'illusione di evitare l'esplosione del malcontento. Non è andata così: a Varsavia ieri, secondo le stime, hanno manifestato 250 mila persone. A Breslavia 60 mila. E di nuovo stasera i polacchi hanno protestato a migliaia in decine di città. Morawiecki ha condannato "barbarie e atti di vandalismo", affermando di temere "l'escalation della tensione sociale". A rincarare la dose ci ha pensato il vicepremier: "E' arrivato il tempo in cui dobbiamo saper dire no a chi vuole distruggerci, difendiamo la Polonia!", ha tuonato Kakzynski, sollecitando "seguaci e simpatizzanti a difendere la chiese, attaccate per la prima volta nella storia della Polonia". Il potere - mentre il presidente Duda è in isolamento dopo esser risultato positivo al coronavirus - non fa retromarcia per ora: fra pochi giorni la decisione della Corte, che boccia il ricorso all'aborto nei casi di gravi e irreversibili patologie dell'embrione, dovrebbe diventare legge. E gli ospedali hanno già iniziato a mandare a casa le donne che chiedono di abortire rientrando in questa casistica.


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