Nick Cave and the Bad Seeds, straordinaria performance

Nick Cave and the Bad Seeds, straordinaria performance

Nick Cave and the Bad Seeds, straordinaria performance


Riserva Indiana a Padova

Vedere un concerto di Nick Cave è un’esperienza mistica, essendo un personaggio sempre in bilico tra la dannazione e la salvezza. Tutt’oggi viene definito “principe delle tenebre”, descrizione in realtà fuorviante e limitante. Ma quando fa la sua comparsa, come sul palco di un anonimo palazzetto dello sport a Padova, la sua presenza riempie lo spazio e il tempo. Si muove sul palco con movimenti vampireschi, catapultando i presenti in un’atmosfera onirica, a tratti fiabesca, a tratti orrorifica, sottolineata da quella voce profonda e incredibilmente virile che riesce senza preavviso a prendere note impossibili. I Bas Seeds sono dei signori eleganti dagli strumenti congegnati alla perfezione: l’armonia che regna tra loro non può che essere frutto dell’esperienza. Su tutti primeggia il magnetismo di Warren Wellis, che con il suo violino magico ti trascina nelle spire della sua fantasiosa dimensione. In questa tappa italiana dello Skeleton Tree Tour, che dopo Padova proseguirà per Milano e Roma, Nick Cave and the Bad Seeds non si sono risparmiati ne in termini di tempo ne di energie profuse.
Alla prima parte dedicata alle canzoni del nuovo repertorio, dai testi impregnati di quel dolore e di quella tensione spirituale che da sempre sono la loro principale fonte d’ispirazione, segue il nucleo di alcuni dei più grandi successi della band, da The Ship Song a Tupelo, da Into my arms a The Weeping Song, mentre una scenografia minimale sottolinea attraverso poche, appropriate immagini, con uno studiato e sapiente uso delle luci, il pathos del live. Live che culmina nel finale, esplodendo nell’orgiastica esibizione di Stagger Lee, con un nutrito gruppo di fans in visibilio sul palco a cantare e ballare sotto la vigile regia del burattinaio australiano, che si dona generosamente al pubblico cedendo ad un bisogno quasi fisico di contatto e di sostegno. Dopo la tragedia, accaduta due anni fa, della morte del figlio quindicenne si nota che l’empatia con il proprio pubblico è per Nick Cave qualcosa di vitale, di irrinunciabile e di catartico. C’è spazio anche per la sua consueta ironia, che non risparmia commenti sardonici allo smodato uso della tecnologia ( fuckin’instagram). L’abbraccio finale con un fan ci regala un’immagine umana e persino commovente di uno dei più misteriosi e affascinanti protagonisti del dark rock contemporaneo.  


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