Montecitorio, sull’educazione sessuale a scuola è scontro: il ministro Valditara litiga con le opposizioni

Montecitorio, sull’educazione sessuale a scuola è scontro: il ministro Valditara litiga con le opposizioni

Montecitorio, sull’educazione sessuale a scuola è scontro: il ministro Valditara litiga con le opposizioni Photo Credit: AnsaFoto.it/Emanuele Valeri


Il titolare dell’Istruzione: "Questo disegno di legge non indebolisce in alcun modo la lotta ai femminicidi e alla violenza di genere". Ma il centrosinistra: “Il provvedimento rischia di ostacolare la formazione dei giovani al rispetto e alla parità”

Tensione altissima alla Camera durante la discussione sul disegno di legge che introduce l’obbligo del consenso dei genitori per affrontare temi di educazione sessuale nelle scuole medie e superiori.

Il dibattito

Il dibattito è degenerato quando il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è intervenuto per difendere il provvedimento, accusando le opposizioni di diffondere falsità. “Ritengo che molte affermazioni fatte dall’opposizione non corrispondano a verità. Sono indignato che abbiate detto che questa legge impedisce la lotta contro i femminicidi e scoraggia la lotta alla violenza di genere. Voi lo avete affermato: vergognatevi!”, ha dichiarato Valditara rivolgendosi ai banchi delle minoranze.

Le opposizioni

Le parole del ministro hanno immediatamente provocato la reazione indignata dei gruppi di opposizione. Il deputato del Partito Democratico, Andrea Casu, ha chiesto l’intervento della presidenza d’Aula: “Quel ‘vergognatevi’ deve essere ritirato. Parole così indegne non sono solo un’offesa verso l’opposizione, ma verso tutto il Parlamento. Il rispetto è dovuto a tutti e da tutti in quest’Aula”. Sulla stessa linea Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha accusato il ministro di arroganza: “Valditara è stato offensivo e provocatorio. Lei è ospite del Parlamento, deve chiedere scusa. Se non lo fa, fermiamo tutto”. Anche Andrea Quartini del Movimento 5 Stelle ha chiesto un richiamo formale al ministro: “Valditara dovrebbe dare segni di sobrietà: è il ministro dell’Istruzione, non della distruzione della prerogativa democratica di quest’Aula”.

La maggioranza

In difesa di Valditara sono intervenuti Simonetta Matone della Lega e Mauro Malaguti di Fratelli d’Italia, che hanno respinto le accuse delle opposizioni e invitato a riportare il confronto “sui contenuti, non sulle provocazioni”. La vicepresidente della Camera, Anna Ascani, ha più volte richiamato all’ordine i deputati di entrambe le parti per cercare di ristabilire la calma: “Questo è un tema particolarmente sentito. Chiedo a tutti di mantenere toni consoni all’Aula e di attenersi al merito del provvedimento”.

Il chiarimento

Dopo alcuni minuti di confusione, Valditara è tornato a prendere la parola per chiarire le proprie affermazioni: “Le mie parole non avevano carattere personale ma politico. Mi dispiace se qualcuno si è sentito offeso. Ribadisco che questo disegno di legge non indebolisce in alcun modo la lotta ai femminicidi e alla violenza di genere. Al contrario, nei nostri programmi scolastici e nelle linee guida sull’educazione civica riaffermiamo la centralità dell’educazione al rispetto e alla parità di genere”. Il ministro ha poi lasciato l’Aula per un impegno istituzionale già previsto, circostanza che ha nuovamente innescato le proteste dell’opposizione. Sara Ferrari (Pd) ha commentato: “Davvero disonorevole che un ministro si presenti in Aula e rivolga alle opposizioni parole come ‘vergognatevi’. Mi vergogno io per lui. Sono due anni che lo aspettiamo in Commissione femminicidio per illustrare le sue promesse, ma non si è mai presentato”.

Il contesto

Il disegno di legge sul consenso informato per l’educazione sessuale è da giorni al centro del dibattito politico. La proposta, sostenuta da parte della maggioranza e duramente criticata dalle opposizioni, prevede che le scuole possano affrontare temi di educazione affettiva e sessuale solo previo consenso scritto dei genitori. Secondo i promotori, la misura tutela la libertà educativa delle famiglie; per le opposizioni, invece, rischia di limitare l’autonomia scolastica e di indebolire i percorsi di prevenzione della violenza di genere, ostacolando la formazione dei giovani al rispetto e alla parità.



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