Le ottanta domande di Atena Ferraris, un avventura tra neurodivergenze e misteri: Alice Basso ci porta a scoprire il nuovo romanzo della sua serie
Le ottanta domande di Atena Ferraris, un avventura tra neurodivergenze e misteri: Alice Basso ci porta a scoprire il nuovo romanzo della sua serie Photo Credit: "Le ottanta domande di Atena Ferraris" di Alice Basso, Garzanti
21 febbraio 2026, ore 09:00
Torna nuovamente al centro della scena “l’enigmistica” protagonista de “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris”, questa volta alle prese con un giallo a base di intrighi da ufficio tutti da svelare
Il weekend si apre ancora una volta in grande stile, con il nostro consueto giro tra gli scaffali delle librerie che ci porta a scoprire le novità più interessanti in materia di libri da leggere. Una disamina ad ampio respiro quella che ci attende la domenica, in cui andiamo a dare uno sguardo alle ultime proposte in arrivo dal panorama internazionale (ma non solo). Oggi è però sabato, ed è quel giorno che dedichiamo agli approfondimenti mirati grazie alle voci degli stessi autori e delle stesse autrici che passano sulle nostre pagine per raccontare i loro lavori.
Nelle ultime occasioni abbiamo avuto modo di scoprirne di più di “Tanto domani muori” di Antiniska Pozzi, “Come in uno specchio” del Prof. Flavio Caroli ed “Elohim. L’ombra del principio” di Andrea Cascia. Oggi la lente d’ingrandimento si posa su “Le ottanta domande di Atena Ferraris”, il nuovo romanzo della serie firmata da Alice Basso e pubblicata da Garzanti. E proprio Alice Basso ci ha portato a scoprire i retroscena del suo lavoro sul libro.
LE OTTANTA DOMANDE DI ATENA FERRARIS, UN ROMANZO TRA INDAGINI FUORI DAGLI SCHEMI E RIFLESSIONI INTROSPETTIVE
Ciao Alice, passo subito a te la parola per le presentazioni: cosa troviamo nel tuo "Le ottanta domande di Atena Ferraris"?
"Buongiorno! Dunque, "Le ottanta domande" è il secondo episodio delle storie di Atena Ferraris (il primo, dell'anno scorso, si intitolava "Le ventisette sveglie di Atena Ferraris": noti un filo conduttore?). La protagonista ha trent'anni, un mestiere curioso - fa l'enigmista: crea e pubblica online una rivista di giochi ed enigmi ogni settimana -, ma soprattutto è neurodivergente, per l'esattezza AuDHD (ossia autistica di livello 1, il più "mimetizzabile", con anche ADHD, ossia il disturbo dell'attenzione). Questo fa di lei un personaggio che spesso si sente inadeguato nel mondo, costruito per i neurotipici, ma anche in possesso di una mente che funziona in maniere colorite e imprevedibili. E infatti suo fratello gemello, che fa lo scrittore e adora ficcarsi nei guai per trovare ispirazione per i suoi thriller, adora coinvolgerla nelle sue investigazioni, perché Atena nota cose e ragiona in maniere che non per tutti sono... normali. In questo secondo episodio, una nuova amica dei due fratelli viene ricattata sul lavoro, e Febo si inventa una maniera bizzarra per entrare nei suoi uffici e cercare di scoprire chi sia il misterioso ricattatore."
Atena, come ci dicevi, è neurodivergente, e questo, ai fini della narrazione, si materializza in costanti flussi di coscienza che spesso la portano a divagare e a perdere il focus (da manuale, se si pensa alla diagnosi di cui sopra). Com'è dare voce ai pensieri di un personaggio come la protagonista della tua serie? Come funziona il processo creativo in tal senso?
"È una sfida, infatti, e come tutte le sfide è molto stimolante! Atena parla in prima persona, cioè noi viviamo la vicenda come se fossimo dentro la testa di Atena, e quindi è doveroso che seguiamo i suoi pensieri, le sue digressioni, le sue parentesi, che notiamo i dettagli che nota lei e ci ricordiamo improvvisamente delle cose quando se ne ricorda lei. Per rendere al meglio questo "saltare di palo in frasca", mi sono inventata un trucchetto stilistico: ogni tanto, quando ad Atena arrivano un'idea o un'illuminazione improvvise che interrompono il flusso dei suoi ragionamenti, la frase si interrompe a metà e la nuova idea irrompe di punto in bianco, a volte lasciando la frase precedente a metà di una parola. È la cosa più vicina, diciamo, graficamente, a quello che succede davvero in un cervello ADHD!"
Quanta responsabilità senti nel trattare un argomento come le neurodivergenze? E quanto pensi che sia importante inserire l'argomento in una narrazione romanzesca per poter "normalizzare" un argomento visto ancora con moltissima diffidenza?
In effetti è molto difficile parlare di questo argomento, perché ci sono altissime probabilità di trovarsi davanti a un pubblico incredibilmente polarizzato, persone che ne sanno cento e persone che ne sanno zero. L'obiettivo è far sì che le persone che ne sanno zero si interessino almeno quel tanto da far loro desiderare di arrivare a saperne quindici. Per far questo, bisogna stare molto attenti a essere accattivanti (ma anche precisi nel parlare di argomenti così seri). Fortunatamente le persone che ne sanno cento - che in genere arrivano a saperne cento perché sono direttamente toccate dal problema - dimostrano di essere molto contente di questo trattamento. E collaborano, sono divertite dalle avventure di Atena e sanno anche loro che sotto forse c'è, diciamo così, uno scopo più ampio.
IL RITORNO DI ATENA, L’ULTIMA TRA LE PROTAGONISTE DELL’AUTRICE
Questo è il secondo volume della serie: com'è stato tornare sul personaggio? C'è stata qualche nuova sfida con cui hai dovuto confrontarti (o anche che ti sei posta tu, personalmente) dopo l'esordio di Atena in "Le ventisette sveglie di Atena Ferraris"?
"Scrivere di Atena è un casino. Il tema è super interessante - almeno per me - e nel corso dello scorso anno, andando a presentare il libro in biblioteche e librerie, l'incontro con le persone mi ha fatto capire che si tratta di un argomento più diffuso e sentito di quanto persino io avessi immaginato. Però le storie devono essere accattivanti anche per chi non ha mai sentito parlare di neurodivergenza e vuole semplicemente un giallo divertente, e infatti è così che si arriva a far conoscere le cose a sempre più gente. Questo significa che devi sempre avere un occhio alla validità scientifica di quello che racconti e uno al ritmo, allo humour, alla suspense. Non è facile: infatti sono piena di consulenti, alcuni preposti a curare che non dica scemenze sul fronte delle neuroscienze, altri a badare che la storia e lo stile restino brillanti. E in mezzo ci sono io che mi sento come il protagonista di quel film, Split, con le sue personalità multiple, ah ah!"
Si può dire - i fatti lo confermano - che tu sia un'esperta di serie, considerando questa di Atena, quella della ghostwriter Vani Sarca e quella della dattilografa Anita Bo. Qual è il segreto per fare funzionare una saga narrativa?
"Credo che qualche teorico della letteratura l'abbia formulato meglio di me e credo anche che ogni mio collega abbia la sua personale interpretazione della cosa, ma, per quel che mi riguarda, io trovo che prendere in mano un nuovo volume di una serie a cui si è affezionati sia come tornare in vacanza in estate nel tuo posto del cuore. Ci hai lasciato i tuoi amici e le avventure che avete vissuto insieme. Ti fa piacere rivederli dopo i mesi trascorsi dall'ultima volta, dovete aggiornarvi a vicenda, vuoi riprendere da dove vi siete lasciati. Ti senti a casa e in una compagnia a cui vuoi bene e a cui associ un momento di avventura condivisa. E credo che questo effetto si ottenga soprattutto cesellando i personaggi, rendendoli vitali, simpatici e memorabili, proprio come amici da cui il lettore abbia voglia di tornare da un anno all'altro."
Per le diverse serie hai scelto tutte protagoniste al femminile: c'è un motivo specifico dietro questa decisione?
"Ma sai che non credo? In effetti, in mezzo ho scritto un libro per ragazzi in cui la voce narrante è quella di un undicenne (maschio). Ma un qualche motivo, anche inconscio, per cui di solito racconto ragazze, dev'esserci per forza! Forse una maggiore facilità all'identificazione. Anche se, diciamocelo: con Vani Sarca, tostissima, dark e misantropa, e Anita Bo, bruna tutta curve, semmai l'identificazione è un miraggio da agognare!"
Se questo tuo ultimo libro fosse una canzone, quale sarebbe?
"Ah, ce n'è una che non a caso nomino nel primo libro (la scusa è che uno dei personaggi suona e canta in una band, quindi ho il pretesto per parlare un sacco anche di musica, cosa che mi piace molto fare perché suono e canto pure io, eh eh): un pezzo dell'anno 2000 intitolato “It Takes A Fool To Remain Sane” (dei The Ark, ndr), che potremmo tradurre un po' liberamente con "bisogna essere un po' pazzi per non uscire di testa"..."
Hai già piani definiti per il futuro? Tornerà Atena o hai qualche nuovo personaggio che comincia a prendere forma?
"Io ho questa, uhm, perversione numerico-organizzativa (non so veramente come chiamarla): scrivo serie di cinque libri l'una. Non c'è una vera ragione: la mia testa s'è convinta da sé che cinque sia il numero giusto per affezionarsi ai personaggi e alla storia ma anche per non annoiare. È stato così per Vani ed è stato così per Anita, ed è andata bene, quindi... se tutto va bene, anche Atena dovrebbe avere anche lei i suoi cinque libri. E spero davvero che vada tutto bene, perché le scalette di tutti i libri, fino al quinto, sono già pronte, e non vedo l'ora di scrivere tutta la storia!"
