Lavoratori indiani trattati come schiavi nel cantiere del consolato Usa a Milano, fermato un manager del colosso Caddell

Lavoratori indiani trattati come schiavi nel cantiere del consolato Usa a Milano, fermato un manager del colosso Caddell

Lavoratori indiani trattati come schiavi nel cantiere del consolato Usa a Milano, fermato un manager del colosso Caddell


31 maggio 2026, ore 18:07 , agg. alle 18:19

Ulas Demir è stato bloccato a Bergamo, stava per scappare in Turchia

A Milano disposto il fermo  per pericolo di fuga di Ulas Demir, indagato nell'inchiesta sul caporalato per il restauro e la costruzione, nel capoluogo lombardo, del nuovo Consolato Usa insieme alla società americana Caddell Construction Co. Il 46enne manager turco, della branca italiana di Caddell, è stato fermato all'aeroporto di Orio al Serio, a Bergamo,  dove stava partendo con la famiglia alla volta di Istanbul. Sulla scia delle violazioni riscontrate in occasione del controllo giudiziario effettuato il 29 maggio nel cantiere, a Demir in  una telefonata, intercettata, sarebbe stato chiesto da un presunto, sconosciuto, superiore di lasciare il nostro Paese, secondo i pm che seguono l’inchiesta in cui sono indagati Demir e la Caddell per la responsabilità amministrativa degli enti. “Meglio che vieni per le ferie in Turchia” avrebbe detto l’interlocutore del manager. Da quanto ricostruito in seguito alle indagini dei carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro, nel cantiere del nuovo consolato americano sarebbero stati impiegati lavoratori indiani in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno, in una situazione di "para-schiavismo". I manovali, reclutati dalla Dynamic House di Nuova Dehli,  ricevevano una paga di meno di tre euro l'ora ed erano costretti a lavorare sei giorni su sette, tra le 10 e le 12 ore. Il salario si aggirava sui 1200-1500 euro a cui, però, venivano tolti quasi 900 euro per vitto e alloggio. Non è tutto. Il meccanismo di assunzione prevedeva il conferimento di 5mila euro a "intermediari" che si occupavano dei permessi per arrivare in Italia, tra insulti, botte e minacce.



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