La Strage di Bologna, oggi il 40° anniversario dell’attentato più grave della storia repubblicana

La Strage di Bologna, oggi il 40° anniversario dell’attentato più grave della storia repubblicana

La Strage di Bologna, oggi il 40° anniversario dell’attentato più grave della storia repubblicana


Oggi, l’anniversario dell’eccidio alla stazione del 1980, che causò 85 morti e oltre 200 feriti. Gli esecutori neofascisti, mentre i mandanti e il loro disegno non hanno ancora una verità giudiziaria

Quarant’anni fa. Molti di noi non c’erano, moltissimi altri erano bambini, potevano appena cogliere il senso di quanto stesse accadendo, attraverso le reazioni dei propri genitori. Era un giorno d’agosto di un’estate già segnata dalla strage di Ustica. L’Italia non si era ancora ripresa dal dramma del Dc-9 dell’Itavia, ma cercava di respirare una normalità vacanziera, quel 2 agosto. Poi, l’impensabile. Anche per gli standard degli anni di piombo, di quella lunga stagione di sangue, terrore e misteri cominciata nel 1969, in Piazza Fontana.

Non esiste una classifica del terrore, non si può fare la conta delle vittime e mettere freddamente in sequenza un attentato dietro l’altro, una bomba dopo l’altra. Eppure, gli 85 morti e oltre 200 feriti della stazione di Bologna sono qualcosa che ancora oggi, nel solo scriverlo, ti lascia senza capacità di commento. Figurarsi, poi, andare oltre la mera cifra e guardare uno ad uno quei volti, leggere anche solo sommariamente le note biografiche, perché si trovassero lì, alle 10:25 del 2 agosto 1980.

Le infinite casualità, che portarono 85 vite a spezzarsi, in un disegno criminale che oggi conosciamo nelle sue linee generali, ma per cui non possiamo ancora dire di avere una soddisfacente verità giudiziaria. Se gli esecutori materiali sono noti e condannati in via definitiva, Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini (a cui va aggiunto Gilberto Cavallini condannato solo in primo grado), quella dei mandanti è tutta un’altra storia. La procura di Bologna li ha individuati in quattro nomi. Non ci sono più tutti da tempo, il capo della P2 Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario tedeschi. Loro avrebbero voluto la strage, affidandola al gruppo neofascista, in cambio di un totale di 5 milioni di dollari, in parte versati su conti in Svizzera e in parte consegnati in contanti. Questo sarebbe stato il prezzo di una strage orrenda, per chi pianificò ed eseguì l’eccidio.

Il disegno più ampio andava ben oltre Fioravanti e la Mambro, questo lo abbiamo praticamente sempre saputo. Il piano generale non può essere compreso, però, senza legare Bologna e la sua tragedia alla guerra fredda e al complesso degli eventi che abbiamo imparato a definire la ‘strategia della tensione’. Come detto, i presunti mandanti sono tutti morti e non potremo chiedere loro quale fosse l’obiettivo finale, a quale perverse fantasie si fossero dedicati. Dove volessero condurre più docilmente un’Italia terrorizzata e sbandata dalla bomba alla stazione. Non lo sapremo mai dai protagonisti, ma non è pensabile arrendersi e rassegnarsi a non scoprirlo. Non ci è concesso, né oggi, né mai. Per la suprema memoria delle 85 persone che trovarono la morte quel giorno - 33 di loro avevano tra i 18 e 30 anni e 7 vittime erano bambini e ragazzini fra i 3 e i 14 - ma in definitiva per ciascun cittadino. Chi c’era e chi è arrivato dopo.

Lo Stato saremo noi, se sapremo non fermarci, fino a quando l’ultimo mandante, l’ultimo progetto eversivo sarà stato svelato. Sarà così fatta giustizia, ma anche costruita una memoria condivisa, giudiziaria e storica, su cui rafforzare ulteriormente la nostra democrazia. Che era, non dimentichiamolo mai, il vero obiettivo di quella assurda bomba d’estate.


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2 agosto 1980
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Strage di Bologna

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