L’occhio di Gaudì, Marta Palazzesi ci porta a scoprire il suo nuovo libro

L’occhio di Gaudì, Marta Palazzesi ci porta a scoprire il suo nuovo libro

L’occhio di Gaudì, Marta Palazzesi ci porta a scoprire il suo nuovo libro Photo Credit: "L'occhio di Gaudì" di Marta Palazzesi, Vallecchi Firenze


Un viaggio indietro nel tempo, che immerge lettori e lettrici nelle atmosfere tumultuose, socio-culturalmente parlando, della Barcellona di un secolo fa

Si aprono le danze letterarie del fine settimana, il momento in cui andiamo alla scoperta dei migliori libri da leggere del momento. Qualcosa che avviene ad ampio respiro nella giornata di domenica, complice la selezione di quattro titoli che, di volta in volta, prende in esame le principali novità di recente approdo in libreria.

Le novità a tema libri sono però protagoniste anche nella giornata di sabato, quando il racconto di ciò che troviamo tra le pagine passa dagli stessi autori e dalle stesse autrici che passano a trovarci. Come accaduto nelle ultime occasioni con Silvio Perrella per il suo “Giùnapoli” (Neri Pozza), oppure con Ivan Cotroneo per il suo “grande” (La nave di Teseo).

Oggi quello che ci aspetta è un tuffo nel passato, in una storia che si muove all’ombra di una figura chiave della storia dell’arte contemporanea. Sono queste le premesse alla base de “L’occhio di Gaudì”, il libro di Marta Palazzesi pubblicato da Vallecchi Firenze.


L’OCCHIO DI GAUDÍ, IL RACCONTO CHE NARRA DI UN’EPOCA STORICA

Ciao Marta, e benvenuta. Per le presentazioni lascio subito a te la parola: cosa troviamo nel tuo nuovo libro, "L'occhio di Gaudí”?

“L'occhio di Gaudí è un romanzo storico ambientato nella Barcellona del 1925/1926; segue le vicende di Gabriel, un giovane di ventidue anni che giunge in città con la speranza di mettersi in contatto con la famiglia del padre, morto sulle Ramblas per mano dell'esercito quando lui aveva appena cinque anni, durante la Semana Tragica del 1909. Gabriel viene accolto con calore da zii e cugini e, almeno inizialmente, sembra trovare il proprio equilibrio, ma dopo qualche settimana un ritrovamento inaspettato lo porta a dubitare di quanto gli è stato raccontato in merito alla morte del padre. Ha così inizio una vera e propria indagine che metterà in discussione tutto quello che sa, o crede di sapere. Sullo sfondo, la Barcellona modernista di Gaudí, da cui Gabriel resta ammaliato, e l'amore per una donna decisa a sfidare le regole sociali e la legge per realizzare il proprio sogno di diventare architetto.”


Da dove arriva l'ispirazione per questa storia? Com'è nata l'idea di contestualizzare il racconto in quel periodo storico e intorno all'opera (e alle opere) di Gaudí?

“L’idea di un romanzo che raccontasse Barcellona e Gaudí arriva sicuramente dalla mia laurea in Architettura e dall’anno di studio all’estero, a Valencia, che è anche la città in cui il protagonista del romanzo cresce. Nel corso della mia permanenza in Spagna ho visitato Barcellona diverse volte, approfondendo il modernismo e la figura di Gaudí, un artista a tutto tondo con una visione molto precisa dell’arte e dell’architettura che ha perseguito i proprio obiettivi senza piegarsi alle convenzioni. Non è un caso che il romanzo si apra con una citazione del professore di Architettura di Gaudí, Elias Rogent, che, nel giorno della laurea del suo alunno, ha dichiarato: “Hemos dado el título a un loco o a un genio, el tiempo lo dirá.” E direi che il tempo ha confermato Gaudí come uno dei più grandi architetti/artisti/creatori di cui abbiamo la fortuna di poter ammirare le opere. A tutto questo si è andato a sovrapporre il mio interesse per la storia e la politica spagnole, per la figura femminile e la sua percezione all’interno di un regime dittatoriale come quello di Primo de Rivera.”


Ti eri posta un obiettivo (o più d'uno) specifico nello scrivere questo libro?

“La mia intenzione era scrivere un romanzo che, al di là della vicenda più strettamente legata ai protagonisti, potesse offrire uno spaccato fedele della Barcellona di quegli anni, non solo dal punto di vista politico e sociale ma anche “visivo”. Mi piacerebbe che i lettori, aprendo il mio libro, avessero la sensazione di trovarsi proprio fra quelle strade, fra quei palazzi, davanti a quei monumenti.”


Domanda a là "è nato prima l'uovo, o la gallina": il tuo libro è nato come strumento per narrare la storia di Gabriel e di tutto il cast di personaggi (intrecciando il tutto alle opere di Gaudí), o viceversa, per sottolineare l'importanza della figura di questo architetto nelle vite dei catalani attraverso le storie dei diversi personaggi?

“Direi che il libro è nato come una stratificazione di intenzioni e desideri: celebrare Gaudí, mostrare la Barcellona della dittatura, raccontare l’irrequietezza di chi ancora non ha trovato il proprio posto nel mondo. La storia di Gabriel non poteva che intrecciarsi con quella di Gaudí, questo è certo; in caso contrario, sarebbe nato un libro completamente diverso, magari ambientato a Valencia.”


UN ROMANZO CHE VIVE DI EQUILIBRI

Nel corso della storia scendi in dettagli molto precisi nel descrivere la Barcellona dell'epoca. Quanto lavoro di ricerca ti è stato necessario per riuscire a ricostruire tutto, dalla città di quegli anni fino agli elementi storico-sociali-culturali?

“La parte di ricerca storica è sempre molto entusiasmante perché ti porta a fare scoperte o a trovare reperti che spesso mettono in moto tutta una serie di cambiamenti all’interno della trama che non avevi preventivato. Fortunatamente, la Barcellona di quegli anni è ben documentata e non ho avuto difficoltà nel reperire i giornali dell’epoca, in particolare ‘La Vanguardia’, per avere un’immagine chiara del clima politico e sociale. La fotografia era piuttosto diffusa in quegli anni, e anche in questo caso non ho avuto problemi nel raccogliere immagini, anzi. La descrizione del corteo funebre di Gaudí nasce proprio dalla rielaborazione delle fotografie di quel momento e alcuni articoli di giornale. La difficoltà, quando si lavora a un romanzo storico, in realtà è quella di organizzare il materiale reperito e capire cosa può entrare all’interno dell’economia narrativa o cosa, invece, debba essere accantonato, seppur a malincuore.”


Qual è stata la cosa più complessa nel lavorare a questo libro? E, guardando all'altro lato della medaglia, quella più gratificante?

“La difficoltà nello scrivere questo libro è stata quella di tenere tutti i vari elementi messi in campo nel giusto equilibrio. Per fare un paragone, scrivere un libro, per me, è un po’ come cimentarmi in un dolce di alta pasticceria: richiede le giuste dosi, le giuste quantità e i giusti tempi. La gratificazione maggiore è stata quella di arrivare al termine della stesura, rileggere tutto e sentirmi soddisfatta. Il libro è esattamente come volevo che fosse, il che non significa che sia “perfetto”, ma è come l'avevo immaginato e desiderato. Il che, per uno scrittore, è un ottimo traguardo.”


Se il tuo libro fosse una canzone, quale sarebbe?

“In onore dei protagonisti del libro ti direi la cobla, un’orchestra tradizionale catalana le cui melodie accompagnano la sardana, la danza tipica della Catalogna.”


Sguardo al futuro e ai prossimi progetti. C'è già qualcosa che bolle in pentola?

“Nella mia pentola bolle sempre qualcosa! Al momento sto lavorando a un romanzo storico per ragazzi e sto imbastendo la ricerca per il mio prossimo romanzo per adulti, che sarà ambientato in Italia. Quest’estate ne approfitterò per fare qualche sopralluogo e porre le basi alla lavorazione della storia.”


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