L'inchiesta su Cinturrino, trasferiti i quattro agenti che erano con l'assistente capo quando fu ucciso Mansuori

L'inchiesta su Cinturrino, trasferiti i quattro agenti che erano con l'assistente capo quando fu ucciso Mansuori

L'inchiesta su Cinturrino, trasferiti i quattro agenti che erano con l'assistente capo quando fu ucciso Mansuori Photo Credit: Ansa/


I quattro sono indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, l'indagine si allarga, Cinturrino chiede perdono con una lettera scritta in stampatello

Sono stati trasferiti i quattro agenti della Polizia di Stato indagati nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'arresto di Carmelo Cinturrino, l'assistente capo del Commissariato Mecenate arrestato per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri avvenuto il 26 gennaio scorso nel 'boschetto' di Rogoredo, a Milano. I quattro sono stati trasferiti ad incarichi non operativi in sedi diverse dal Commissariato in cui prestavano servizio. I quattro agenti trasferiti dal commissariato Mecenate sono quelli che il pomeriggio del 26 gennaio erano impegnati in un controllo anti-droga nel boschetto di Rogoredo, insieme con l'assistente capo Carmelo Cinturrino, in carcere da lunedì con l’accusa di omicidio volontario di Abdherraim Mansouri. I quattro, indagati dal pm Giovanni Tarzia per favoreggiamento e omissione di soccorso, sono stati assegnati in uffici non operativi della Questura di Milano. Non è da escludere che a questi quattro trasferimenti ne seguiranno altri, con il prosieguo delle indagini, che mirano a far luce non solo sull'omicidio di Mansouri e sul successivo tentativo di messinscena, ma in generale sulla condotta di Cinturrino, in forze al commissariato Mecenate dal 2010. Com'è possibile che un assistente capo godesse di tanta libertà, senza rendere conto dei suoi spostamenti ai superiori? Eppure di dirigenti in questi 26 anni al commissariato, guidato da un anno e mezzo da Osvaldo Rocchi, se ne sono succeduti moltissimi. Un turnover che non è altrettanto rapido per le qualifiche più basse in polizia. L'assistente capo Cinturrino, infatti, ha trascorso tutta la sua carriera a Mecenate, un commissariato con una zona di competenza tanto grande quanto delicata per Milano. Anni che sicuramente gli hanno fatto acquisire una conoscenza profonda, forse troppa, della prima piazza di spaccio del Nord Italia. E magari un ruolo tutto da scoprire, che andava al di là della sua qualifica L'intenzione del capo della polizia Vittorio Pisani è arrivare alla sua destituzione, senza attendere il rinvio a giudizio. I tempi del procedimento disciplinare, però, non sono immediati: il questore di Milano deve dare l'incarico a un funzionario, che avrà il compito di istruire la relazione sull'accaduto e contestare - con tutte le garanzie procedurali del caso - eventuali addebiti a Cinturrino.


Il pentimento

"Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto. ma mi sono sentito disperato". Lo scrive in una lettera consegnata al suo legale, avvocato Piero Porciani, l'assistente capo della Polizia di Stato Carmelo Cinturrino, Nella missiva, scritta in stampatello, il poliziotto precisa di "essere stato sempre onesto e servitore dello Stato" e conclude chiedendo di nuovo scusa: "perdonatemi, pagherò per il mio errore".

La difesa d’ufficio del Ministro

"Quanto accaduto a Rogoredo è uno stimolo a lavorare con ancora più forza e determinazione. Di fronte a un fatto così grave e doloroso, la Polizia di Stato ha dimostrato di saper rispondere con equilibrio, professionalità e senso delle istituzioni. Trovando al suo stesso interno le risorse per reagire, lavorando con tempestività e senza esitazioni per accertare la verità. Le strumentalizzazioni di chi in questi giorni ha provato ad azionare la macchina del fango non scalfiranno il legame tra cittadini e forze dell'ordine". Lo dice al Giornale il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. Fa male perché sappiamo quanto sia fragile la fiducia che la gente ripone in noi. Ma proprio per questo non ci fermeremo: continueremo a essere i primi a chiedere conto, a pretendere chiarezza, a proteggere chi ha scelto questa strada con onestà".



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