L’amore malfatto, corpi imperfetti in cerca del proprio posto nel mondo: Giusy Sardella ci racconta il suo libro
L’amore malfatto, corpi imperfetti in cerca del proprio posto nel mondo: Giusy Sardella ci racconta il suo libro Photo Credit: "L'amore malfatto" di Giusy Sardella, Fazi Editore
28 marzo 2026, ore 09:00
Una storia che ci riporta verso metà del ‘900, con i personaggi che vivono in un paese abruzzese che vedono avvicinarsi le lunghe ombre della guerra
Si rinnova l’appuntamento con il mondo dei libri, un frangente che nel fine settimana trova il suo ecosistema all’interno delle nostre pagine online. Lo fa nella rubrica dedicata ai migliori libri da leggere, che ogni domenica va alla scoperta delle novità più interessanti in arrivo dal panorama internazionale (con qualche incursione anche tra i titoli che arrivano da penne italiane), ma lo fa anche il sabato grazie al racconto degli addetti ai lavori.
In questo frangente a intervenire sono proprio loro, autori e autrici, che passano a raccontarci i dietro le quinte delle loro pubblicazioni più recenti. Come con Piergiorgio Pulixi e il suo “Il nido del corvo” (Feltrinelli), o ancora Giuliano Pasini e il suo “Il silenzio che resta” (Piemme). Qualcosa che avviene anche oggi con Giusy Sardella, che è passata a raccontarci il suo “L’amore malfatto”, pubblicato da Fazi Editore.
L’AMORE MALFATTO, VITE TURBOLENTE IN UN PERIODO DI GRANDI TRASFORMAZIONI
Ciao Giusy, e benvenuta. A te l'onere delle presentazioni: cosa troviamo nel tuo "L'amore malfatto"?
“Ciao! Ne “L’amore malfatto” troviamo innanzi tutto la storia di una ossessione: l’attrazione violenta fra Angela, ragazza menomata dalla polio, e il giovane perditempo Gaetano, in un piccolo paese abruzzese. Le loro vicende si svolgono fra l’estate e l’autunno del ’43, periodo di trasformazioni violente e incredibili in Italia. La suggestione del cambiamento improvviso, e in generale della mutazione è un tema affascinante e mi ha sicuramente ispirato personaggi come Nino, il nipote ermafrodita di Angela, ma anche Isolina la levatrice del paese, tenutaria del libro dei nati, dei defunti e di altri segreti di Petrara, e un disertore tedesco albino. Nella narrazione il paesaggio e la natura si interpongono continuamente fin quasi ad inciderne la trama, assumendo le forme di animali magici, spiritelli, oppure soltanto come presenza simbolica. In questo scenario anche i legami fra mondo ordinario e mondo fantastico si intrecciano nel quotidiano e i corpi difformi, che caratterizzano fortemente molti personaggi della storia, sono inclini a riconoscere i segnali di una regia sottile: è diverso il loro ascolto del mondo così come è diversa la loro fisicità che li rende esposti all’incanto ma pure al male. Penso che nel romanzo si possa trovare anche un mio desiderio di vedere oltre la realtà più concreta e manifesta non per tentare qualsiasi indagine introspettiva, ma soltanto per semplice e direi morbosa curiosità. Credo che l’immagine di copertina in parte rifletta questo sguardo curioso sugli altri e sull’universo, e la voglia di scoprirlo con tutti i sensi. E intendo proprio tutti! Leggendo le recensioni ho trovato spesso aggettivi come “materico” e “sensoriale” riferiti al romanzo, e ne sono stata felice.”
Come nasce l'idea alla base del romanzo? C'è qualche ispirazione particolare, o un momento in cui la storia ha preso forma?
“Ognuno di noi si porta dentro dei luoghi. Un bosco, un cortile dismesso, la casa dei nonni, lo scorcio di case visibile dalla finestra di una stanza; luoghi della memoria dove capita a volte di tornare con la mente cercando qualcosa di noi che è andata perso o per riconoscerci di nuovo. Ecco, all’inizio avevo un paesaggio. Per rappresentarlo occorreva una storia dove i personaggi, ribaltando la prospettiva, facessero quasi da sfondo per raccontare di colline, montagne, uno squarcio di mare, l’abside di una chiesa ma soprattutto della natura; dentro quel luogo. Così è nato “L’amore malfatto”, anche se poi non ho ben capito come questi personaggi e le storie siano usciti dalla mia penna. Avendo a che fare con loro, mentre scrivevo, mi sono persino divertita a chiedermi a chi somigliassi di più, dove ero io. Credo di averlo scoperto da pochissimo, molto dopo che il romanzo era uscito. E mi sono sorpresa.”
Come mai hai scelto proprio questo titolo?
“Difficile spiegare il motivo senza fare dello spoiler, ma sarà chiaro ai lettori ad un certo punto della storia.”
Uno degli argomenti centrali delle narrazioni è quello delle imperfezioni del corpo: com'è stato lavorare a questa storia in un momento storico in cui, con il ricorso alla chirurgia estetica, oggi si mira a sistemare anche il più piccolo difetto?
“Si, nel romanzo ci sono personaggi che possiedono corpi difformi. Lo sono perché non rispettano gli standard fisici, oppure per delle caratteristiche incomprensibili se non addirittura misteriose o semplicemente a causa di menomazioni corporali; eppure, ciascuno di essi è in grado di provocare una sorta di attrazione. Nel romanzo i corpi difformi rappresentano l’ anomalia che, come in un algoritmo genetico, indica una potenzialità, un cammino da percorrere. Certo mi rendo conto però quanto possa essere difficile convivere con delle difformità fisiche, soprattutto se importanti. Tuttavia, sono attratta dalle imperfezioni anche per l’incredibile potenzialità che riescono a sviluppare. Cervello e psiche tendono a compensare sviluppando abilità straordinarie, come tutti ben sappiamo, ma anche e soprattutto empatia e sensibilità a volte esasperate. Questo tipo di ricettività appartiene anche a chi è diverso, in modo meno importante, o si sente differente non a livello corporeo, ma perché semplicemente non è omologato a degli standard riconosciuti e stabiliti nell’ambiente dove si trova a vivere. Provo singolare attrazione per questo tipo di percezioni, riconosco una capacità originale di intendere e sentire le cose, prospettive da indagare spesso inaspettate o rivelatrici. Per quanto riguarda la non completa accettazione anche di piccoli difetti estetici o dei segni del tempo, ad esempio, non critico affatto la necessità di intervenire con correzione chirurgiche, a volte sicuramente raccomandabili a meno che non diventino una vera forma di limitazione individuale da cui è difficile liberarsi. Bisogna fare attenzione e non dimenticare che la nostra aspirazione non è essere perfetti. Ma essere felici. E non è così facile e scontato capire come arrivarci. Provano a confonderci. (Ma pazienza: le infelicità sono ottimo materiale per gli scrittori).”
UN RACCONTO CHE MIRA A RICHIAMARE RICORDI E SUGGESTIONI
Avevi un target preciso, in fatto di lettori e lettrici, quando scrivevi?
“Credo di si. Forse senza rendermene conto mentre scrivevo mi rivolgevo a chi, come me, è affascinata dal suono delle parole, dalla loro capacità di evocare ricordi, immagini o semplicemente dal modo in cui, combinate in un certo modo, creano suggestioni. Dei versi di Ungaretti recitano: “ in un canto di ponte contemplo l’illimitato silenzio di una ragazza tenue”. E mi dico come mi risuona quel “canto di ponte” all’ inizio, e come scorgo il profilo della ragazza definita incredibilmente “tenue”! Un'altra parola non avrebbe prodotto così tanta meraviglia. Ecco, il mio target è raggiungere chiunque ami farsi irretire dal suono delle parole, e per i quali mi sforzo a ogni frase. Scrivevo per suscitare la loro approvazione, e anche per tutti quelli a cui capita, e capitato o capiterà di essere non conforme, non adeguato.
Anche l'ambientazione ha un suo peso specifico (importante) nell'economia della storia, che vive di una spiccata territorialità anche grazie al dialetto nei dialoghi tra i personaggi…
“Quando scrivo cerco di stare dentro la scena che racconto. Intendo proprio lì, seduta su un prato o coi piedi nell’acqua, accanto a un fuoco o malata in un letto. Così, quando ero in cucina con Angela e Nino, in un paesino d’Abruzzo mentre parlavano fra loro, i dialoghi non potevano che essere quelli che udivo. Anzi no, scusate! Che immaginavo di udire.”
Se il tuo libro fosse una canzone, quale sarebbe?
“Vorrei dire, se mi posso permettere il paragone, “Fix you” dei Coldplay. Per alcune parole del testo e per il ritmo che cambia completamente, a un certo punto della narrazione.”
L'amore malfatto è ora in libreria e sugli scaffali di casa di lettori e lettrici: cosa si prospetta per te nel prossimo futuro? Ci sono nuovi progetti su cui sei già al lavoro? O magari qualche progetto ancora in via di formazione a cui però ti piacerebbe lavorare?
“Ho passato tanto tempo concentrandomi solo sul mio lavoro di ingegnere meccanico, attenta a tenere a bada le storie e personaggi dentro la mia testa, e ora che ho aperto il ripostiglio stanno spingendo per uscire, tutti insieme. Mi sforzo ancora di tenerli in attesa, perché vorrei scrivere un romanzo in particolare. Scenderò dal Gran Sasso per raggiungere finalmente il mare. Con una storia completamente diversa. A meno che qualcuno non mi chieda come va a finire fra Angela e Gaetano!”



