Iran, repressione senza freni: testimonianze choc da Teheran tra morti, arresti e blackout informativo

Iran, repressione senza freni: testimonianze choc da Teheran tra morti, arresti e blackout informativo

Iran, repressione senza freni: testimonianze choc da Teheran tra morti, arresti e blackout informativo Photo Credit: ANSA FOTO


Racconti dai manifestanti parlano di sparatorie, ospedali al collasso e decine di vittime. Le proteste continuano nonostante arresti di massa, minacce e internet bloccato

Nelle notti di Teheran il silenzio è stato spezzato dal rumore degli spari, dalle urla e da slogan gridati al buio. È da questo scenario che emergono i racconti di chi, nonostante il blackout quasi totale delle comunicazioni, è riuscito a far filtrare all’esterno testimonianze drammatiche sulla repressione delle proteste che stanno attraversando l’Iran. Intervistati dai media internazionali, alcuni cittadini descrivono scene che parlano di una capitale trasformata in un campo di battaglia, con strade gremite, ospedali al collasso e un bilancio delle vittime in rapida crescita.


I RACCONTI ALLA CNN

Secondo i resoconti raccolti dalla Cnn, uomini e donne di ogni età hanno affollato i quartieri della città per giorni, sfidando la presenza massiccia delle forze di sicurezza. Una donna di circa sessant’anni ha raccontato di aver visto un ospedale con “corpi ammassati l’uno sull’altro”, mentre un anziano di settant’anni ha riferito che, nella serata di venerdì, militari armati di fucili avrebbero aperto il fuoco causando numerose morti. Le testimonianze parlano di una repressione condotta con armi da guerra e senza distinzione. In altri quartieri della capitale, alcuni manifestanti hanno spiegato di aver soccorso un uomo gravemente ferito: aveva decine di pallini conficcati nelle gambe e una frattura al braccio. Portarlo in ospedale si è rivelato quasi impossibile. “Era tutto fuori controllo”, hanno raccontato, descrivendo pronto soccorso sovraffollati e personale incapace di far fronte all’afflusso di feriti. In questo contesto, qualcuno arriva a una conclusione amara: senza una pressione esterna, il potere non sembra disposto a fare passi indietro.

LE ONG PARLANO DI CENTINAIA DI MORTI

Anche chi lavora nel sociale parla di un clima di terrore. Un’assistente sociale iraniana ha definito la manifestazione a cui ha partecipato un vero “incubo”, spiegando che le forze dell’ordine hanno usato proiettili, gas lacrimogeni e dispositivi elettrici contro la folla. Ha raccontato di aver visto una giovane colpita al collo con un’arma stordente fino a perdere conoscenza e di aver appreso che il figlio di una collega è rimasto ucciso durante gli scontri. Episodi che, secondo i gruppi per i diritti umani, non sono isolati. Il bilancio ufficiale resta incerto, ma le cifre fornite dalle organizzazioni indipendenti sono allarmanti. La Human Rights Activists News Agency ha aggiornato il numero delle vittime parlando di almeno 116 morti, quasi il doppio rispetto a poche ore prima, tra cui sette minorenni. La maggior parte sarebbe stata colpita da munizioni vere o da pallini sparati a distanza ravvicinata. Tra le vittime figurerebbero anche membri delle forze di sicurezza e un magistrato. Gli arresti supererebbero le 2.600 unità, secondo la stessa fonte.

LE MINACCE A TRUMP E ISRAELE

Sul piano politico, la tensione si riflette anche nelle dichiarazioni ufficiali. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha avvertito gli Stati Uniti che un eventuale attacco porterebbe Teheran a colpire Israele e le basi militari americane nella regione, definite “obiettivi legittimi”. Allo stesso tempo, le autorità iraniane continuano ad attribuire le proteste all’ingerenza straniera, in particolare di Washington, accusata di alimentare il malcontento nato dalla crisi economica e dall’inflazione.

IL BLACKOUT DI INTERNET CONTINUA

Nonostante la repressione e l’oscuramento di internet, nella notte di sabato nuove grida antigovernative hanno riecheggiato per le strade della capitale. Secondo l’Afp, si tratta del movimento di protesta più vasto degli ultimi tre anni. I sistemi di monitoraggio della rete, come NetBlocks, segnalano una connettività quasi inesistente da giorni, rendendo difficile verificare le informazioni. Dall’estero, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono “pronti ad aiutare” il popolo iraniano, mentre il capo della polizia nazionale, Sardar Radan, ha rivendicato l’arresto di quelli che ha definito i principali responsabili dei disordini, annunciando un ulteriore inasprimento dello scontro nelle strade.


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