Iran e Usa, bozza di accordo su Hormuz: ritiro militare e nuovo assetto commerciale

Iran e Usa, bozza di accordo su Hormuz: ritiro militare e nuovo assetto commerciale

Iran e Usa, bozza di accordo su Hormuz: ritiro militare e nuovo assetto commerciale   Photo Credit: EPA/ABEDIN TAHERKENAREH


27 maggio 2026, ore 18:30

Emergono dettagli sulla bozza tra Iran e Usa: ritiro militare e nuova gestione di Hormuz con l’Oman. Petrolio in forte calo sui mercati per attese di intesa in corso oggi

IL MEMORANDUM D'INTESA

La televisione di Stato iraniana ha diffuso nuovi dettagli sull’ultima versione del cosiddetto memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, un documento ancora in fase di definizione che potrebbe aprire la strada a un allentamento delle tensioni tra i due Paesi dopo anni di scontro. Secondo quanto riportato dai media internazionali sulla base della bozza, Washington avrebbe previsto il ritiro delle proprie forze militari dalle aree prossime ai confini iraniani e la fine del blocco navale che interessa alcuni scali della Repubblica Islamica. In cambio, Teheran si impegnerebbe a riportare i livelli del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz a quelli precedenti al conflitto entro un mese, con la gestione del transito delle navi affidata a un meccanismo congiunto che coinvolgerebbe anche l’Oman. Il piano, denominato “Memorandum di Islamabad”, prevede inoltre che un eventuale accordo definitivo raggiunto entro 60 giorni venga trasformato in una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Le autorità iraniane, attraverso l’emittente pubblica, hanno tuttavia sottolineato che il testo non può essere considerato definitivo. Teheran ha ribadito che non intraprenderà alcuna iniziativa senza verifiche concrete sull’attuazione dei punti contenuti nella bozza, mantenendo quindi una posizione prudente nonostante l’apertura diplomatica.


L'ALTOLA' DI TRUMP

L'Iran non avrà alcun allentamento delle sanzioni in cambio della rinuncia all'uranio altamente arricchito. Lo ha detto Donald Trump a Pbs sottolineando che l'Arabia Saudita dovrebbe aderire agli Accordi di Abramo. E' poi intervenuta la Casa Bianca: le trattative con l'Iran stanno procedendo bene. Il presidente ha chiarito le sue linee rosse. Lo staff del presidente degli stati Uniti in precedenza aveva smentito seccamente le indiscrezioni sul memorandum of understanding diffuse dai media iraniani, definendole "una totale invenzione". 

IL RUOLO DELL'OMAN

Parallelamente, Iran e Oman stanno lavorando alla definizione di un nuovo sistema per la gestione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. A confermarlo è stato il vice capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, Ali Bagheri, secondo cui le future procedure saranno profondamente diverse rispetto a quelle in vigore prima del conflitto con gli Stati Uniti. Intervenendo da Mosca, Bagheri ha ribadito che i contatti indiretti tra le due parti proseguono e che un’intesa potrà essere raggiunta solo affrontando in modo complessivo tutte le questioni ancora aperte. Sul piano politico interno e regionale, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha inviato un messaggio ai Paesi islamici in occasione dell’Eid al-Adha, sottolineando la necessità di rafforzare la cooperazione tra Stati musulmani per affrontare le crisi senza interferenze esterne. Ghalibaf ha parlato di una fase segnata da “aggressioni” contro il mondo islamico, sostenendo che l’unità tra Paesi della regione rappresenti la principale risposta alle pressioni esterne. Nello stesso contesto, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha rilanciato l’appello a una maggiore solidarietà tra Paesi islamici per contrastare guerre, discriminazioni e occupazioni in Medio Oriente e nell’area dell’Asia occidentale.

LA RISPOSTA DEI MERCATI

Sul fronte dei mercati energetici, le attese di un possibile accordo tra Washington e Teheran hanno avuto un impatto immediato sulle quotazioni del petrolio. Il Wti a New York ha registrato un calo del 5%, scendendo a circa 89 dollari al barile e rompendo la soglia psicologica dei 90 dollari, segnale di una forte reazione degli operatori alle prospettive di distensione geopolitica.


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