Il presunto cecchino italiano di Sarajevo respinge le accuse:"andavo in Bosnia solo per lavoro"

Il presunto cecchino italiano di Sarajevo respinge le accuse:"andavo in Bosnia solo per lavoro"

Il presunto cecchino italiano di Sarajevo respinge le accuse:"andavo in Bosnia solo per lavoro" Photo Credit: ANSA STONE MOUNTAIN Firma:ERIK S. LESSER


L'uomo, ora 80nne, faceva l'autotrasporatore all'epoca dell'assedio della città, quando secondo i servizi italiani e bosniaci, venivano organizzate squadre di cecchini da Trieste

Le strade di Sarajevo con i civili che cadevano colpiti da cecchini restano tra le immagini più forti del tremendo conflitto dei Balcani. Ponti, vialoni, con la gente costretta ad uscire, alla ricerca di beni di prima necessità, che spesso non tornava a casa. La capitale della Bosnia Erzegovina nel 1992 fu assediata con le forze serbo-bosniache che circondarono la città per impedire l'indipendenza della Bosnia dalla Jugoslavia, dando il via ad un conflitto dal sapore medievale che durerà anni e causerà migliaia di vittime, principalmente civili, in un blocco che fu il più lungo assedio della storia bellica moderna. Ad uccidere, si è sempre detto, non sarebbero stati solo militari e paramilitari locali, ma anche mercenari di vario tipo e nazionalità, che avrebbero avuto come base di partenza Trieste. G iuseppe Vegnaduzzo è il nome di uno degli indagati per omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti su cui sta lavorando la Procura di Milano nel quadro dell’inchiesta sui “cecchini del weekend”. Accusato di essere uno dei presunti sniper che pagavano per uccidere civili a Sarajevo durante l’assedio serbo-bosniaco, l’uomo, adesso 80enne, è stato sentito dagli inquirenti ha respinto ogni accusa, perché lui in “Bosnia ci andava sì, ma solo per lavoro” e i suoi racconti sarebbero stati ingigantiti e travisati dai testimoni.


L’interrogatorio e le testimonianze

Dopo aver sentito Vagnaduzzo nei prossimi giorni dovrebbe essere ascoltata anche la persona che avrebbe sentito l'80enne vantarsi della "caccia all'uomo" nella città dell'ex Jugoslavia. Questa persona avrebbe riportato il racconto di una donna che, a sua volta, lo ha riferito ad una cronista di una tv locale. Le testimonianze delle due donne sono tra gli elementi di prova. Tra le audizioni anche quella di Adriano Sofri, che all'epoca era inviato di guerra. Dalla sua deposizione sono emerse conferme relative all'esposto dello scrittore Gavazzeni, in particolare sulla figura dell'ex 007 dell'intelligence bosniaca, Edin Subasic, che ha riferito di aver avuto contatti all'epoca con il Sismi. Ha spiegato che l'ex servizio segreto italiano avrebbe avuto informazioni proprio dai servizi bosniaci, a inizio '94, sul fatto che i "tiratori turistici" partivano dalla città di Trieste. E che gli stessi servizi italiani avrebbero "interrotto" quei "safari", a cui prendevano parte persone di diversi Paesi, tanto che le indagini hanno un coordinamento anche internazionale. Alle trasferte verso la Bosnia avrebbero preso parte "tiratori turistici" italiani, così vengono chiamati negli atti, che coprono un'area che va dal Piemonte, alla Lombardia fino al Friuli, sull'asse Torino-Milano-Trieste. La Procura di Milano è stata la prima a mettere in campo gli accertamenti, ma ora c'è un coordinamento internazionale e si stanno muovendo anche autorità giudiziarie estere, le più attive quelle belga, francese e svizzera.

Il presunto cecchino

Originario di Savorgnano - piccola frazione di San Vito al Tagliamento (Pordenone) - durante l’assedio di Sarajevo, Giuseppe Vegnaduzzo, lavorava come autotrasportatore per un’azienda metalmeccanica italiana e si recava spesso nei Balcani per lavoro-.    ma ha detto, mai a Sarajevo. Secondo quanto emerso dalle indagini, pare fosse lo stesso a vantarsi dei suoi viaggi con i compaesani ma, al momento, non è chiaro se agisse in solitaria o facesse parte di un gruppo organizzato.



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