Il lungo viaggio di Franco Battiato: arriva il film dedicato al cantautore
Il lungo viaggio di Franco Battiato: arriva il film dedicato al cantautore
22 gennaio 2026, ore 19:00 , agg. alle 09:37
Il racconto ripercorre la storia dell'artista, dalle origini fino agli anni 90
Lo chiamavano "Cicciu", non Franco. E persino sua madre gli diceva che era brutto. Ma non perché si fosse rotto il naso giocando. "Picchì sì siccu!" (Perché sei secco, ndr.), diceva scherzosamente. Era stata lei a regalargli il pianoforte che tanto desiderava da bambino e accanto al quale dormiva. Lo stesso strumento che poi il padre avrebbe rivenduto all'insaputa di tutta la famiglia dopo poco tempo.
"Franco Battiato. Il lungo viaggio" arriva in sala il 2, 3 e 4 febbraio e si candida a essere uno dei biopic meglio realizzati dalla nostra cinematografia. Il film, firmato dal regista Renato De Maria, racconta la storia del cantautore, dagli anni 50 - quando da bambino viveva nel paesino di Ionia (oggi Riposto, frazione di Giarre, in provincia di Catania) - agli anni 90. Una vicenda che potremmo facilmente definire un'odissea, dal momento che il film si interrompe proprio quando il protagonista sceglie, dopo aver vissuto molto tempo a Milano, di ritornare nella sua Sicilia.
A interpretare Battiato è Dario Aita, attore palermitano che, grazie a un intenso lavoro di immedesimazione, è riuscito letteralmente a incarnare il grande cantautore con una naturalezza che lascia di stucco: la voce, i movimenti, le pause riescono a restituire il personaggio senza mai scadere nella pura imitazione o nella macchietta.
Dalla Sicilia a Milano
"Cicciu" coltiva da subito un rapporto strettissimo con la madre, nel film interpretata da una eccellente Simona Malato. Il padre, dal canto suo, è quasi sempre in viaggio per lavoro. Il giovane Battiato decide ben presto di spostarsi a Milano, una città che, già alla fine degli anni 60, si presenta come multiculturale, europea e pronta ad accogliere ogni forma di creatività. Cicciu diventa Franco: indossa vistosi jeans sui quali è disegnata la bandiera americana, gli occhiali da sole ed è un vero capellone. Fa musica di avanguardia che entusiasma piccoli produttori, disposti a concedergli uno studio di registrazione, ma non a pagarlo. "Mettere insieme il pranzo con la cena in questo periodo non è facile" racconta il personaggio di Battiato a un'amica durante una festa. Sono gli anni 70, quelli in cui pubblica "Fetus", uno dei suoi primi album in cui a dominare è il suono dei sintetizzatori portato all'esasperazione. "Magari non venderà una copia, ma se ne parlerà", gli promette quello che dal film si evince essere il suo primo manager.
Fino a qualche anno prima, Battiato si era cimentato nella composizione di brani di musica leggera, canzoni d'amore di cui non andava fiero. "Ora faccio musica elettronica", spiega convinto. "Ma non si guadagnava di più nelle balere?", gli risponde qualcuno.
Un fantasma
Ma chi è Franco Battiato? La domanda torna a più riprese nel film. La risposta più a effetto è quella che il cantautore matura verso la metà degli anni 70, quando viene raggiunto a Milano dalla madre. Io sono "un fantasma postapocalittico venuto dal futuro", spiega alla donna che non si capacita di come il figlio vada vestito in giro. In questo periodo cresce in Battiato il fascino per le discipline orientali, la filosofia e tutte quelle tecniche di controllo del corpo che passano attraverso la meditazione.
Le scelte registiche, normalmente al servizio della narrazione, si fanno meno convenzionali, proprio come la musica che compone il protagonista. L'immagine si distorce al pari del sonoro, le luci diventano psichedeliche e policromatiche, le ottiche rendono sfocate le forme. Queste soluzioni visive le ritroviamo a più riprese nel film, in concomitanza con le performance del protagonista, con le attività di meditazione e, in generale, di fronte ad alcuni stati di alterazione che il personaggio affronta.
Dalla ricerca alla divulgazione
A dare una svolta alla sua vita è l'incontro con Antonio Ballista, grande pianista che accetta di insegnare la musica a Battiato, abituato a suonare a orecchio. Il sodalizio si interromperà quando il cantautore sentirà il bisogno di andare via da Milano e intraprendere una borsa di studio che lo porterà a Tunisi a studiare la lingua araba. "Li hai mai visti i temporali a Tunisi?", chiede dopo qualche mese dalla sua partenza chiamando l'Italia. "Pieni gli alberghi a Tunisi / per le vacanze estive / a volte un temporale / non ci faceva uscire" avrebbe cantato di lì a poco nella sua celebre "L'era del cinghiale bianco".
Il racconto prosegue fino al momento in cui Franco Battiato, illuminato dalle esperienze all'estero, capisce finalmente qual è il suo scopo. E lo spiega, senza mezzi termini, ai suoi produttori. Dopo la musica leggera e la fase di ricerca, è arrivato il momento della divulgazione. "Da oggi faccio successo", promette ai discografici, spaventati dal potenziale fallimento di un artista che avevano conosciuto solo nella sua fase di avanguardia.
Nel 1979 arriva l'album "L'era del cinghiale bianco" e nel 1980 "Patriots". Il grande pubblico ancora non lo acclama apertamente, ma lui, intanto, si guadagna la fiducia di altri artisti. Una su tutti, Alice che affida alla penna del cantautore siciliano il suo brano "Per Elisa", che porterà in gara a Sanremo. Da lì a qualche tempo avrebbe scritto anche "Un'estate al mare" per una scoraggiata Giuni Russo in cerca di successo.
Più pop, più pop
"Perché non fai solo l'autore? Noi produciamo canzoni, non trattati di filosofia", gli chiedono i discografici. I suoi album non scalano i vertici delle classifiche, e per questo, di fronte all'ultimatum dei produttori, promette di diventare "più pop, più pop". Arriva "La voce del padrone", uno dei dischi destinati a cambiare la storia della musica italiana. "Sul ponte sventola bandiera bianca", ma per lui è tutto fuorché una resa. Arriva la vittoria: interviste in tv e concerti in cui viene acclamato.
La macchina da presa si adegua e adotta il punto di vista del pubblico. Battiato canta "Cuccuruccucù Paloma" di fronte a una folla adorante e noi spettatori siamo la folla che, anche in sala, non riesce a smettere di cantare. Il sonoro è altrettanto coerente: Franco arriva a esibirsi di fronte al Papa e noi lo osserviamo attraverso una piccola televisione nel salotto della madre, assumendo quel punto di vista. La musica non avvolge la sala, ascoltiamo i suoni come se uscissero, schiacciati, dagli altoparlanti dell'apparecchio.
LE DONNE E LA SOLITUDINE
Battiato è diventato quasi completamente la figura mistica che conosciamo. Quella di "E ti vengo a cercare" e de "La cura", la canzone che tutti, prima o poi nella vita, dedicano alla persona amata. Proprio come fa lui, che la compone dedicandola alla figura femminile principale che lo accompagna sin da quando è bambino: la madre. Accanto a lei, il secondo personaggio femminile che attraversa tutto il film: la scrittrice e poetessa Fleur Jaeggy, interpretata da Elena Radonicich. Il rapporto intenso e profondo che li lega non ha bisogno di passione fisica. Nel film, la donna si interrogherà su questo e si troverà di fronte un uomo ormai tendente all'ascetismo, mistico nei suoi ragionamenti, che le spiegherà il suo distacco.
"Franco Battiato. Il lungo viaggio" può vantare due grandi meriti. Il primo: rendere un personaggio complesso e sfaccettato alla portata di tutti, presentando quella profondità che, a un ascolto superficiale dei suoi brani più famosi, potrebbe non emergere. Il secondo: regalare ai fan di Battiato più puristi e accaniti un'interpretazione autentica, fedele ma al contempo fresca dei suoi brani più celebri; unendo a questi ascolti storie e immagini di fronte alle quali sarà difficile non emozionarsi.
