Hollywood, arriva la prima serie creata dall'Intelligenza artificiale

Hollywood, arriva la prima serie creata dall'Intelligenza artificiale

Hollywood, arriva la prima serie creata dall'Intelligenza artificiale


Si intitola On This Day… 1776 ed è dedicata alla guerra d’indipendenza americana. Alla produzione c’è Darren Aronofsky

C’è un paradosso che attraversa Hollywood. Mentre si discute animatamente se l’intelligenza artificiale rappresenti una minaccia o una straordinaria opportunità per il cinema, l’industria ha già iniziato a usarla per raccontare le sue storie. L’ultimo caso, però, è talmente eclatante che infatti ha scatenato un bel polverone. Si intitola On This Day… 1776 ed è una serie dedicata alla guerra d’indipendenza americana. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che la serie è stata realizzata senza attori in carne e ossa, senza set fisici, senza cineprese tradizionali. Tutto (o quasi) è stato generato dall’IA di Google. Dietro il progetto c’è Darren Aronofsky, regista newyorkese noto per film intensi e disturbanti come Il Cigno Nero e The Whale. Questa volta non firma la regia ma la produzione esecutiva, attraverso Primordial Soup, la società fondata nel 2025 insieme a DeepMind, la divisione di Google specializzata in intelligenza artificiale.

UNA SERIE SUL PASSATO CHE GUARDA AL FUTURO

I primi due episodi (quasi dei brevi cortometraggi) sono stati pubblicati sul canale YouTube della rivista Time, di proprietà di Marc Benioff, fondatore di Salesforce e finanziatore dell’iniziativa. Il racconto parte dalle prime tensioni tra le colonie e la corona britannica, fino all’arrivo in America di Thomas Paine, figura chiave del pensiero rivoluzionario. L’idea è di proseguire per tutto il 2026, facendo coincidere l’uscita di ogni episodio con l’anniversario esatto degli eventi narrati. La particolarità, però, risiede nel “come”. I personaggi sono stati creati con Veo 3, sistema di generazione video sviluppato da Google. Anche ambientazioni e costumi nascono dall’elaborazione algoritmica. Restano umane soltanto le voci (affidate ad attori iscritti al sindacato Sag) e la musica, composta da Jordan Dykstra. Il risultato è tecnicamente curato ma emotivamente freddo: volti realistici ma privi di vibrazione, sguardi che non trattengono lo spettatore, espressioni uniformi. Il Guardian ha parlato di “requiem per un film-maker”, descrivendo volti dagli “occhi spenti” e tratti che cambiano impercettibilmente da un’inquadratura all’altra. L’Hollywood Reporter ha liquidato l’esperimento come “AI slop”, spazzatura algoritmica ad alto budget. E secondo Deadline il trailer avrebbe raccolto più reazioni negative che consensi.

HOLLYWOOD DIVISA IN DUE

Aronofsky difende la scelta come un passaggio inevitabile. «Il cinema è sempre stato plasmato dalla tecnologia, dai fratelli Lumière al digitale», ha dichiarato al lancio della sua società. «Ora è il momento di comprendere questi strumenti». Se l’IA può generare attori, scenografie e intere sequenze in tempi ridotti e con costi contenuti, cosa resta del set tradizionale? L’ipotesi di produzioni sempre più automatizzate, persino kolossal senza interpreti reali, non è più fantascienza. E alimenta timori concreti. Negli ultimi mesi centinaia di attori, tra cui Scarlett Johansson, Cate Blanchett e Joseph Gordon-Levitt, hanno sostenuto iniziative contro l’uso non autorizzato delle proprie immagini per addestrare sistemi di intelligenza artificiale. Matthew McConaughey, premio Oscar per Dallas Buyers Club, ha registrato una serie di marchi legati al proprio volto per prevenire utilizzi impropri digitali.

L’ALGORITMO PUÒ AVERE UN’ANIMA?

Intanto l’evoluzione corre. A settembre è stata presentata Tilly Norwood, indicata come la prima attrice completamente generata dall’IA: un simbolo di ciò che potrebbe diventare la norma o restare un’eccezione. La serie di Aronofsky si inserisce in questo scenario come un laboratorio a cielo aperto. L’algoritmo può ricostruire la nascita degli Stati Uniti con rigore visivo, ma può restituirne anche l’anima? È la domanda che aleggia tra le critiche e le difese.



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