Hamnet: trama e recensione del film candidato agli Oscar che esce oggi nelle sale italiane
Hamnet: trama e recensione del film candidato agli Oscar che esce oggi nelle sale italiane Photo Credit: Ufficio Stampa Universal
05 febbraio 2026, ore 12:00
Presentato in anteprima mondiale al Telluride Film Festival, la pellicola ha avuto anche una proiezione speciale al 50º Toronto International Film Festival e alla 20ª Festa del Cinema di Roma
Altro giro altra corsa. Continua il nostro viaggio tra i dieci titoli che hanno conquistato la candidatura come miglior film agli Oscar 2026.
Stavolta tocca a un film che esce proprio oggi, 5 febbraio, e che di nomination ne ha prese ben 8 (oltre a quella principale figura anche come miglior regia, attrice, scenografia, sceneggiatura, casting, costumi e colonno sonora). È “Hamnet” di Chloé Zhao, l'adattamento cinematografico del romanzo “Nel nome del figlio". Hamnet” di Maggie O'Farrell, co-autrice della sceneggiatura insieme alla regista. Presentato in anteprima mondiale al Telluride Film Festival, la pellicola ha avuto anche una proiezione speciale al 50º Toronto International Film Festival e alla 20ª Festa del Cinema di Roma.
HAMNET, LA TRAMA
Arte, vita, morte e il mistero inafferrabile che lega tutto insieme. Il film è un'intensa e intima esplorazione della perdita, dell’amore e dell’ispirazione artistica, raccontata attraverso gli occhi di Agnes (Jessie Buckley), moglie di William Shakespeare (Paul Mescal).
La pellicola è ambientata nell’Inghilterra rurale del XVI secolo, e ci immerge nella vita quotidiana della coppia, che cresce tre figli, Susanna (Bodhi Rae Breathnach) e i gemelli Judith e Hamnet (Olivia Lynes e Jacobi Jupe), in un equilibrio precario tra gli affetti familiari e il mondo esterno.
Quando la morte prematura del giovane Hamnet colpisce la famiglia, il dolore spinge Agnes a confrontarsi con la perdita. È attraverso il suo sguardo sensibile e penetrante che assistiamo alla frattura che si apre nella famiglia, e al tentativo di rimettere insieme i frammenti di una vita devastata.
HAMNET, LA RECENSIONE
Con uno sguardo misurato, mai enfatico, la regista costruisce un’opera che si muove sul crinale tra racconto storico e meditazione esistenziale, scegliendo la via della sottrazione e della suggestione.
Come già in Nomadland, premiato come miglior film agli Oscar 2021, la natura assume un ruolo centrale fino a diventare presenza viva, silenziosa e tangibile, capace di avvolgere i personaggi e, talvolta, di ridimensionarli fino quasi a dissolverli. In tutta la prima parte soprattutto, campi, boschi e orizzonti aperti diventano lo spazio in cui si riflettono i moti interiori dei protagonisti, in un dialogo costante tra l’umano e l’eterno. Poi arriva un cambio brusco e la messa in scena si chiude nel buio delle stanze dove domina la morte e la sofferenza. Zhao adotta un linguaggio visivo lirico e rarefatto, costruito su immagini che sfiorano l’onirico e il primordiale. Il mistero domina la messa in scena: le sequenze immerse nel paesaggio sembrano sospese fuori dal tempo, affidate più alla forza evocativa delle immagini che alla parola. È un cinema che invita alla contemplazione, che chiede allo spettatore di abbandonare le certezze narrative per lasciarsi guidare dalle emozioni.
Al centro del film c’è un intreccio profondo tra vita, morte, arte e teatro. Hamnet racconta in modo indiretto e mai didascalico la genesi dell’Amleto, suggerendo come la tragedia shakespeariana nasca da un dolore personale, da un lutto che trova nell’arte l’unica possibilità di essere, in parte, elaborato. Il teatro diventa così strumento di sopravvivenza, spazio simbolico in cui il dolore si trasforma in forma e significato. Lontano da ogni tentazione celebrativa, il film sceglie un tono intimo e raccolto, affidandosi a un equilibrio rigoroso tra immagini, silenzi e ritmo.
Ne emerge un’opera di grande coerenza stilistica, capace di commuovere senza mai cercare la commozione facile e che sfocia naturalmente e con grande classe verso un finale in cui è impossibile non commuoversi.
Hamnet è un racconto delicato e potente, che ribadisce come spesso solo attraverso l’arte l’uomo riesce a dare un senso al dolore e a restare, nonostante tutto, dentro la vita.
POSSIBILITÀ DI VITTORIA
La sensazione che si ha guardando Hamnet è quella di un film capitato in un’annata particolarmente sfortunata. Se non si fosse trovato a competere con titoli così forti, non è difficile immaginare che avrebbe potuto dominare la serata degli Oscar e magari portare a casa anche il premio per il miglior film, un’eventualità che oggi appare decisamente remota.
L’unica categoria in cui la pellicola potrebbe davvero trionfare è quella della miglior attrice protagonista, dove Jessie Buckley ha tutte le carte in regola per mettere d’accordo i membri dell’Academy.
