Giorgia Meloni a RTL 102.5: “Sulle basi USA ci atteniamo ad accordi bilaterali, non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”
Giorgia Meloni a RTL 102.5: “Sulle basi USA ci atteniamo ad accordi bilaterali, non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”
05 marzo 2026, ore 10:05
Conseguenze della crisi, Meloni: “Pronti ad aumentare le tasse a chi specula sulle bollette”. E sul Referendum: “Non ci sarà altra occasione per riformare la giustizia”
La Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, è stata ospite su RTL 102.5 durante il programma Non Stop News, dove è stata intervistata da Enrico Galletti per commentare e fare il punto sulle ultime notizie dall’Italia e dal mondo.
Guerra in Iran: il rischio di escalation e le possibili ripercussioni sull’Italia
«Questa situazione sicuramente preoccupa, e direi su diversi fronti. In generale sono preoccupata, innanzitutto, per una crisi sempre più evidente del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, che sta generando, come vediamo, un mondo sempre più governato dal caos. Era purtroppo prevedibile dopo l’anomalia totale di un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che invadeva un suo vicino. Chiaramente questo ha reso, come abbiamo visto, la situazione sempre più instabile e imprevedibile. Sono preoccupata per un conflitto che, in particolare con la reazione scomposta dell’Iran che, sostanzialmente, sta bombando tutti i Paesi vicini, compresi quelli che si erano spesi per un accordo sul nucleare iraniano. Questo comporta chiaramente il rischio di un’escalation che può avere conseguenze totalmente imprevedibili. Sono ovviamente preoccupata anche per le possibili ripercussioni sull’Italia. Noi stiamo lavorando su tutti questi fronti. Siamo in continuo contatto con i principali alleati e con i leader del Medio Oriente. Siamo impegnati soprattutto su tre fronti. Il primo è il piano diplomatico: lavorare, anche attraverso questi contatti, per capire se ci siano margini per una ripresa del negoziato sul nucleare iraniano, obiettivo che però, dal mio punto di vista, è impossibile se l’Iran non smette di attaccare i Paesi limitrofi, in particolare quelli del Golfo. Favorire una de-escalation è fondamentale. La seconda priorità è mettere in sicurezza le decine di migliaia di italiani presenti nell’area: militari, diplomatici, cittadini che erano in transito, e dare assistenza a chi è rimasto bloccato. Abbiamo già organizzato i primi voli per far rientrare i primi convogli e per riportare in Italia chi è rimasto bloccato, in particolare a Dubai. Alcuni connazionali si stanno spostando nelle nazioni limitrofe, quindi cerchiamo di farli partire da aeroporti sicuri. Per questo dobbiamo anche ringraziare Emirati Arabi Uniti e Oman, Paesi amici che ci stanno dando una mano. Il terzo fronte riguarda le conseguenze, soprattutto economiche, per l’Italia. Dobbiamo impedire che la speculazione faccia esplodere, anche ingiustamente, i prezzi dell’energia e quelli degli alimentari. Queste sono le priorità sulle quali stiamo lavorando incessantemente in queste ore».
Utilizzo delle basi americane in Europa e in Italia
«I ministri Tajani e Crosetto saranno di nuovo in Parlamento oggi per discutere esattamente di questo. L’Italia, come il Regno Unito, come la Francia e come la Germania, intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo. Parliamo chiaramente di difesa, in particolare di difesa aerea. Non solo perché sono nazioni amiche, ma soprattutto perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani e circa 2000 militari italiani che noi vogliamo e dobbiamo proteggere. Tra l’altro il Golfo è vitale per l’approvvigionamento energetico dell’Italia e dell’Europa. Per quanto riguarda le basi militari, mi pare che tutti si stiano attenendo a ciò che prevedono gli accordi bilaterali. La stessa portavoce spagnola ha dichiarato ieri che esiste un accordo bilaterale e che, al di fuori di quell’accordo, non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole. Questo significa che non viene messo in discussione ciò che prevedono gli accordi, e penso che valga per tutti. Così vale anche per noi. In Italia abbiamo basi militari concesse all’utilizzo americano in virtù di accordi che non ho firmato io, che risalgono al 1954 e che sono stati aggiornati nel tempo. Secondo quegli accordi esistono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di cosiddette operazioni non cinetiche, cioè semplificandi operazioni che non prevedono bombardamenti. Se dovessero arrivare richieste di utilizzo delle basi italiane per fare altro, penso che la competenza sarebbe del governo decidere se concedere o meno un utilizzo più esteso. In quel caso, però, ritengo che il Parlamento dovrebbe essere coinvolto: dovremmo deciderlo insieme. Ad oggi, comunque, non abbiamo ricevuto alcuna richiesta in questo senso. E voglio ribadire che non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra».
Autonomia strategica dell’UE e l’ombrello nucleare francese
«La Francia parla da molto tempo della sua capacità di dissuasione nucleare come di un ombrello che potrebbe proteggere anche il resto d’Europa. Tuttavia, per quanto riguarda il tema dell’autonomia strategica europea, penso che valga la pena specificare una cosa: in nessun caso la Francia intende mettere sotto controllo europeo il suo arsenale nucleare. Macron ha ribadito che l’utilizzo del nucleare francese rimarrebbe sotto l’esclusiva decisione del Presidente francese. Quindi si tratta di due temi diversi. È certamente un contributo importante al dibattito sulla sicurezza europea, ma il tema è molto più ampio. Una materia di questo tipo non può non tenere conto delle garanzie che già esistono in ambito NATO. Noi facciamo parte dell’Alleanza Atlantica e la nostra cornice rimane quella. Quando si discute di questi temi bisogna capire quale sia la complementarità con quel modello e con quelle garanzie. È esattamente la riflessione che sta facendo l’Italia, anche insieme alla Francia. Prima dell’estate avremo un vertice intergovernativo e sicuramente discuteremo anche questa materia. In ogni caso non si tratta di rendere europeo l’ombrello nucleare francese: si tratta di mantenerlo francese. Questo è un elemento che aiuta a chiarire il dibattito».
Il Board of Peace
«Penso che l’Italia debba essere presente. Noi abbiamo scelto di non aderire al Board of Peace: ci sono varie ragioni, anche legate a vincoli di carattere costituzionale. Tuttavia, ritengo giusto che l’Italia partecipi alla discussione. Infatti, abbiamo partecipato all’ultima riunione come osservatori. Questo significa partecipare alla discussione senza aderire formalmente all’organizzazione. Credo che sia importante soprattutto per Gaza. Nel Board of Peace fanno parte tutte le principali nazioni mediorientali e tutte le nazioni del Golfo, cioè Paesi che hanno un ruolo di primo piano per la pace a Gaza. Inoltre, partecipano come osservatori la maggioranza dei Paesi europei e la Commissione europea. Bisogna anche ricordare che il Board of Peace agisce sulla base di un mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Per noi la priorità deve essere contribuire alla pace a Gaza. Su questo, una volta tanto, sembrava ci fosse accordo anche con l’opposizione, che oggi invece sostiene che l’Italia non dovrebbe partecipare in alcun modo alle riunioni del Board. Eppure, è proprio lì che si discute l’implementazione del piano di pace, che oggi è l’unico strumento che abbiamo per impedire che le ostilità riprendano. L’Italia può fare la differenza nel processo di pace e nella stabilizzazione del Medio Oriente verso la prospettiva dei due Stati. Siamo una nazione rispettata da tutti gli attori della regione e siamo stati la prima nazione non islamica per aiuti umanitari alla popolazione civile di Gaza. Per questo sarebbe folle tirarci fuori proprio nel momento in cui possiamo contribuire a trasformare una tregua fragile in un processo di pace compiuto».
L’impatto della crisi internazionale sulle famiglie italiane
«Lo stiamo già seguendo. Abbiamo già sentito il presidente di ARERA, l’Autorità di regolazione dell’energia. ARERA ha già attivato i meccanismi necessari per controllare il mercato, verificare l’andamento dei prezzi ed evitare fenomeni speculativi. È stata istituita una task force specifica per monitorare in particolare i prezzi del gas. Anche se purtroppo non dipende solo dall’Italia, faremo tutto ciò che è possibile per non dare la vinta alla speculazione. Sono pronta anche a intervenire, se necessario, aumentando le tasse per le aziende che dovessero speculare, per destinare quei proventi alla riduzione delle bollette. Contemporaneamente il ministro Urso ha attivato il sistema noto come “Mister Prezzi”, che serve a verificare eventuali aumenti anomali e ingiustificati, soprattutto sui carburanti e sui generi alimentari. Faremo tutto il possibile per impedire che si speculi sulla crisi. C’è poi un livello europeo. L’Italia intende proporre di sospendere temporaneamente il sistema ETS, cioè il meccanismo europeo che tassa le emissioni delle fonti energetiche più inquinanti. Il problema è che oggi il costo degli ETS viene considerato nel determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche quelle rinnovabili che non pagano questa tassa. Questo, secondo noi, non ha senso. Chiediamo quindi di scorporare il costo degli ETS dal prezzo delle energie rinnovabili, come idroelettrico e solare, per abbassare i costi. In questa fase di emergenza chiederemo anche di sospendere temporaneamente questo meccanismo. Tra meno di due settimane ci sarà un Consiglio europeo e porteremo questa proposta».
Minaccia alla sicurezza italiana
«Sappiamo che il terrorismo legato al fondamentalismo islamico è un fenomeno molto complesso e sul quale non si può mai abbassare la guardia. Spesso si tratta di azioni compiute da attori solitari, il che rende il fenomeno ancora più difficile da prevenire. Posso però dire che da questo punto di vista siamo totalmente mobilitati: tutti i servizi di sicurezza sono allertati permanentemente. Il ministro Piantedosi ha già convocato il Comitato nazionale per la sicurezza e il Comitato di analisi strategica antiterrorismo si riunisce con grande frequenza. L’Italia dispone di eccellenze in questo campo e la guardia è altissima, soprattutto in un momento delicato come questo»
Il Referendum del 22 e 23 marzo 2026
«Penso che ci sia bisogno di un cambiamento, perché la giustizia è uno dei tre poteri fondamentali che servono a far funzionare l’Italia, ma è anche quello che in molti anni non siamo mai riusciti a riformare in modo sostanziale. Siccome la giustizia ha un ruolo determinante su moltissime questioni che impattano sulla vita quotidiana dei cittadini - dalla sicurezza alla salute, dall’immigrazione alla libertà personale, dal lavoro all’ordine pubblico - se non funziona adeguatamente il meccanismo che serve a far camminare questa nazione si inceppa. Quindi riformare la giustizia è fondamentale per rendere questa nazione moderna. Il paradosso è che non ci si è mai riusciti e penso che, se non ci riusciamo stavolta, difficilmente avremo un’altra occasione. La riforma, secondo me, introduce tre cambiamenti importanti. Il primo è certamente la separazione delle carriere: separiamo la carriera dei magistrati che giudicano da quella dei magistrati che accusano. Per un fatto banale: se chi ti accusa e chi ti giudica sono praticamente due colleghi di lavoro, cioè persone che hanno fatto percorsi di vita e di carriera che si sono continuamente incrociati, è possibile che chi ti giudica abbia un occhio di riguardo per quello che dice chi ti accusa. La nostra Costituzione però dice che il giudice deve essere terzo e imparziale. Separando le carriere rafforziamo quindi questa imparzialità, perché evitiamo commistioni: il processo diventa più giusto e il cittadino più garantito. Possono continuare a dire che così scivoliamo verso un sistema illiberale, perché qui si grida sempre al rischio per la democrazia quando si cerca di cambiare qualcosa. Io però continuerò a rispondere che la separazione delle carriere è già in vigore in almeno 21 Stati membri dell’Unione Europea su 27: quindi sono tutti Stati illiberali oppure siamo noi ad essere rimasti indietro? La seconda modifica importante riguarda l’elezione del CSM, il Consiglio Superiore della Magistratura, che è l’organo di autogoverno dei magistrati: quello che decide le carriere, le promozioni e che attualmente giudica i magistrati quando sbagliano. Oggi i suoi membri sono scelti secondo logiche che sono in gran parte politiche: una parte viene scelta dal Parlamento, quindi direttamente dai partiti, e una parte dalle correnti ideologizzate della magistratura. Noi sostituiamo questo meccanismo con un sorteggio tra chi possiede i requisiti per ricoprire quell’incarico. Questo significa liberare i componenti del CSM - anzi dei due CSM che avremo, perché con la riforma saranno due - da ogni possibile condizionamento politico, sia di destra che di sinistra o di centro, ma anche dal condizionamento di dover avere un occhio di riguardo verso chi li ha eletti. È evidente, infatti, che un membro del CSM eletto dalle correnti interne dovrà poi rispondere a quelle correnti. Io invece vorrei un sistema nel quale queste persone non debbano dire grazie a nessuno e possano ricoprire il loro incarico in totale libertà di coscienza. La terza modifica, che considero importantissima, è l’istituzione di una corte per giudicare i magistrati che sbagliano, composta sempre da magistrati e membri laici, anch’essi estratti tra persone altamente qualificate. Anche in questo caso senza logiche di correnti o di partito. Questo significa che finalmente, dopo 80 anni, anche i magistrati verranno giudicati da un organismo terzo, cosa che accade per tutte le altre categorie che hanno responsabilità».
I favorevoli del ‘no’ dicono che vogliamo controllare la magistratura
«Dicono che noi vogliamo controllare la magistratura perché non possono dire la verità, cioè che sono loro a volerla controllare e che noi stiamo facendo una riforma che impedisce alla politica, di qualsiasi estrazione, di controllarla. Io ho spiegato cosa cambia: oggi l’organo di autogoverno della magistratura viene scelto con logiche che rispondono agli schieramenti ideologici; domani non sarà più così. Tra membri del CSM scelti dai partiti e dalle correnti ideologizzate della magistratura e membri del CSM sorteggiati, quale sistema garantisce minore dipendenza dalla politica? Penso che chiunque abbia buon senso sappia rispondere facilmente. È quindi un’accusa che non sta in piedi e che viene ripetuta nonostante manchino argomenti per sostenerla. Il fronte del “no” ha difficoltà a dire la verità. Lo dimostra anche il fatto che molti dei suoi esponenti in passato hanno sostenuto esattamente queste tesi: il sorteggio del CSM e la separazione delle carriere. Oggi dicono che c’è un rischio semplicemente perché difendono uno status quo che conviene ad alcuni, ma non ai cittadini. Gli italiani, secondo me, dovrebbero votare guardando ai propri interessi. Il mio obiettivo è modernizzare l’Italia e riformare ciò che non funziona. Se non riusciamo a farlo, sarà molto difficile rimettere questa nazione dove deve stare. Per questo è importante la mobilitazione dei cittadini. Sono anni che sentiamo dire che la giustizia in Italia non funziona adeguatamente. Questa riforma interviene sulla questione alla base. Se non si riesce a fare, sarà molto difficile far funzionare davvero la giustizia. Noi avevamo preso un impegno con i cittadini. Ora serve un referendum confermativo e penso che chi è d’accordo - e credo sia la maggioranza - dovrebbe dedicare cinque minuti il 22 e il 23 marzo per andare a votare. Se non si è disposti a farlo, poi è difficile lamentarsi di ciò che non funziona in Italia. Io sono pronta a cambiare tutto ciò che non funziona in questa nazione. Probabilmente molti altri non avrebbero avuto il coraggio di fare una riforma del genere. Questo governo invece lo ha fatto, ma ora serve che i cittadini ci diano una mano».
Scontro con il Quirinale?
«Lo considero totale fantascienza. Sono stata a parlare anche ieri con il presidente Sergio Mattarella e, in questa situazione internazionale chiaramente delicata, abbiamo – come spesso accade – condiviso le stesse preoccupazioni. Quindi mi pare che ci sia sempre un tentativo di creare delle divaricazioni che però io non vedo nel mio quotidiano. Posso sempre contare sulla presenza del presidente della Repubblica, che è molto preziosa, particolarmente in una fase come questa. Direi quindi che questo continuo tentativo di creare delle divergenze sia studiato per gli interessi di alcuni, che però non sono né i miei né – presumo – quelli del presidente».
La nuova legge elettorale
«La legge elettorale è un’iniziativa del Parlamento, non del governo. L’ho vista e considero una bufala l’idea che servirebbe a far vincere il centrodestra che altrimenti perderebbe. Si tratta di una legge proporzionale con indicazione del premier. Significa che governa chi prende un voto in più, ma con un premio di governabilità per garantire stabilità. L’obiettivo principale, almeno per me, è proprio dare stabilità alla nazione: mettere chi vince nelle condizioni di governare. Numeri alla mano, con questa legge anche il cosiddetto “campo largo”, ammesso che esista, potrebbe avere una maggioranza molto più ampia di quella che avrebbe con l’attuale sistema. L’unica cosa che questa legge impedisce sono i giochi di palazzo. I cittadini devono poter scegliere chi governa questa nazione e chi vince deve avere la possibilità concreta di governare. Secondo me l’unico limite dell’attuale proposta è che mancano le preferenze per l’elezione dei parlamentari. Per questo ho chiesto — e Fratelli d’Italia presenterà un emendamento — di inserirle. Speriamo di convincere la maggioranza del Parlamento».
Immigrazione, il bilancio del progetto dei centri in Albania
«Il bilancio è che il progetto va avanti e che l’Unione Europea ci ha aiutato con la lista europea dei Paesi sicuri, che era la principale questione sollevata dai magistrati italiani per bloccare il funzionamento dei centri. Devo però dire che qualcosa mi fa pensare che gli stessi magistrati potrebbero inventare nuove obiezioni. Le faccio un esempio recente: alcuni immigrati irregolari sono stati trasferiti in Albania pochi giorni fa, ma alcuni giudici non hanno convalidato il trasferimento e ci hanno costretto a riportarli in Italia. Cito il caso di uno di questi migranti: condanne per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale e, soprattutto, violenza sessuale di gruppo. I giudici non hanno convalidato il trattenimento perché ha fatto richiesta di protezione internazionale. Mi chiedo: come possiamo garantire la sicurezza dei cittadini in queste condizioni? Quanto incidono decisioni del genere sui diritti dei cittadini, a partire dal diritto alla sicurezza? E che fiducia può avere nel sistema una donna che ha subito una violenza sessuale di gruppo se il suo aggressore non può nemmeno essere espulso? Nonostante questo, resto determinata a fare ciò che i cittadini mi hanno chiesto: una politica rigorosa sull’immigrazione irregolare, anche con strumenti nuovi come i centri in Albania. Anche se c’è chi cerca di impedirlo, sono pronta a lavorare il triplo, il quadruplo, anche dieci volte di più se necessario».
