Francesco Paolo Sisto a RTL 102.5: “Ho sentito Delmastro, è provato, la pressione mediatica per le dimissioni è stata logorante” Photo Credit: ANSA/FABIO CIMAGLIA (NPK)
26 marzo 2026, ore 11:23
Su Forza Italia: “discussione interna è sempre positiva, ma il ruolo di Tajani è fermo”
Il Viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, interviene su RTL 102.5 in merito ai risultati del referendum sulla giustizia, durante “Non Stop News” con Enrico Galletti, Massimo Lo Nigro e Giusi Legrenzi.
LE DIMISSIONI DI SANTANCHÈ, DELMASTRO E BARTOLOZZI
«Io credo che ci sia una sola spiegazione: una pressione mediatica costante e sostenuta che, alla fine, logora chiunque, soprattutto le persone direttamente interessate. Ho chiamato Andrea Delmastro dopo le dimissioni e l’ho sentito davvero provato. Secondo me, questo è un Paese in cui la comunicazione, soprattutto quando è insistente, ossessiva e asfissiante, e talvolta anche finalizzata ad aggredire il governo, finisce per generare situazioni che, col tempo, diventano insostenibili. Si può resistere, resistere, resistere, ma arriva sempre un momento, un punto di non ritorno, in cui si valutano anche le ripercussioni che tutto questo può avere sul governo, direttamente o indirettamente. Si tratta quindi di un gesto di responsabilità che, da un lato, sancisce le difficoltà di chi subisce pressioni mediatiche e, dall’altro, dimostra rispetto nei confronti del governo, di cui Andrea Delmastro è stato in qualche modo protagonista e Giusi Bartolozzi è stato l’asse portante all’interno del Ministero».
LA SOSTITUZIONE DEI RUOLI
«Innanzitutto, stiamo lavorando regolarmente. Io stesso ho tenuto riunioni con il legislativo e ci siamo confrontati con i colleghi per suddividerci, nell’urgenza, i compiti che erano di Andrea Delmastro. Ovviamente sarà poi la Presidente del Consiglio a stabilire se nominare un nuovo sottosegretario o lasciare la situazione invariata. Quello che posso dire è che le attività proseguono: abbiamo provvedimenti in aula, lavori in commissione. Bisogna andare avanti. Come si dice, nessuno è indispensabile, neanche io. Il Ministero non si ferma.
A breve verrà nominato un nuovo capo di gabinetto: il Ministro ci sta già lavorando, ed è una figura fondamentale. Per il momento, il collega dottor Vittorio Corasaniti, che era il vicario, si sta occupando delle urgenze e coordina le procedure. Sul piano politico, però, non ci fermiamo, andiamo avanti e portiamo avanti tutta la progettualità già avviata, che continuerà. Non c’è alcuno stop che non sia compatibile con la necessità di proseguire il nostro lavoro».
LE POSSIBILI DIMISSIONI DI NORDIO
«Il Ministro è assolutamente tranquillo. Ieri abbiamo fatto un breve incontro per valutare la situazione. In aula ha risposto con il consueto distacco agli attacchi delle opposizioni, che hanno cercato di metterlo in difficoltà. Ma per mettere in difficoltà Carlo Nordio ce ne vuole. Non mi sembra ci siano presupposti, né politici né personali, per ipotizzare dimissioni. Anzi, credo che in questo momento sia necessario stringersi attorno al Ministro e riprendere il percorso dopo quanto accaduto con il referendum, che in qualche modo continua a legittimare il ruolo del Ministro della Giustizia».
IL DIALOGO CON LA MAGISTRATURA
«Mi sono fatto personalmente promotore, il giorno dopo il referendum, di un’apertura all’ANM per un incontro insieme all’Avvocatura e al Consiglio Nazionale Forense, per provare a scrivere insieme alcune regole. La giustizia non si ferma dopo il referendum. Dico sempre che la giustizia è una parte del programma di governo, mentre il referendum è solo una parte della giustizia. È stato un incidente costituzionale, dopo questo passaggio si torna a lavorare come prima, non c’è alcun motivo per paralizzare tutto, né esiste una sorta di “paresi post-referendaria”. Bisogna andare avanti. Ho riscontrato, per la verità, apertura sia da parte di Rocco Maruotti, segretario dell’ANM, sia da parte del presidente Greco del Consiglio Nazionale Forense, per avviare un confronto in cui ciascuno metta sul tavolo le proprie proposte, cercando di procedere su ciò che è condiviso. Questo, a mio avviso, è il passo avanti da compiere. Come si dice dalle mie parti, “dal guasto può nascere il giusto”: può aprirsi una nuova fase nei rapporti tra politica, magistratura e avvocatura. È necessario anche provare a suturare le ferite causate da una campagna referendaria che, lo dico sinceramente, è stata a tratti aggressiva e talvolta ingannevole. Ho partecipato a 178 eventi sulla separazione delle carriere e sul referendum, quindi ho il polso della situazione: è stata una campagna più di comunicazione che di contenuti. In ogni caso, la democrazia diretta va accettata: quando il popolo sovrano decide, bisogna prenderne atto. Punto».
I CAMBIAMENTI IN FORZA ITALIA
«Io dico soltanto che una discussione interna al partito è sempre utile. Quando c’è silenzio, non c’è partito. Nei partiti deve soffiare sempre il maestrale, cioè la capacità di spazzare via le nuvole: è un movimento salutare. Se c’è una discussione interna, la considero positiva. Certo, modalità, tempi e protagonisti rispondono a dinamiche che non sempre sono controllabili. Abbiamo preso questa botta del referendum, che per Forza Italia non è stata semplice, era la grande riforma. Stiamo analizzando le responsabilità, e personalmente ritengo che una parte sia dovuta a una scarsa mobilitazione politica nel centrodestra, a differenza di quanto ha fatto la sinistra che ha politicizzato il referendum. Detto questo, se c’è spazio per un confronto interno, lo considero sempre un elemento positivo e costruttivo. Resta fermo il ruolo del leader Tajani, che non è in discussione, ma la necessità di discutere all’interno del partito è, in ogni caso, un valore costruttivo».



