Francesca Albanese nell'occhio della bufera, dopo la Francia, anche la Germania ne vuole le dimissioni
Francesca Albanese nell'occhio della bufera, dopo la Francia, anche la Germania ne vuole le dimissioni
12 febbraio 2026, ore 19:30
La relatrice spèeciale del'Onu per i territoti palestinesi avrebbe detto che Israele è un nemico comune dell'umsanità, ma lei precisa di aver detto altro
Dopo la Francia anche la Germania chiede le dimissioni di Francesca Albanese relatrice speciale dell'Onu per i Territori palestinesi, Per le sue parole, che Albanese spiega di aver pronunciato in maniera diversa da quanto riportato. su Israele “nemico comune dell'umanità” rilasciate alla presenza di un dirigente di Hamas e del ministro degli Esteri iraniano. “La signora Albanese si è già permessa in passato numerose uscite fuori luogo. Condanno le sue recenti dichiarazioni su Israele: non può ricoprire questo incarico”, ha scritto su X il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul. Ieri l'omologo francese, Jean Noel Barrot, aveva chiesto le dimissioni di Albanese, denunciando le sue “parole oltraggiose su Israele".
Cosa avrebbe detto a Doha
Una presa di posizione che arriva dopo l’intervento della relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi a un forum organizzato da Al-Jazeera a Doha lo scorso 7 febbraio. In quell’occasione Albanese avrebbe detto che lo Stato ebraico è “nemico comune” dell'umanità. Una versione sconfessata dalla stessa Albanese, che su X ha postato il video del discorso pronunciato, sostenendo di aver affermato che “il nemico comune dell'umanità è IL SISTEMA che ha reso possibile il genocidio in Palestina, compresi il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile”.
Dalla trascrizione del suo intervento emerge che ha detto: "Il fatto che, invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo lo abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, protezione politica, sostegno economico e finanziario, questa è una sfida. Il fatto che la maggior parte dei media del mondo occidentale abbia amplificato la narrazione pro-apartheid e genocida è una sfida. E allo stesso tempo, qui si cela anche un'opportunità. Perché se il diritto internazionale è stato trafitto al cuore, è anche vero che mai prima d'ora la comunità globale ha visto le sfide che tutti noi dobbiamo affrontare. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora ci rendiamo conto che, come umanità, abbiamo un nemico comune".
La reazione dei macroniani
L’interpretazione del discorso di Albanese ha causato l’immediata reazione di un gruppo di parlamentari d'area macroniana che hanno chiesto di prendere iniziative contro la funzionaria italiana. Il ministro francese, intervenendo all'Assemblea Nazionale, ha condannato “senza riserve” le parole della relatrice Onu annunciando che il prossimo 23 febbraio ne chiederà le dimissioni in occasione del Consiglio dei diritti umani dell'Onu. All'iniziativa francese ha plaudito l'Unione delle Comunità ebraiche italiane: Albanese, per la presidente Noemi Di Segni, è "un reale pericolo” e le sue “folli parole” dimostrano “un odio profondo e demolitivo del diritto di Israele e del popolo ebraico di esistere”.
La posizione del governo italiano
Il governo italiano al momento non ha espresso una posizione ufficiale, ma la Lega e tutto il centrodestra con FI e FdI condividono la linea francese, in contrapposizione alle sinistre accusate di sostenere Albanese. Di più. Un gruppo di deputati della Lega ha presentato una risoluzione nella quale chiedono che Albanese lasci “lasci immediatamente l'incarico” perché una persona con le sue idee “ha ben poco da dichiararsi super partes e fomenta più che leciti sospetti sul suo antisemitismo”. E con la Lega s'è schierato il resto della maggioranza.
A difesa della funzionaria si è espresso invece Angelo Bonelli di Avs: “Si chiedono le dimissioni di una donna sottoposta a sanzioni illegittime degli Usa – ha detto – e non si chiedono le dimissioni di un criminale come Netanyahu. Il problema è Albanese, non chi ha ucciso oltre 70 mila persone”.
