Festival di Cannes 2025, giorno 9: tra Western, drammi sociali e visioni oniriche

Festival di Cannes 2025, giorno 9: tra Western, drammi sociali e visioni oniriche

Festival di Cannes 2025, giorno 9: tra Western, drammi sociali e visioni oniriche


Per chi non ha paura di due ore e quaranta minuti di film, oggi arriva anche Kuang Ye Shi Dai, l’ultima opera di Bi Gan

Ancora Italia oggi a Cannes con il film di genere con Alessandro Borghi nel cast. Al nono giorno del Festival, si iniziano a fare anche ipotesi consistenti sul palmares finale, mentre continuano le proiezioni delle varie sezioni della kermesse.

IL WESTERN ITALIANO A CANNES

Si intitola Testa o Croce?, un audace western firmato da Matteo Zoppis e Alessio Rigo de Righi, già celebrati per l’acclamato Re Granchio. In gara nella sezione Un Certain Regard, il film vanta un cast d’eccezione con Nadia Tereszkiewicz, Alessandro Borghi e John C. Reilly. La trama trasporta gli spettatori nell’Italia di inizio Novecento, dove Buffalo Bill approda a Roma con il suo spettacolo itinerante, pronto a incantare il pubblico con il mito della frontiera americana, tra spari a salve e numeri da cowboy. In questo contesto prende vita una leggendaria competizione tra cowboy e butteri italiani, durante la quale Rosa, giovane sposa di un signorotto locale, si lascia conquistare da Santino, il buttero che trionfa nella sfida.Tornando al concorso ufficiale, oggi tocca a “Zan o Bacheh” (Donna e Bambino), diretto da Saeed Roustaee, che offre un ritratto della maternità e delle complessità sociali nell’Iran di oggi, regalando un’esperienza cinematografica intensa e profondamente emozionante. Per gli amanti del cinema onirico e per chi non ha paura di due ore e quaranta minuti di visione, oggi arriva anche Kuang Ye Shi Dai (Resurrezione), l’ultima opera visionaria di Bi Gan. Un viaggio ipnotico al confine tra sogno e realtà, consolidando la reputazione del regista come maestro dell’estetica onirica.

CANNES 2025, IPOTESI DI PALMA

Ieri è passato in concorso il film decisivo, quello che inizia ad essere il vero papabile per la Palma. “Un simple accident” di Jafar Panahi, il regista iraniano con una storia travagliata alle spalle. Osteggiato dal regime e costretto ad entrare e uscire ripetutamente dal carcere, continua a fare film nonostante i divieti e le minacce, costruendo sempre delle pellicole interessanti. Nella sua carriera ha vinto tutto. Il Leone a Venezia, l’Orso a Berlino e il Pardo a Locarno. La Palma però gli manca e potrebbe essere questo l’anno giusto, forse, per fare en plein e vincere anche a Cannes.



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