Donne di Grecia, personalità femminili che hanno forgiato il mito e che parlano al presente: il Professor Giulio Guidorizzi ci racconta i retroscena del suo libro

Donne di Grecia, personalità femminili che hanno forgiato il mito e che parlano al presente: il Professor Giulio Guidorizzi ci racconta i retroscena del suo libro

Donne di Grecia, personalità femminili che hanno forgiato il mito e che parlano al presente: il Professor Giulio Guidorizzi ci racconta i retroscena del suo libro   Photo Credit: "Donne di Grecia" di Giulio Guidorizzi, Rizzoli


03 giugno 2026, ore 08:00 , agg. alle 18:24

Un’immersione totale nel mondo dei classici, all’interno di un libro che prende in esame sedici figure femminili appartenenti al mito eppure tanto contemporanee

Si riapre ancora una volta la saracinesca dello spazio infrasettimanale dedicato al mondo dei libri, il momento in cui andiamo dietro le quinte con gli autori e le autrici, che ci accompagnano alla scoperta delle loro opere recentemente approdate sugli scaffali.

Quello del mercoledì è un appuntamento che pone l’accento su pubblicazioni editoriali che lasciano i lidi della narrativa di finzione – protagonista il sabato (con le interviste) e la domenica (con la rubrica che seleziona i migliori libri da leggere del momento) – per concentrarsi su prodotti che, per diverse motivazioni, hanno una loro tangibilità.

E se nell’ultimo appuntamento dedicato il protagonista è stato "Vuoi?", il libro di Igor Sibaldi pubblicato da Mondadori, oggi i riflettori sono tutti per il Professor Giulio Guidorizzi, che troviamo in libreria con il suo “Donne di Grecia”, pubblicato da Rizzoli Illustrati.

DONNE DI GRECIA, IL RACCONTO DEI MITI CHE UNISCE CULTURA E LEGGEREZZA

Buongiorno Professore, e benvenuto. Mi faccio subito da parte e lascio a lei l'onere di fare gli onori: cosa troviamo nel suo libro, "Donne di Grecia"?

“Grazie per avermi invitato e un saluto a tutte e a tutti. Cominciamo a dire ciò che NON è. Non è una storia delle donne, tema che potremmo quasi dire inflazionato. Esistono innumerevoli testi di riferimento in merito, a partire da quelli fondamentali di Eva Cantarella. Sul discorsi dei cosiddetti gender studies non entro anche perché non li ho praticati e li trovo in genere ideologici. Sembra che per scrivere sulle donne antiche occorra avere una specie di patente. Diciamo che l’idea che si ha della donna nel mondo antico, sempre e comunque sottomessa e marginale, non è del tutto esatta. Ricordo solo che i due grandi poemi che fondano la letteratura occidentale, Iliade e Odissea, ebbero al loro centro una donna. Certo è mito, direte voi. Ma il limite della storiografia politica é di essere… troppo politica. Leggere la Storia della guerra del Peloponneso significa conoscere la storia di una guerra, non di una società. Vi furono effettivamente luoghi in cui le donne ebbero un ruolo subalterno.

Per quanto sembri a noi paradossale la democrazia ateniese NON portò con sé una forma di emancipazione femminile. Al contrario, fu fortemente maschilista. I tribunali e le assemblee erano di massa, ma nessuna donna partecipava tranne che negli scherzi dei comici. Una donna riceveva, sposandosi, una dote dalla famiglia, ma non ne poteva disporre. In tribunale doveva essere rappresentata da un maschio, e così via. Quando Socrate sta per bere la cicuta, nel carcere irrompe sua moglie Santippe che piange e si dispera, ma lui la fa allontanare e preferisce morire insieme ai suoi amici. Il teatro è tutto maschile, anche i personaggi femminili sono rappresentati da maschi. Qui però c’è lo squarcio, il paradosso: i personaggi più grandi e immortali sono donne, come Antigone, Medea, Fedra e le altre. Sembra che i poeti abbiano trasmesso l’idea che l’universo femminile è incommensurabilmente più profondo e vario di quello maschile. Certo gli uomini hanno il potere, ma poi? Creonte ha il potere di mandare a morte Antigone, ma è annientato dalla grandezza di sua nipote che parla delle grandi leggi della civiltà. Se le tragedie ancora oggi commuovono e stupiscono è per la profondità morale delle eroine. Lì siamo già dentro la psicanalisi. Lasciamo però Atene per osservare altre parti. A Sparta le donne erano più libere, praticavano sport; niente politica, niente guerra, ma il resto sì, e così pure in Macedonia. E non dobbiamo dimenticare che l’ultimo difensore della libertà greca contro Roma fu una donna, Cleopatra.”

Nel volume lei prende in esame sedici figure femminili con caratteristiche molto precise, che con il loro modo di fare e d'essere parlano anche al pubblico contemporaneo in materia di tematiche che portano in evidenza. Era partito con un'idea precisa dei profili da portare tra le pagine del suo libro, oppure ha dovuto fare delle scelte tra chi includere e chi no?

“Sedici donne, appunto. Potevano essere cento ma un libro ha dei limiti. Ho voluto mostrare donne diverse, dalla poetessa alla dea. E usare il mito e la poesia come strumento di conoscenza antropologica. A volte ho usato anche testi miei, scritti per l’occasione. Ho voluto fare un libro piacevole da leggere e con un ricco apparato iconografico. Un libro che unisse l’incontro coi testi antichi gradevole e vario – e, non per dire, dopo 40 anni di studio li conosco abbastanza bene. Si può affrontare anche l’alta cultura senza pesantezza, ed è alta appunto per questo, che ci può parlare da vicino, a tutti. Niente erudizione: citerò Catullo “rumoresque senum severiorum omnes unius aestimemus assis”. Lui parlava d’amore io di cultura “e i borbottii dei vecchi noiosi tutti quanti stimiamoli un soldo”.”

MITI CHE CAVALCANO NEL TEMPO A CONFRONTO CON LA CICLICITÀ DELL’UMANITÀ

Guardando alla letteratura classica, appare sempre più evidente che eventi descritti da autori di tantissimo tempo fa riverifichino - con connotati differenti e allineati con la contemporaneità - anche oggi. C'è una ciclicità, nella storia, a cui è impossibile opporsi?

“Non nella storia, ma nell’essere umano. Cambiano i tempi, ma il nucleo è sempre quello. Voglio citare un verso di Menandro: “che bella cosa è un uomo quando si ricorda di essere un uomo”. Qualcuno può tradurlo a Putin?”

C'è qualche personaggio a cui, anche solo di poco, è più affezionato, tra quelli portati in evidenza nel libro?

“Tutti, in un modo o nell’altro. Forse la Pizia.”

Dalla sua esperienza in qualità di docente, come vede il rapporto delle nuove generazioni con le figure classiche? I giovani subiscono ancora oggi la fascinazione dei classici - e delle figure classiche?

“Dovunque io vada a parlare trovo grande interesse. Ma bisogna toccare i temi giusti, fare sentire la grandezza. I paradigmi servono, ma non sono la cosa più importante.”

Possiamo dire che il merito di questa "resistenza al tempo" sia anche da attribuire alle arti visive? Si dice che un'immagine valga più di mille parole, e di fatto nel suo libro troviamo entrambe le cose…

“Le arti visive sono un commento e un’interpretazione del testo. Immaginare, è stato il passo decisivo dell’umanità.”

"Donne di Grecia" è sugli scaffali: guardando al futuro, ci sono nuovi progetti editoriali che la vedranno protagonista e di cui si può già parlare? O magari anche solo idee che vorrebbe portare avanti in prospettiva futura...

“Un sacco di cose. Alcune ristampe. E poi la traduzione dell’ILIADE per la collana Lorenzo Valla. Ma c’è una cosa a cui sono particolarmente affezionato, e sono circa a metà. Un romanzo storico o romanzo saggio intitolato “Il bibliotecario di Alessandria”. Non starò qui a raccontare la storia, ma è ambientato nel II secolo dopo Cristo, prima del tramonto della cultura antica. Abbiamo un grande amore, gli intellettuali principali dell’epoca, persino un delitto. E c’è una visione bella, luminosa dell’uomo e della civiltà prima che fosse travolta. La biblioteca di Alessandria fu un fenomeno grandioso, un’invenzione unica di civiltà e una nuova visione del sapere. Non voglio contrappormi a nessuno, ma pensate a quanto cupa e tetra fosse la biblioteca del Nome della rosa. Dei criminali che vogliono tenersi la cultura per sé distruggendo il secondo libro della Poetica di Aristotele. Che nella Biblioteca di Alessandria ciascuno poteva prendere da uno scaffale e leggere.”


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