Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti e la sua visita in Cina: il (grande) disgelo incompiuto

Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti e la sua visita in Cina: il (grande) disgelo incompiuto

Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti e la sua visita in Cina: il (grande) disgelo incompiuto   Photo Credit: AnsaFoto.it/Maxim Shemetov


15 maggio 2026, ore 15:01 , agg. alle 15:34

Dietro i toni entusiastici, una relazione caratterizzata da obbiettivi diversi e da dossier potenzialmente esplosivi: dai dazi alla competizione nel Pacifico. Ora si punta a nuovi incontri, il leader cinese Xi potrebbe essere alla Casa Bianca il 24 settembre

L'immagine di Xi Jinping che promette a Donald Trump i semi delle rose dell'esclusivo compound governativo di Zhongnanhai per arricchire il giardino della Casa Bianca riassume il senso della visita di Stato del presidente statunitense in Cina: tante promesse scenografiche e pochi impegni concreti.

Pechino

Salutata da Stati Uniti e Cina come l'inizio di una nuova fase nei rapporti bilaterali, la due giorni a Pechino ha nascosto dietro la coreografia dell'accoglienza, i toni cordiali e la formula rilanciata dal presidente americano del "G-2", una relazione caratterizzata da obbiettivi diversi e da dossier potenzialmente esplosivi: dai dazi alla competizione strategica nel Pacifico. Il bilancio della missione dal punto di vista di Trump è quello di un riavvicinamento basato in particolare sugli affari. Il presidente americano ha parlato di "fantastici accordi commerciali" e ha annunciato l'intesa per l'acquisto da parte cinese di 200 aerei Boeing, oltre a possibili forniture di petrolio, soia e prodotti agricoli statunitensi. Ma alla partenza di Air Force One non è stato diffuso un elenco dettagliato dei risultati raggiunti e proprio il numero degli aerei Boeing, inferiore alle attese degli investitori, ha contribuito a una flessione del titolo in Borsa.

Xi

Per Xi Jinping, invece, il successo del vertice si misura specialmente nella capacità di ottenere "stabilità strategica": un rapporto più facile con Washington, in cui gli Stati Uniti non contrastino l'ascesa economica e geopolitica della Cina. La visita di Trump ha offerto al leader cinese ciò che cercava da anni: un confronto alla pari. Un'immagine che Trump ha contribuito a rafforzare definendo il vertice "G-2", una formula che la Cina evita ufficialmente ma che molti analisti leggono come riconoscimento di fatto della nuova parità tra Washington e Pechino.

Taiwan

Il nodo più delicato rimane Taiwan e Xi non ha mancato di ricordarlo fin dalle prime battute nella prima giornata di incontro, avvisando che una gestione sbagliata della questione potrebbe produrre una situazione "estremamente pericolosa". Trump non ha affrontato pubblicamente il tema, ma il segretario di Stato Marco Rubio ha garantito che la politica americana verso l'isola non cambia. Pechino, però, punta a ottenere da Washington segnali anche lessicali che chiariscano l'opposizione all'indipendenza formale di Taiwan e una posizione più specifica sulla riduzione delle forniture militari.

Iran

Sul tavolo dei leader pure la guerra in Iran. Trump ha detto che Stati Uniti e Cina hanno una visione "molto simile" sull’esigenza di scongiurare che Teheran ottenga un'arma nucleare e di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. Ma Pechino ha tenuto una posizione più prudente, chiedendo il cessate il fuoco e la riapertura della via marittima "il prima possibile", senza assumersi apertamente il ruolo di leva diplomatica su Teheran. Insomma, la visita ha rappresentato più un allentamento delle tensioni che una svolta e rimangono sullo sfondo le accuse americane a società cinesi per il sostegno a Teheran, i sospetti di furto di tecnologie sull'intelligenza artificiale, la competizione militare nel Pacifico e la guerra commerciale solo temporaneamente congelata.

Casa Bianca

Trump adesso punta a nuovi incontri con Xi, il primo dei quali potrebbe essere alla Casa Bianca il 24 settembre. Pechino, intanto, vuole trasformare la distensione con l'attuale amministrazione in una base stabile anche per il futuro. La scelta di Pechino per il finale della visita è stata profondamente simbolica: Xi ha accompagnato Trump nei giardini di Zhongnanhai, il compound della leadership cinese, e gli ha promesso semi delle rose. Un gesto elegante, ma non in grado di offuscare la sostanza del vertice: ovvero, Stati Uniti e Cina hanno raffreddato la temperatura dello scontro, ma non l’hanno risolto.

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