Diego Armando Maradona sarebbe caduto sbattendo la testa dopo l’operazione, in crisi di astinenza, non voleva vedere nessuno

Diego Armando Maradona sarebbe caduto sbattendo la testa dopo l’operazione, in crisi di astinenza, non voleva vedere nessuno

Diego Armando Maradona sarebbe caduto sbattendo la testa dopo l’operazione, in crisi di astinenza, non voleva vedere nessuno


Napoli- Sampdoria, del 13 dicembre , sarà la prima partita nello stadio Maradona, Diego aveva giocato l’ultima in Italia, a Marassi, proprio contro i blucerchiati

Per Maradona si fa tutto, e anche presto. Per dare il suo nome allo stadio di Napoli, oltre al consenso generale, scontato, c’è bisogno di atti amministrativi, che sono già partiti. Dall’Argentina, intanto i particolari sui suoi ultimi giorni confermano il lato oscuro che lo ha sempre accompagnato, quell’ombra che con lui ha convissuto, e che lui non ha mai scacciato. Qualche volta l’ha tenuta a bada, ma alla fine è ritornata. E come sempre si è fatto male da solo, questa volta, però, facendo male pure a chi gli voleva bene. Familiari e non. Il dolore per la sua morte è paragonabile alle gioie che ha regalato sui campi da calcio. Lo testimoniano anche le dichiarazioni dell’avvocato di Gisela Madrid, l’infermiera che lo ha assistito a casa, finché ha potuto. "Pochi giorni prima di morire, Maradona è caduto e ha battuto la testa. Ha colpito terra col lato destro, quello contrario all'operazione. È stato subito sollevato, ma nessuno ha chiamato una clinica. Certo, la decisione spettava a Maradona ma non era in grado di deciderlo". Rodolfo Baquè, avvocato di Gisela Madrid, ha aggiunto "Penso che Maradona sia stato curato per il problema della dipendenza da alcol, ma ci si sia dimenticati del suo cuore -sottolinea il legale-. Aveva 115 battiti al minuto e il giorno prima della morte aveva 109 battiti al minuto, quando tutti sappiamo che un malato di coronarie non può superare gli 80. Il corpo era in allerta e non è stato assistito con alcuna pillola". Nel referto delle sue dimissioni dalla clinica Olivos, dopo l'operazione al cervello, scrive la psichiatra Agustina Cosachov, Maradona presentava segni di astinenza da sostanze. Aveva consigliato la presenza continua di un’ambulanza, e un defibrillatore in casa, del quale, come dell’ambulanza, non v’è traccia. Leopoldo Luque, medico personale di Diego Armando Maradona, non è formalmente indagato. È quello che lo ha operato. È stata comunque compiuta una perquisizione dell'abitazione e dell'ambulatorio del dottore. L’ipotesi di reato eventuale è quella di omicidio colposo, per le presunte irregolarità nel ricovero domestico di Maradona. E’ stato comunque Diego a voler tornare a casa, a tenere lontana l’infermiera, che poteva solo consegnare i farmaci e insistere per la loro assunzione, senza poi poter verificare. Luque e l’infermiera, avrebbero, come dicono i loro legali, tentato inutilmente di assistere Maradona. Il “pibe de oro” li avrebbe tenuti lontani. Negli ultimi tre giorni Maradona sarebbe rimasto da solo chiuso nella sua stanza.


Napoli – Sampdoria nello stadio Diego Armando Maradona, l’ultima sua partita il 24 marzo del 91 a Marassi contro i blucerchiati

I primi passi per lo stadio, la prima pietra dello stadio Diego Armando Maradona, sono stati fatti. La Commissione consiliare Giovani, con delega alla Toponomastica, del comune di Napoli, si è riunita. Sembra tramontata l’ipotesi del comunale Diego Armando Maradona. Il San Paolo porterà solo il nome del campione argentino. Ne è scaturito un documento che è stato inviato al sindaco De Magistris. Vi si sottolinea che ''Napoli è stata una città fortunata, perché negli anni Ottanta ha avuto la gioia e l'onore di ospitare un grande campione e un uomo che ha saputo incarnare il suo popolo. Diego Armando Maradona ha rappresentato per Napoli il simbolo della speranza. Diego è uno scugnizzo che ce l'ha fatta, è un sogno impossibile che si realizza. Con le sue magie, le sue vittorie, con il suo talento - si legge - ha fatto sognare una città intera, ha riscattato un'intera comunità restituendo orgoglio e dignità a tutte le sue fasce sociali. Napoli, con Diego, ha raggiunto le vette più alte nel calcio e nel mondo. Con la sua morte, la città a gran voce, in un coro unanime, ha chiesto di lasciare vivo il ricordo del suo uomo, genio e sregolatezza proprio come Napoli, intitolando a lui il suo tempio: lo stadio San Paolo''. Durante la riunione, l'assessore Clemente ha affermato che ''l'Amministrazione, non appena sarà possibile, punta a realizzare un grande momento di celebrazione collettiva nel quale coinvolgere l'intera città''.


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