Conclusa con successo la Missione Aretemis II, la navetta Orion è ammarata al largo di San Diego

Conclusa con successo la Missione Aretemis II, la navetta Orion è ammarata al largo di San Diego

Conclusa con successo la Missione Aretemis II, la navetta Orion è ammarata al largo di San Diego Photo Credit: NASA


Alle 2:07, ora italiana, la navetta ha toccato le acque del Pacifico al largo del Messico, si è chiusa una missione di 10 giorni che ha portato gli astronauti alla distanza maggiore dalla Terra mai raggiunta da esseri umani

La navetta Orion ha concluso il suo viaggio puntuale alle 2:07, ora italiana, quando ha toccato l’acqua dell’oceano Pacifico. Il rientro è avvenuto senza problemi e i paracadute che hanno rallentato la capsula si sono aperti regolarmente. Gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen sono poi stati aiutati ad uscire dalla capsula dalla Nasa e dai militari, quindi sono stati trasferiti su una nave di recupero che stazionava al largo. Sono stati 10 giorni di uno storico viaggio arrivato a 56 anni dal volo dell'Apollo 8 che ha portato nuovamente un equipaggio nell'orbita della Luna, ma anche alla distanza maggiore dalla Terra mai raggiunta da esseri umani. I quattro astronauti hanno potuto fare osservazioni del lato nascosto della Luna, una prima in assoluto, ma anche vedere una spettacolare eclissi totale di Sole.


Le ultime ore

I quattro astronauti a bordo hanno cominciato il countdown per il rientro sulla terra a bordo della loro navetta Orion, che hanno ribattezzato Integrity, ieri alle 17:35 ora italiana, con la sveglia sulle note di "Run to the Water" di Live. Arrivati al decimo giorno nello spazio e all’ultima della missione, hanno dapprima sistemato ogni oggetto affinché non fosse d’intralcio durante la discesa, quindi il pranzo. Poi l’attesa per le fasi cruciali del ritorno a casa. Alle 20:3 hanno acceso i motori per portarsi nella traiettoria corretta verso la Terra. Hanno quindi indossato le tute pressurizzate arancioni e blu che li hanno protetti anche nel viaggio di andata. Quindi, quando in Italia era già sabato, alle 1:33 alle nostre latitudini, la capsula Orion che ospita gli astronauti si è separata dal Modulo di Servizio Europeo, che è andato disintegrato sull'oceano Pacifico. Pochi minuti dopo, alle 1:37 ecco l’accensione dei suoi motori per entrare nell'atmosfera terrestre. È stata questa la fase più critica e delicata. La navetta viaggiava alla velocità di 36mila chilometri orari. Orion ha attraversato il plasma, il gas che si forma quando l'aria viene compressa a velocità elevatissime e che avvolge il veicolo raggiungendo temperature intorno a 2.700 gradi. Il veicolo lunare si trovava a quota di 120 chilometri. È questo il momento in cui il mondo è rimasto con i fiato sospeso. In questa fase le comunicazioni fra gli astronauti e il centro di controllo sono assenti per sei lunghi minuti: dalle 1:3 alle 1:59. Il pensiero è andato allo scudo termico della capsula, che era stato modificato dopo i danni importanti rilevati nel 2022 durante il viaggio della missione senza equipaggio Artemis.


Sospiro di sollievo

Stabilito di nuovo il contatto tra la navetta Orion il centro della Nasa, alle 2,03 si sono aperti i due grandi paracadute che hanno rallentato la discesa e sessanta secondi dopo si è aperto anche il paracadute principale, per la discesa finale che è avvenuta puntuale alle ore 2:07 nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego. Quindi sono scattate le operazioni per il recupero di “Integrity”.



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