Centrodestra: nuovo vertice dei leader sulla legge elettorale, ma c’è il muro del Partito Democratico
Centrodestra: nuovo vertice dei leader sulla legge elettorale, ma c’è il muro del Partito Democratico Photo Credit: AnsaFoto.it/Mourad Balti Touati
11 maggio 2026, ore 16:40
Per i Dem il cosiddetto “Stabilicum” è un premierato nascosto. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni però punta al dialogo sul premio di maggioranza: ritoccando la soglia del 40%, la maggioranza potrebbe sbloccare lo stallo e aprire spiragli d'intesa
Stasera i leader del centrodestra terranno il secondo round sulla legge elettorale. L'obiettivo è quello di cambiare tecnicamente alcuni aspetti della riforma, a cominciare dal premio di maggioranza, evitando inciuci che possano portare a governi tecnici, e aprendo maggiormente al dialogo con le opposizioni. A quel punto – negli intenti della maggioranza - si potrebbe stringere i tempi sulla proposta di legge, che intanto è al centro di decine di audizioni in commissione Affari costituzionali della Camera, per tutto il mese.
Il centrosinistra
Insomma: con il centrosinistra bisogna fare i conti e quindi trattare. Questa è la linea indicata ai piani alti del governo. Ma per ora il 'no' resta ferreo. Anzi "irricevibile" nelle parole di Elly Schlein, Segretaria PD. Dopo un'ora e mezza di vertice l’ultima volta Matteo Salvini ha provato a rassicurare: "Procederemo dritti", disse allora il leader leghista. Però sul tavolo ci sono nodi e differenze. Sia interne alla coalizione, sia con il fronte opposto. Il segretario di Forza Italia Antonio Tajani ha invitato ad "andare avanti parlando anche con le opposizioni", mentre il presidente del Senato, Ignazio La Russa ha affermato che "se c'è la volontà politica si approverà".
La priorità
Adesso la priorità è il premio di maggioranza: nel testo del centrodestra, spetta a chi supera il 40% dei voti, che così guadagna 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Un premio troppo alto, denunciano le opposizioni in coro. E' "abnorme e distorce la rappresentatività", per Giuseppe Conte del M5s che taglia corto: "E' una riforma da bocciare". Duro anche Dario Parrini del Pd e vicepresidente della commissione Affari costituzionali del Senato, che vede nella norma un cavallo di troia per introdurre "surrettiziamente" la riforma del premierato, da tempo al palo. L'altra Dem Simona Bonafè attacca la maggioranza proprio per il nuovo vertice e la scelta, quindi, di discuterne lontano "dal luogo in cui dovrebbe essere discusso, cioè il Parlamento". Deduzione: "Vogliono andare avanti da soli, a colpi di strappi".
Le trattative
In realtà, più fonti parlamentari dicono che il centrodestra proverà a trattare con la coalizione di opposizione. Se riuscirà a limare il 'bonus' elettorale - è il ragionamento che si fa - potrebbe cadere una delle più feroci argomentazioni usate dalla sinistra contro la legge elettorale. Ovvero, che sia l'ennesima mossa per conquistare "i pieni poteri", come la destra avrebbe tentato di fare con il referendum sulla giustizia. Di conseguenza, ritoccando il premio al 40%, la maggioranza potrebbe sbloccare lo stallo e, a cascata, aprire altri spiragli d'intesa. Una modifica utile anche per scongiurare i rischi di incostituzionalità paventati dalle opposizioni. Senza dimenticare pure i distinguo nella coalizione di governo. Una fonte leghista spiega che il nodo politico è sulle preferenze. La Lega, da sempre sostenitrice dei collegi uninominali, teme l'emendamento ipotizzato da FdI per ripristinarle, perché non è d'accordo. E vede male pure la proposta lanciata dal forzista Nazario Pagano di togliere il listino di coalizione attribuendo il premio in modo proporzionale. Così facendo - è la paura - si danneggiano i partiti piccoli e quelli in calo di consensi. Come ora, stando ai sondaggi, il Carroccio.
