Caso Cucchi, fu omicidio preterintenzionale , 13 anni in appello la condanna per i due carabinieri

Caso  Cucchi, è stato  omicidio preterintenzionale , 13 anni in appello  la condanna per  i due carabinieri

Caso Cucchi, è stato omicidio preterintenzionale , 13 anni in appello la condanna per i due carabinieri


Agli autori del pestaggio , di Bernardo e D'Alessandro 13 anni, quattro anni per falso al maresciallo Mandolini, due a Tedesco, teste chiave del processo, si andrà in cassazione


Sono due i carabinieri , secondo i giudici , i responsabili del pestaggio che ha portato alla morte di Stefano Cucchi. Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro sono stati condannati a 13 anni per omicidio preterintenzionale. Questa la sentenza emessa dai giudici della Corte di Assise D'Appello di Roma. Le difese dei due carabinieri hanno criticato il giudizio, ed annunciato il ricorso alla cassazione.


In giudizio c’erano quattro cc

Il pg aveva chiesto la condanna a 13 anni per i due carabinieri accusati del pestaggio (contestato  l' omicidio preterintenzionale), Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro (in primo grado condannati a 12 anni), e a 4 anni e 6 mesi per il maresciallo Roberto Mandolini (3 anni e sei in primo grado).Per Francesco Tedesco, la richiesta era per l’assoluzione, Tedesco è il militare che con le sue dichiarazioni ha contribuito a fare luce su quanto avvenuto nella caserma Casilina la notte dell'arresto. Ebbene, in generale la corte è andata od inasprire le condanne di primo grado. Ci sono quattro anni di carcere (3 anni e mezzo in assise) per il maresciallo Roberto Mandolini (comandante della stazione Appia dove Cucchi venne portato dopo il pestaggio). La pena è relativa alla compilazione del verbale d’arresto , contenente affermazioni false , del 31enne geometra romano. Confermata, per lo stesso reato di falso, la condanna a due anni e mezzo del carabiniere Francesco Tedesco che in primo grado si era già visto scagionare dall'omicidio preterintenzionale, come è avvenuto nel secondo. Francesco Tedesco subito ritenuto credibile La corte d'assise lo aveva valutato sin dall’avvio, come un teste 'credibile'. "La narrazione" del militare dell'Arma sulle fasi successive all'arresto di Cucchi era stata riscontrata, nel corso del procedimento, da più di un elemento. Nelle motivazioni della sentenza del primo grado si poteva leggere che non solo era intervenuto per "cessare l'azione violenta", impedendo ai colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro di continuare il pestaggio, ma aveva "spiegato in modo comprensibile e ragionevole il suo pregresso silenzio, sottolineando il 'muro' che aveva avuto la certezza gli si fosse parato dinnanzi costituito dalle iniziative dei suoi superiori, dirette a non far emergere l'azione violenta perpetrata ai danni di Cucchi, e a non perseguire la volontà di verificare che cosa fosse realmente accaduto".


Il commento di Ilaria, le lacrime della mamma di Stefano

"Il mio pensiero va a Stefano e ai miei genitori che oggi non sono qui in aula. E' il caro prezzo che hanno pagato in questi anni". Lo detto Ilaria Cucchi commentando la sentenza di appello per il pestaggio del fratello avvenuto nel 2009 a Roma. Intanto l’avvocato della famiglia Cucchi, Stefano Maccioni, ha raccontato che la signora Rita Calore, mamma di Stefano, ha pianto non appena saputo della sentenza, con lui al telefono.


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