Bugonia, trama e recensione del film candidato agli Oscar 2026

Bugonia, trama e recensione del film candidato agli Oscar 2026

Bugonia, trama e recensione del film candidato agli Oscar 2026 Photo Credit: Ansa/Ettore Ferrari


La pellicola ha ottenuto quattro nomination, tra cui miglior Film, migliore attrice protagonista, miglior sceneggiatura non originale e miglior colonna sonora

Ci siamo, tra meno di una settimana scopriremo quali pellicole riusciranno a portare a casa il Premio Oscar 2026 nelle diverse categorie, a partire da quella più ambita, il premio per il miglior film. Per arrivare preparati alla notte di Hollywood e conoscere più da vicino i film candidati proprio nella categoria principale, continuiamo il nostro viaggio alla scoperta delle opere in corsa per il riconoscimento più prestigioso dell’Academy.

Oggi tocca a Bugonia, l’ultimo film di Yorgos Lanthimos presentato all’82esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. La pellicola ha ottenuto quattro nomination, tra cui miglior film, migliore attrice protagonista (Emma Stone), miglior sceneggiatura non originale (Will Tracy) e miglior colonna sonora (Jerskin Fendrix).

BUGONIA, LA TRAMA

Due giovani, entrambi travolti dall’ossessione per teorie complottiste, decidono di rapire la potente amministratrice delegata di una grande azienda. Convinti che lei sia in realtà un’aliena nascosta tra gli umani, con un piano segreto per distruggere il pianeta Terra, i due si immergono in un vortice di paranoia e delirio che li porta a mettere in atto un gesto estremo, incapaci di distinguere ciò che è reale da ciò che nasce dalla loro mente tormentata.

BUGONIA, LA RECENSIONE

Attraverso il suo stile disturbante e visionario, il regista esplora le crepe della mente umana e riflette su una contemporaneità segnata dalla paranoia, dalla sfiducia e dalla solitudine.

Al centro del suo delirio lucido c’è l’essere umano, ormai intrappolato in una realtà che non sa più distinguere dal proprio immaginario distorto, e che forse ha smesso di essere davvero tale. Destabilizzante, eccentrico, grottesco. L’autore mette in scena personaggi che sembrano aver smarrito ogni riferimento emotivo e morale, sospesi in un mondo dove i codici relazionali sono distorti o completamente assenti.

L’umanità che ci mostra è fragile, svuotata, spesso incapace di provare empatia, come se il processo di disumanizzazione fosse ormai compiuto. Al tempo stesso, questi individui appaiono come alieni: non nel senso fantascientifico del termine, ma come soggetti profondamente estranei alla realtà che li circonda, incapaci di decifrarla o abitarla davvero. In questo senso, Lanthimos trasforma l’alienazione in una chiave di lettura del presente, suggerendo che, forse, oggi l’essere umano e il sentirsi alieno coincidano come due facce della stessa condizione esistenziale. Il finale di Bugonia è travolgente, sconvolgente e profondamente malinconico.

Non offre risposte facili né redenzione, ma lascia lo spettatore immerso in un senso di inquietudine che si sedimenta lentamente.

È qui che il film colpisce più duro: ci costringe a guardarci allo specchio, a interrogarci su cosa siamo diventati come esseri umani, su quanto abbiamo fallito nel custodire ciò che ci rende davvero tali. Allo stesso tempo, emerge con forza il ruolo silenzioso ma decisivo della natura, non come sfondo passivo, ma come presenza viva, quasi giudicante. In un mondo dove l’uomo si è fatto alieno alla propria umanità e al pianeta che lo ospita, Bugonia sembra chiederci se non sia già troppo tardi per tornare indietro.

Ancora una volta, il regista greco sfida le convenzioni del racconto, mescolando ironia, inquietudine e immaginazione. Ma soprattutto ci ricorda, con grande razionalità, che a volte il vero mostro non viene da un altro mondo, ma abita proprio il nostro volto riflesso.

POSSIBILITÀ DI VITTORIA

Delle quattro nomination ottenute dal film di Lanthimos, non è da escludere che possa uscire dalla cerimonia anche senza conquistare alcuna statuetta.

Un’eventualità che non dipenderebbe certo da demeriti della pellicola, quanto piuttosto dall’altissimo livello dei titoli con cui si trova a gareggiare. La competizione, infatti, si presenta particolarmente serrata e in questo contesto, anche opere solide e apprezzate rischiano di rimanere a mani vuote, semplicemente perché inserite in un’annata cinematografica di grande qualità.

Inoltre, di contro, Bugonia è stato praticamente snobbato all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e anche questo ne riduce ulteriormente le quotazioni per una eventuale vittoria. Anche Emma Stone, già vincitrice di ben due premi Oscar (uno dei quali proprio con un film di Lanthimos), quest’anno non sembra avere alcuna speranza.



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