Boom degli interventi di efficientamento energetico, +514% da inizio 2021 ma per famiglie agiate

Boom degli interventi di efficientamento energetico, +514% da inizio 2021 ma per famiglie agiate

Boom degli interventi di efficientamento energetico, +514% da inizio 2021 ma per famiglie agiate


Nell'Italia del superbonus la precarietà energetica è un fenomeno in costante crescita che colpisce due milioni di famiglie

Da inizio 2021 gli interventi di efficientamento energetico degli edifici sono cresciuti del 514% ma hanno interessato le categorie di famiglie più agiate, procedendo a ritmi troppo lenti nell'edilizia pubblica e, soprattutto, nelle periferie. Altrettanto lenti, se non del tutto inesistenti, gli strumenti per facilitare l'accesso agli incentivi delle famiglie in difficoltà, non in grado di sostenere i costi extra bonus. Lo sostiene Legambiente.

Il rapporto di Legambiente

Nell'Italia del superbonus. infatti, la precarietà energetica è un fenomeno in costante crescita che colpisce oltre due milioni di famiglie: a incidere particolarmente sui loro bilanci è la spesa termica, che può arrivare, in casi eccezionali, a superare i 3mila euro annui. Lo rileva il terzo rapporto di "Civico 5.0: edizione edilizia popolare" di Legambiente. "Il Superbonus al 110%, che potrebbe giocare un grande ruolo nell'efficientamento degli edifici e dunque nel miglioramento della qualità dell'ambiente e della vita dei cittadini - spiega Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente - è utile per far partire i cantieri e dare sollievo al comparto edile, non altrettanto nel ridurre i consumi, dato che per accedervi è richiesto il salto di sole due classi energetiche, e ancor meno nella riduzione dei gas climalteranti e nell'innovazione del settore. Mancano interventi e politiche focalizzati sugli edifici con residenti in povertà energetica, senza dimenticare scuole e uffici dove i processi sono più lenti''.


Le criticità

Ma quali sono le criticità che impediscono il boom degli interventi di efficientamento degli edifici? La prima, per Legambiente, è legata alla durata del Superbonus, a oggi prorogata fino al 2023, un lasso di tempo giudicato "insufficiente" dall'associazione, così come "insufficiente" è il salto di due classi di livello energetico richiesto per accedere alla misura, mentre rappresenta un nonsense l'accesso agli incentivi anche per l'installazione di caldaie a gas. Poi, i tempi e i numeri della pubblica amministrazione, spesso priva di personale idoneo a seguire i processi innovativi, le opportunità per il terzo settore e per i beni confiscati alle mafie. Emerge poi la difficoltà di realizzare gli interventi previsti dal Superbonus a causa della mancanza di attestati di conformità amministrativa, difficili da reperire persino in casi in cui si siano stati realizzati interventi minori.

Gli strumenti finanziari

Altra criticità riguarda la strutturazione degli strumenti finanziari connessi alla cessione del credito, con situazioni molto differenziate in termini di percentuali di anticipazioni riconosciute, asseverazioni assicurative, costi aggiuntivi, servizi integrati: un'offerta a tutto vantaggio dei ceti medi e più ricchi, in grado di anticipare parte delle spese nelle fasi iniziali e durante le opere di manutenzione. Infine, la capacità di offerta del sistema delle imprese, sia di costruzione sia di fornitura dei materiali: sono tante, infatti, le aziende che denunciano carenza di figure tecniche e di operai specializzati, preparati su nuove tecniche, materiali e gestione.


Le proposte di Legambiente

Proroga del Superbonus almeno fino al 2025; legare l'accesso all'incentivo a una riduzione dei consumi energetici di almeno il 50% o al raggiungimento della classe A; no a incentivazione di sistemi alimentati da fonti fossili; semplificare iter burocratici; creare un fondo di credito a tasso agevolato per le famiglie in difficoltà, rateizzando la spesa in 10 anni e ripagandola con il risparmio dei consumi energetici; pianificazione coordinata; migliorare la capacità di offerta del sistema imprese; dare priorità all'edilizia residenziale pubblica e ai quartieri disagiati; allargare l'incentivo agli edifici privi d'impianti, permettendo l'accesso anche a riqualificazioni energetiche realizzate in alloggi senza sistemi di riscaldamento, con impianti non fissi come le caldaie a gas, molto frequenti al Sud e in abitazioni occupate da persone in difficoltà; di rafforzare il ruolo di regia e controllo del Governo

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