Bimbo Napoli, Carlo Pace Napoleone, il cardiochirurgo nel team di esperti, a RTL 102.5: “Anche all’estero impossibile cambiare la situazione”

Bimbo Napoli, Carlo Pace Napoleone, il cardiochirurgo nel team di esperti, a RTL 102.5: “Anche all’estero impossibile cambiare la situazione”

Bimbo Napoli, Carlo Pace Napoleone, il cardiochirurgo nel team di esperti, a RTL 102.5: “Anche all’estero impossibile cambiare la situazione” Photo Credit: ANSA/Alessandro Di Marco


Carlo Pace Napoleone, direttore della struttura complessa di cardiochirurgia pediatrica all'ospedale infantile Regina Margherita di Torino, interviene a RTL 102.5

Carlo Pace Napoleone, direttore della struttura complessa di cardiochirurgia pediatrica all'ospedale infantile Regina Margherita di Torino, interviene a RTL 102.5 in merito alla situazione del bambino di due anni, che a dicembre ha subito un trapianto di cuore danneggiato all'ospedale Monaldi di Napoli. All’interno di Non Stop News, con Enrico Galletti, Massimo Lo Nigro, Giusi Legrenzi e Lucrezia Bernardo.


IL LAVORO DELLA NUOVA TASK FORCE DI MEDICI

«Siamo andati tutti quanti al Monaldi da varie città d'Italia e abbiamo incontrato i nostri colleghi della cardiologia, della cardiochirurgia, dell'anestesia e gli specialisti che hanno seguito questa triste vicenda e che ci hanno mostrato tutta la documentazione clinica, strumentale ed esami per raccontarci il decorso del piccolo paziente durante questi due mesi post trapianto. Da lì ci siamo fatti un'idea che c'erano delle grosse difficoltà per il paziente ad affrontare un successivo trapianto, nello specifico si era verificata, ad una TAC eseguita qualche giorno fa, la comparsa di una emorragia cerebrale ancora piccola, ma che in una situazione in cui il paziente fosse stato rioperato, con la circolazione extracorporea avrebbe avuto la possibilità di espandersi e quindi di creare un grosso danno al cervello. Inoltre i polmoni che non hanno respirato, hanno respirato poco durante questo periodo, hanno subito anche in questo caso un danno importante e lo specialista pneumologo era molto scettico sulla possibilità che riprendessero a funzionare. Nella serata dell'altro ieri, c'era stata una crisi settica, quindi le condizioni del bimbo sono ulteriormente scadute. Abbiamo visitato il paziente per essere proprio certi di poter dare un giudizio assolutamente credibile di fuori di qualunque ragionevole dubbio e anche proprio le condizioni cliniche del paziente, abbiamo ripetuto l'ecocardiografia in diretta, così non avrebbe sicuramente potuto sopportare un intervento a cuore aperto».


L’IPOTESI DI OPERARE IL PICCOLO DOMENICO ALL’ESTERO

«Guardi, la sanità italiana ha tanti problemi e non è sicuramente questo il momento di esprimerli, ma credo che la professionalità, non parlo per me, ma quantomeno parlo per i miei colleghi, la professionalità di noi che siamo stati lì sia assolutamente paragonabile a quella che si può trovare in altri paesi, dove l'organizzazione, dove le risorse, dove i macchinari eccetera magari sono anche migliori, ma il concetto è che la bacchetta magica, il miracolo purtroppo non lo fa nessuno. Non lo fa nessuno né in Italia, né negli Stati Uniti, né in Germania o in Inghilterra, per cui io credo che se alla mamma rimane questo retropensiero che faccia pure, perché poi secondo me oltre a curare il bimbo che purtroppo non avrà un futuro, bisogna curare anche chi rimane e quindi se lei ritiene che questa cosa possa alleviarla, alleviare il suo futuro, dove lei è certa di aver fatto tutto quanto, che lo faccia pure, ma ritengo che illuderla, che si possa far qualcosa, sia assolutamente fuori luogo».


PER QUANTO DOMENICO PUÒ RESTARE IN QUESTA SITUAZIONE

«La macchina gira, quindi teoricamente ancora tanto tempo, poi bisogna chiedersi se abbia senso tutto questo. Io credo che nel momento in cui non c'è più nulla da fare, e questo purtroppo abbiamo dovuto ammetterlo nella giornata di ieri, sia corretto anche cercare di dare una dignità anche alla fine del bambino, alla morte del bambino e quindi probabilmente evitare di sottoporre il bambino e la famiglia ad uno strazio troppo prolungato, però questo lo decideranno i colleghi del Monaldi».


LA CATENA DI ERRORI COMMESSI

«Mi fa piacere poter chiarire alcuni aspetti, allora l'errore fondamentale è stato l'utilizzo di ghiaccio secco. Per quale motivo sia stato utilizzato il ghiaccio secco non glielo so dire, perché non è proprio a disposizione nelle sale operatorie, si utilizza per la conservazione dei tessuti e delle valvole cardiache nelle banche delle valvole, ma non esiste il ghiaccio secco in sale operatoria, quindi come sia entrato non glielo so dire. L'errore è quello, il contenitore è il contenitore che è stato utilizzato negli ultimi 30 anni per fare i trapianti, quello che conserva l'organo, al di là della soluzione cardioplegica che viene iniettata nelle coronarie, è il freddo e il freddo viene garantito dal ghiaccio, dal ghiaccio normale, il ghiaccio del frigorifero, del freezer come dire, che viene messo in questo contenitore che non è altro che un box frigorifero e il cuore viene diciamo con determinate accortezze viene messo in questo ghiaccio ed è il freddo che lo mantiene ad una temperatura che va tra i 4 e gli 8 gradi che lo conserva. Il contenitore è quello che è stato usato negli ultimi trent’anni, adesso ne esistono di nuovi che hanno la temperatura che si vede all'esterno e li stiamo diciamo sostituendo progressivamente in tutti quanti i centri, però il contenitore che è stato utilizzato non era assolutamente fuori luogo, è quello che si è usato con successo negli ultimi trent’anni. L'altra cosa che vorrei chiarire è che nel momento in cui il cuore, il momento in cui è partita la macchina del trapianto, quindi i colleghi stanno tornando indietro con il cuore, non si ferma più niente, il professionista che stava eseguendo il trapianto al Monaldi doveva essere già pronto con il paziente in circolazione extracorporea nel momento in cui il cuore entra dentro l'ospedale, non si possono perdere neanche dei minuti. Quindi a quel punto lui giustamente quando ha visto che il cuore era congelato, non era né bruciato né abbrustolito né carbonizzato, era soltanto congelato, lo ha sottoposto a una procedura di scongelamento come si fa con i tessuti che normalmente si possono utilizzare durante l'intervento e correttamente lo ha impiantato perché nessuno poteva sapere quanto fosse stato danneggiato, mentre il cuore che aveva il paziente prima e che era stato espiantato eravamo sicuri che fosse un cuore che non si sarebbe più ripreso, che era un cuore che altrimenti non sarebbe stata posta l'indicazione al trapianto. Il collega correttamente, in maniera assolutamente condivisibile, ha impiantato il nuovo organo perché nessuno poteva sapere se fosse stato danneggiato o meno».



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