Berlusconi, domani i funerali di Stato, ma Forza Italia è sotto shock: il rischio è “liberi tutti”

Berlusconi, domani i funerali di Stato, ma Forza Italia è sotto shock: il rischio è “liberi tutti”

Berlusconi, domani i funerali di Stato, ma Forza Italia è sotto shock: il rischio è “liberi tutti”


Avanza l’ipotesi di una "tregua armata", ovvero una gestione più collegiale possibile sino alle elezioni Europee: potrebbe essere l'unica strada per sopravvivere e rafforzare il pilastro moderato e popolare, come forza autonoma, nel centrodestra italiano

Camera e Senato fermano le votazioni per alcuni giorni. La morte di Silvio Berlusconi e la partecipazione di tanti parlamentari ai funerali che si svolgeranno domani a Milano hanno portato alla decisione, nel corso delle due conferenze dei capigruppo che si sono tenute oggi a Montecitorio e Palazzo Madama, di interrompere i lavori di Aule e Commissioni. La settimana prossima il Senato ha già previsto la commemorazione dell'ex premier, martedì 20 alle 15. Poi ci sarà anche alla Camera ma la data è ancora in via di definizione. Già da ieri era stato il gruppo di Forza Italia a Montecitorio a chiedere che venisse sospesa la convocazione dell'assemblea. Oggi è stato stabilito che non si terranno votazioni fino alla prossima settimana, anche se giovedì la seduta è prevista per la discussione generale di alcune mozioni in materia di pensioni minime. Anche le Commissioni si fermeranno per due giorni. A Palazzo Madama invece sospensione dell'Aula fino alla prossima settimana, mentre la Commissione Affari sociali tornerà a riunirsi giovedì per completare l'esame del dl lavoro atteso in Aula martedì prossimo.


Fi

Intanto la parola d'ordine dentro Forza Italia è "stop panic": bisogna assolutamente fermare il clima di smarrimento che rischia di travolgere tutto il partito, poche ore dopo la morte del suo padre fondatore. Anzi, proprio mentre da tutto il mondo arrivano riconoscimenti alla figura del Cavaliere, è il momento di reagire uniti, con forza, per andare avanti. Insomma, nei prossimi giorni e nei prossimi mesi la sfida comune sarà quella di dimostrare con i fatti che il presunto dogma, quello che secondo cui senza Berlusconi non esiste Forza Italia, è appunto tutto da dimostrare. Poi, dopo le Europee, si faranno i conti. Anche se Matteo Renzi sintetizza il suo punto di vista: "Berlusconi non può avere delfini o successori". Ma al di là dei buoni propositi, l'umore resta pesantissimo. E guardando al futuro, c'è chi teme che il partito azzurro possa subire una diaspora.


Titanic

C'è chi evoca un clima da Titanic, da "chi si salvi chi può", prevedendo che tanti non vedono l'ora di mettersi in salvo saltando nelle scialuppe messe a disposizione da Fratelli d'Italia, magari creando quel partito unico del centrodestra, quel partito repubblicano, che lo stesso Cavaliere aveva immaginato negli ultimi anni della sua vita. Qualcun altro potrebbe pensare di ingrossare le fila della Lega. Anche Matteo Renzi oggettivamente si candida a raccogliere un pezzo dell'elettorato azzurro, quello più moderato, più liberale, meno incline a essere subordinato a un asse sovranista. Ma sono solo ipotesi. Per ora, nessuno intende parlare. A poche ore dalla scomparsa del Presidente: almeno sino al funerale di stato di domani, nessuno intende nemmeno lontanamente proporre scenari, avanzare ipotesi sul futuro della creatura politica immaginato e creato da Silvio Berlusconi.


I dubbi

Ma lontano dai taccuini, emergono i dubbi e le incognite che già da mesi dominano le menti e i cuori di tanti azzurri. C'è il nodo dei finanziamenti: al riguardo la famiglia da tempo ha dato ampie garanzie ma il futuro resta una incognita. E chissà se Mediaset avrà a cuore i destini del partito azzurro o se raggiungerà un accordo direttamente con Giorgia Meloni. Stesso discorso vale ovviamente per il simbolo. Un’altra grande incognita è anche nella gestione del partito: certamente il coordinatore nazionale Antonio Tajani avrà il compito di interpretare al meglio la sua leadership. Ma anche qui resta l'incognita di una gestione senza la supervisione di Berlusconi. Detto questo, pare che al momento a nessuno interessi arrivare a un redde rationem, che finirebbe per indebolire il potere contrattuale del partito in Parlamento come nel governo. Semmai una "tregua armata", una gestione più collegiale possibile sino alle Europee, potrebbe essere l'unica strada per sopravvivere e rafforzare il pilastro popolare e moderato, in una forza autonoma, nel centrodestra italiano.

 


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