Aifa, i numeri tra vaccinati e guariti avvicinano l’immunizzazione. Pediatri preoccupati casi nei bambini

Aifa, i numeri tra vaccinati e guariti avvicinano l’immunizzazione. Pediatri preoccupati casi nei bambini

Aifa, i numeri tra vaccinati e guariti avvicinano l’immunizzazione. Pediatri preoccupati casi nei bambini


I numeri che certificano un rallentamento della curva e che fanno ipotizzare che il Paese abbia toccato il picco. Ma dall’altro l’allarme dei pediatri per la fascia 5/11 anni. I dati Agenas

Tra vaccinazioni e infezione naturale, ci stiamo avvicinando verso quella che è un'immunizzazione della popolazione umana" lo ha detto Giorgio Palù, presidente dell'Aifa, l’Agenzia del farmaco italiana. Il ragionamento di Palù è chiaro "Il virus prima o dopo finisce per diventare endemico; e questo lo si acquisisce o per selezione naturale, perchè il virus non ha interesse a uccidere l'ospite, o perchè aumentano le difese immunitarie". I pediatri, intanto, guardano con preoccupazione all’aumento dei ricoveri dei bambini sotto gli 11 anni per i quali -ricordano- è disponibile un vaccino sicuro ed efficace. L’Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, parla di terapie intensive stabili al 17%, in calo in 6 regioni ma in crescita in 5 regioni.

PEDIATRI, 400 RICOVERI 5-11ENNI ULTIMI 7 GIORNI

La presidente della Società italiana di pediatra (Sip), Annamaria Staiano, sottolinea l’aumento dei ricoveri nei bambini tra 5 e 11 anni -sono ben 400 sugli 834 complessivi per la popolazione under 19- e rimarca l'importanza della vaccinazione per proteggere i più piccoli anche dal rischio di ricoveri. "Attualmente solo il 7% dei 3.656.069 bambini italiani tra i 5 e gli 11 anni ha completato il ciclo vaccinale anti-Covid con due dosi e il 27% è stato immunizzato con la prima dose, ma più di 2 milioni e mezzo di bambini non hanno ancora ricevuto alcuna protezione" spiega Rocco Russo, responsabile tavolo tecnico vaccinazioni della Società italiana di pediatria (Sip). Da qui l’appello ai genitori.

OMS. IL BILANCIO DUE ANNI DOPO

E' tempo di bilanci, a due anni dall'inizio della pandemia, La variante Omicron di Sars-CoV-2 spiega il direttore dell'Oms Europa, Hans Henri Kluge "sta sostituendo Delta con una velocità senza precedenti". E sebbene sembri causare malattie molto meno gravi rispetto a Delta, "stiamo ancora assistendo a un rapido aumento dei ricoveri, a causa dell'ampio numero di contagi. A questo si aggiunge il carico che deriva dalla precedente variante Delta, che non è stato del tutto superato, e anche l'elevato numero di ricoveri incidentali. Fortunatamente, i ricoveri con Omicron finiscono molto meno frequentemente con la terapia intensiva. Come previsto, la maggior parte delle persone che necessitano di cure intensive in tutta la regione europea non sono vaccinate". E il bilancio non può prescindere da quello che Kluge definisce “inaccettabile costo umano: ogni singola ora dall'inizio della pandemia, 99 persone nella regione europea hanno perso la vita a causa di Covid-19. Piangiamo gli oltre 1,7 milioni di persone che non sono più con noi".

KLUGE (OMS), NON E' FINITA MA NUOVA FASE, PRESTO PER ABBASSARE GUARDIA

La pandemia di Covid-19 è tutt'altro che finita ma "due anni dopo potremmo entrare in una nuova fase con una plausibile speranza di stabilizzazione, anche se è troppo presto per abbassare la guardia" parola del direttore dell'Oms Europa, Kluge. Dunque non si può parlare ancora di fine pandemia, ma Kluge spera in uno stop dell’emergenza perchè urge recuperare prestazioni saltate e liste attesa per malattie diverse dal Covid. Poi guardando al futuro Kluge aggiunge "Questa pandemia come tutte le altre finirà, ma è troppo presto per rilassarsi. Tuttavia con una forte sorveglianza e monitoraggio di queste nuove varianti; un'elevata diffusione della vaccinazione e delle terze dosi e un accesso equo e a costi abbordabili agli antivirali; e ancora con test mirati, la protezione dei gruppi ad alto rischio con mascherine di alta qualità e il distanziamento fisico se e quando appare una nuova variante, io credo che una nuova ondata potrebbe non richiedere più il ritorno ai lockdown totali per tutta la popolazione dell'era della pandemia, o a misure simili".


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